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Juve incompleta, roulette Pogba. Il tradizionale raduno di Villar Perosa, bloccato dall’emergenza Covid negli anni precedenti, ha riportato una boccata di entusiasmo nell’ambiente bianconero.
Il gesto di Bonucci, verso lo storico ex capitano Giuseppe Furino, è stato sicuramente il momento più toccante e bello di tutto il pomeriggio; finalmente qualcosa di veramente juventino a far sembrare anche che nel calcio moderno sempre più schiavo del dio denaro vi sia ancora un piccolo spazio ancora per i sentimentalismi.
Manca poco più di una settimana all’inizio del nuovo campionato di Serie A e la Juventus non è ancora evidentemente pronta.
Né da un punto di vista dell’organico né da un punto di vista tattico.
L’infortunio di Pogba ha cambiato tutto.
La sua scelta rischiosissima di privilegiare il mondiale e la Francia rispetto alla salute e alla Juventus stessa condizionerà indiscutibilmente tutto il 2022/2023 bianconero perché senza Pogba non è nemmeno chiaro come Allegri vorrà schierare in campo la Vecchia Signora.
La sua assenza unita a quella di McKennie crea un buco importante nella zona nevralgica del campo che se sommata all’atavica insufficienza della fascia sinistra difensiva apre a nuovi scenari tattici per cercare di limitare i danni, perlomeno in partenza.
Un altro avvio disastroso come quello dell’anno scorso sarebbe letale per tutti, soprattutto per Allegri.
Bisogna trovare quindi in fretta delle alternative, anche perché con Vlahovic in ritardo di condizione e Chiesa ancora out, senza più Morata e Dybala, il peso dell’attacco bianconero sembra essersi posato interamente sulle spalle del nuovo acquisto Di Maria, che sarà pure un fenomeno ma ricordiamo sempre che ha 34 anni.
 
Servono almeno 3 innesti TOP - Manca evidentemente un’alternativa offensiva, anche si decidesse di rinnovare la fiducia a Kean come vice Vlahovic. Manca chiaramente il sostituto di Morata, ovvero quel tipo di giocatore offensivo che può occupare sia il centro che la fascia.
Per questo la dirigenza bianconera è tornata prepotentemente su Kostic, obiettivo juventino dichiarato già ad inizio mercato. 
Kostic non è ovviamente un attaccante ma bensì un esterno offensivo che potrebbe consentire a Chiesa di recuperare dall'infortunio senza fretta dando in futuro il cambio a Di Maria quando quest’ultimo dovrà necessariamente rifiatare.
L’alternativa in attacco è Muriel, non certo un’ala pura come Kostic, ma uno che nel corso degli anni ha dimostrato di essere letale quando subentra dalla panchina a gara in corso.
Mancano poi almeno 2 rinforzi di spessore a centrocampo. Uno è già stato individuato da tempo ed è una vecchia conoscenza del campionato italiano ovvero Paredes del PSG. Paredes sarebbe sicuramente un ottimo rinforzo ma non è chiaramente un top player.
Come va giudicato il suo eventuale arrivo?
Tutto dipende da Pogba. Perché se la terapia conservativa di Pogba darà i suoi effetti positivi, con Pogba e Paredes il centrocampo bianconero sarebbe notevolmente rinforzato.
Se invece come sono in molti a temere, la roulette scelta dal “Polpo” di rischiare il tutto per tutto pur di andare al mondiale porterà ulteriori complicazioni in futuro, è evidente che il solo Paredes non può bastare come colpo.
E allora a quel punto serve necessariamente un vero top Player, uno che in Italia sposti gli equilibri, così come lo faceva Dybala quando era in condizione. Serve un Milinkovic Savic a tutti i costi ma come ben sappiamo trattare con Lotito non è mai facile, soprattutto se non si dispone della liquidità necessaria nel breve termine. Inutile provare ad inserire contropartite e dilazioni di pagamento.
Tutto ruota quindi intorno a Pogba. Non è ancora cominciata la stagione ufficiale della Juventus e già ci troviamo dinanzi a scelte difficilissime che possono condizionarla per intero.
Perché senza Pogba non sono i Kostic, i Muriel o i Paredes che ti cambiano una squadra. Con Pogba invece sono la giusta ciliegina sulla torta.
Agosto e Settembre saranno già decisivi in tal senso
 
Elkann, ora sono 38 scudetti? - Piccola considerazione finale in merito alle dichiarazioni di John Elkann rilasciate a margine del raduno di ieri in cui ha rivendicato nuovamente il numero degli scudetti vinti da parte della Juventus; “38 scudetti” pronunciato con orgoglio e messo in ben evidenza tra l'altro allo Stadium in tutte le partite casalinghe.
Peccato però che nel 2006 la famiglia, che quest’anno compirà i 100 anni di proprietà della Juventus, non ha mosso un solo dito in difesa della Juventus liquidando rapidamente Moggi, Giraudo e Bettega e lasciando il procedimento sommario nelle mani dell’avvocato Zaccone.
Fossero stati ancora in vita l’avvocato Chiusano, Umberto Agnelli e soprattutto il compianto avvocato Gianni Agnelli mai avrebbero avallato una strategia difensiva suicida di quel tipo.
Se oggi, a distanza di anni, si parla ancora di sentenza ingiusta, di scudetti di “cartone”, di prescrizione ed altro è solamente grazie a tutti quegli imputati che non si sono arresi e non certo per merito di chi oggi rivendica 38 scudetti.
@stefanodiscreti