123
Nuova sosta per le nazionali, tempo di un primo bilancio (parziale) di stagione. E’ una Juventus che in termini di risultati ha continuato il trend positivo degli anni passati. Più volte interpellato in questo periodo in radio e tv ho posto questa domanda provocatoria: “Se qualcuno si fosse addormentato il 26 maggio 2019 (giorno dell’ultima panchina bianconera di Massimiliano Allegri) e risvegliato nel mese di ottobre (dopo l’altra sosta per le nazionali), si sarebbe accorto che nel frattempo è cambiato l’allenatore della Juventus?”. Decisamente no. Nell’ultimo mese vi è stata un’evidente fase di regresso in cui la Vecchia Signora ha mostrato un (non) gioco non adeguato alle attese. Sono arrivate comunque quasi tutte vittorie  ma esclusivamente per la giocata dei singoli e quasi sempre per opera dei subentranti dalla panchina, quasi a voler ribadire (come capitava anche negli anni scorsi) che questa squadra vince per la forza della rosa e non per una vera identità tattica ben definita.

Da cosa dipende questo “ritardo”? Non è evidentemente ancora la Juve di Sarri, intelligente nel prolungare nel suo primo anno la Juve di Allegri così come quest’ultimo aveva fatto nel suo primo anno gestendo a suo vantaggio i benefici dell’era Conte. Colpa dell’allenatore o dello “strano” mercato effettuato dalla coppia Paratici-Nedved nella scorsa estate? Così, a caldo, ci viene da scegliere indiscutibilmente la seconda ipotesi.
 
MERCATO ININFLUENTE - Ad oggi, infatti, il mercato è risultato praticamente ininfluente per perfezionare la squadra. Il migliore in assoluto, tra quelli che non c’erano l’anno scorso, è sicuramente Gonzalo Higuain, un cavallo di ritorno rimasto però alla base solamente perché ha rifiutato la cessione praticamente ovunque. Dei veri nuovi acquisti solo De Ligt e Ramsey si possono considerare un fattore, ma entrambi per diversi motivi ancora non hanno influito in maniera determinante. Il rendimento di De Ligt è sicuramente inferiore a quello garantito da Chiellini negli anni passati ma il difensore olandese è giovanissimo e va lasciato crescere in pace senza mettergli addosso inutili pressioni per l’esoso costo del cartellino (ed ingaggio) pagato per il suo acquisto. Ramsey invece ha dimostrato che potrebbe essere quel valore aggiunto a centrocampo, proprio nel settore meno competitivo a livello internazionale della Juventus, ma purtroppo le sue condizioni fisiche sono spesso precarie e non consentono sino in fondo di poterci puntare ad occhi chiusi.

Dagli altri acquisti la Vecchia Signora ha ricevuto davvero ben poco. Demiral, dopo un promettente esordio durante le amichevoli estive, è praticamente sparito, schiacciato probabilmente anche dalle questioni politiche che l’hanno visto protagonista. Danilo ha confermato di esser solo un buon difensore (sulla linea di De Sciglio ma con un ingaggio troppo alto per il suo reale valore), ma senza il rendimento top di Cuadrado nel nuovo ruolo oggi staremmo sicuramente rimpiangendo le prestazioni di Cancelo. Rabiot infine ha confermato di esser un ottimo rincalzo che può sicuramente apportare un miglioramento qualitativo nella zona nevralgica del campo, ma non è un fenomeno che cambia il reparto e lo stipendio (anche il suo) non è assolutamente proporzionato al reale valore.
 
LE PROSPETTIVE -  Fatte queste doverose considerazioni, va quindi elogiata l’intelligenza di Sarri che, constatando che la dirigenza bianconera non è riuscita a costruirgli una squadra modellata in base alle sue determinate caratteristiche di gioco, si sta adattando, dimostrando di non esser un mono-schematico, continuando a vincere sfruttando i benefici (e le “tradizioni”) del passato. Se praticamente la sua idea si è vista solo in tre spezzoni di partite sino ad ora (un’ora contro il Napoli, un tempo a Madrid e un’ora a Milano contro l’Inter di Conte), se dobbiamo proprio scegliere un colpevole per questo aspetto ad oggi è sicuramente più colpa della dirigenza (per lo scorso mercato) che sua. Questa Juve non è ancora la squadra di Sarri e probabilmente quest’anno, salvo sporadiche occasioni come quelle appena citate, non la vedremo proprio. Si stanno ponendo le basi per costruirla nel corso della prossima estate (a gennaio è difficile ipotizzare cambi decisivi che possano modificare in maniera importante soprattutto il centrocampo) ma servirà un mercato totalmente differente. Non una ricerca frenetica di plusvalenze e parametri zero ma una caccia esclusiva per interpreti specifici indicati dall’allenatore.