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Ciro Ferrara ha ragione, ma ce l'ha pure Del Neri. E io sto con Del Neri. La Juventus ha gli stessi punti dell'anno scorso e siamo soltanto alla pausa natalizia. Ma Luigi Del Neri ha risposto come meglio non poteva all'ex difensore: sul campo. La differenza tra le due Juve? Quando il tecnico napoletano fu confermato sulla panchina bianconera, ci si aspettava moltissimo. Il mercato estivo aveva portato Felipe Melo e soprattutto Diego: i tifosi hanno cominciato a pensare in grande. A Pinzolo, a metà luglio, c'era il delirio in piazza per salutare la squadra durante la presentazione ufficiale. La sete di trofei era diventata arsura e le sensazioni erano buone. Tutto l'ambiente ha cominciato a pensare allo scudetto come un traguardo più che probabile. Finalmente! Dopo tre stagioni passate tra serie B e il ritorno in Europa c'era una spasmodica voglia di vincere qualcosa. E il connubio tra un grande del passato bianconero e i campioni che avevano resistito allo tsunami sembrava perfetto. Sembrava un segno del destino. Tutto l'ambiente si sentiva pronto per fare i salto di qualità. Anche le cinque vittorie nelle prime cinque giornate non avevano fatto altro che rinfocolare la scintilla, scatenando un incendio. Ma poi s'è sfasciato tutto.

La squadra s'è montata la testa. Soprattutto per colpa di Ferrara, incapace come allenatore perché totalmente inesperto e troppo amico dei giocatori. Difficile tenere a bada uno spogliatoio quando fino al giorno prima eri il compagno di squadra del 90% dei giocatori. Difficile conquistare l'autorità necessaria per affrontare i momenti bui di una stagione. A quel punto lo spogliatoio è diventato una polveriera e ognuno ha guardato al proprio orticello piuttosto che al bene della squadra. La sciagurata scelta di Zaccheroni ha fatto il resto. Quando Del Neri è arrivato, invece, era tutta un'altra cosa. C'era finalmente un progetto calcistico con capo e coda. La società di corso Galileo Ferraris era tornata nelle mani della famiglia Agnelli. Andrea, in perfetto stile Juve, ha fatto un repulisti totale. Via le mele marce, via l'80% della squadra, via Alessio Secco, via Roberto Bettega. Basta giocare con l'affetto dei tifosi. Si rischia il ridicolo. Finalmente arriva Beppe Marotta, un dirigente che mastica calcio da decenni, capace di fare da tramite tra tecnico e spogliatoio. Una figura che negli anni precedenti era mancata. Un direttore generale capace di rifondare una squadra in tre mesi, senza nemmeno spendere troppo. Basti pensare a quanti soldi ha buttato via la Signora sotto la gestione Blanc-Secco: c'è da rabbrividire.

Ma soprattutto si è partiti a fari spenti, con i piedi per terra e senza illudere i tifosi. 'Questo è l'anno zero', il messaggio subliminare lanciato dalla nuova Juve. E zitti zitti i bianconeri hanno cominciato a lavorare a testa bassa, remando tutti quanti dalla stessa parte. I giocatori, senza più alibi, hanno pensato: 'O quest’anno o mai più'. Dobbiamo rifarci una reputazione, sotto il 'regno' di Del Neri e Marotta, due grandi motivatori. Hanno lavorato soprattutto sulla testa prima che sulle gambe, rigenerando giocatori ormai smarriti e creando uno spirito di gruppo ormai sopito da troppi anni. Questa Juve ha gli stessi punti di quando c'era Ferrara, ma ha maggiore spessore caratteriale. Questo il Del Neri pensiero. Amen! Nient'altro da aggiungere. Altra mentalità, altra personalità, tutt'altro modo di giocare a calcio. Soprattutto c'è un'idea di gioco e un grande spirito di squadra. Peccato per l'eliminazione dall’Europa League. I due pareggi contro Lech Poznan e Salisburgo sono arrivati nel periodo di rodaggio. L'ex tecnico della Sampdoria non era ancora riuscito a dare la sua impronta alla squadra e i meccanismi (sia tattici che mentali) non erano ancora rodati. Bastava incontrare le due squadre un paio di settimane dopo e sarebbe stata tutta un'altra musica. Sperando di sentire, il prossimo anno, di nuovo quella della Champions. Lo scudetto? Basterebbe rimanere incollati alla capolista fino alla fine. Sarebbe una grande soddisfazione e un successone per Agnelli, Del Neri e Marotta. Che hanno già fatto molto finora per la Juve: gli hanno ridato dignità.