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Juventus-Barcellona 2-2
 
Anche la seconda amichevole della tournée americana della Juventus, giocata nel cuore della notte, è finita in archivio.
Rispetto all’esordio contro i messicani del Chivas, questo è stato un impegno decisamente più testante e severo per la Vecchia Signora contro il nuovo Barcellona di Xavi che dopo qualche anno di sconforto e disorientamento sembra aver rimboccato la strada giusta per tornare ad essere competitivo in Spagna ed in Europa.
E’ terminata 2 a 2 la sfida, con le doppiette di Kean da una parte e di Dembélé dall’altra; per una buona mezz’ora è stata anche una partita quasi vera con dei ritmi accettabili e si sono viste, soprattutto in casa Juve, tante cose da evidenziare.
 
Di Maria incanta, Alex Sandro shock, Bonucci ma come difendi?
 
La prima, senza alcun dubbio, è l’importanza già notevole all’interno del gioco juventino della presenza di Di Maria. Il suo svariare in attacco alla ricerca della giocata decisiva, creando costanti situazioni di pericolo per la difesa avversaria, sono proprio quello di cui aveva bisogno la Juventus per rompere la monotonia del gioco di Allegri.
Non ci stancheremo mai di sperare che “El Fideo” decida di restare in bianconero ben oltre la stagione da “turista” concordata perché vederlo giocare è veramente uno spettacolo.
La seconda, e questa non è sicuramente una novità, è che la fase difensiva juventina, soprattutto a sinistra, non è da grande squadra. Non per gettare la croce subito addosso ad Alex Sandro ma nell’aver fatto apparire Dembélé improvvisamente come un nuovo George Best ci sono tantissime sue responsabilità, supportato ovviamente anche dai mancati raddoppi difensivi.
Gli ingressi di Bremer e Gatti sicuramente daranno una grande mano per risollevare il reparto, anche perché non so quanto riusciremo ancora a sopportare di vedere Bonucci che difende girandosi all’indietro, ma ad oggi la difesa della Juve è una grande incognita.
 
Kean, risposta a Morata…e Firmino
 
Un’altra cosa sicuramente da evidenziare della sfida contro il Barcellona, al di là della doppietta realizzata, è la prestazione di Moise Kean, finalmente estremamente positiva.
Una risposta del calciatore italiano a tutte quelle voci di mercato che lo vogliono fuori dal progetto bianconero e che ogni giorno accostano al reparto offensivo un nome diverso.
Si va da Martial a Werner passando ovviamente al ritorno di Morata, costante di mercato della Juventus degli ultimi anni.
Oggi poi è il turno di Roberto Firmino, vicinissimo a quanto scrive il Corriere dello Sport a diventare un nuovo giocatore della Juventus.
Aspettiamo quindi di vedere chi arriverà come vice-Vlahovic anche se vedendo le difficoltà bianconere in difesa e la mancata protezione del reparto difensivo stesso da parte del centrocampo la priorità dovrebbe averla l’acquisto di un mediano di contenimento con anche capacità di impostazione.
Tutti indizi che portano indubbiamente verso un obiettivo dichiarato ovvero quello di Leandro Paredes, calciatore argentino che per caratteristiche di gioco e capacità di adattamento al calcio italiano sarebbe perfetto per riportare equilibrio nell’11 titolare della Juventus di Allegri.
In questo momento la sua trattativa dovrebbe avere codice rosso, anche e soprattutto alla luce del recente infortunio di Pogba che riporta subito il centrocampo della Juve ai livelli medio/bassi dello scorso anno.
 
Pogba come Dybala, serve tempo e fortuna
 
Aver perso subito Pogba è una botta per l’entusiasmo in casa bianconera e anche per il gioco, ma sicuramente meglio averlo fermo ai box adesso che nelle fasi decisive della stagione.
Sicuramente un episodio sfortunato anche se purtroppo i numeri del francese degli ultimi anni viaggiano proprio in questa direzione; il suo ingaggio è chiaramente un rischio calcolato in tal senso.
Un destino beffardo che lo accomuna a Dybala, non solo per lo stesso anno di nascita (il 1993), il passaggio della maglia numero 10 in bianconero e la grande amicizia tra i due.
Entrambi negli ultimi anni, per via dei numerosi infortuni, hanno perso continuità e rendimento essendo costretti ad accettare degli ingaggi notevolmente ridotti a quello che percepivano o richiedevano nel recente passato.
Ingaggi e costi chiaramente ribassati ma che includono al loro interno un grande rischio ovvero la propensione all’infortunio. Sarebbe sciocco non considerare anche questa variabile e prendersela solo con la sfortuna poi.
Se Pogba oggi non percepisce o chiede più quei 20 milioni di euro l’anno che richiedeva per lui il compianto Raiola solo qualche tempo fa è perché negli ultimi 3 anni il “Polpo” ha passato quasi più tempo in infermeria che in campo.
Se Dybala è stato “costretto” a ripartire dalla Roma è perché dopo Sarri e dopo il Covid non è più riuscito a trovare continuità, con una serie impressionante di infortuni.
Chi decide di assumere un calciatore che viene da questo pregresso deve avere ben in mente il rischio che l’operazione si porta dietro. Una grande scommessa.
E’ un’operazione giusta, stimolante, perché se recuperi totalmente il giocatore avrai poi un fenomeno in squadra che sposterà sicuramente gli equilibri della Serie A.
Ma se le soste ai box si dovessero riproporre invece non te la potrai prendere con la sfortuna perché al netto degli infortuni il Manchester United avrebbe fatto di tutto per tenersi Pogba e la Juventus avrebbe fatto di tutto per rinnovare Dybala. E’ un rischio calcolato, quindi, ma bisogna essere onesti nei giudizi.
@stefanodiscreti