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Non è un paese per la Champions
 
Archiviati gli ottavi di finale di Champions League con la certificazione del fallimento del calcio italiano bisogna porsi sicuramente qualche domanda in merito.
Diciamolo, Atalanta e Lazio non erano partite per arrivare sino in fondo nella competizione ma certamente nella doppia sfida rispettivamente contro Real Madrid e Bayern Monaco ci si attendeva qualcosa di più, perlomeno una resistenza più coraggiosa. Niente di tutto questo invece, i due ottavi di finale sono stati praticamente a senso unico senza mai mettere in dubbio la qualificazione delle due super potenze europee.
Diverso e netto era già stato in precedenza il fallimento dell’Inter di Conte già nei gironi di qualificazione, praticamente una disfatta assoluta.
Perlomeno però Antonio Conte, dall’alto della sua esperienza, approfittando del rodaggio tecnico in casa bianconera ha tratto assoluto vantaggio dal suo ennesimo fallimento europeo puntando tutto sul campionato con gli esiti che, emergenza COVID-19 a parte, sono sotto gli occhi di tutti: lo scudetto 2020/2021 lo può perdere ormai solo l’Inter.
 
Avanti con Pirlo?
 
E la Juventus?
La squadra bianconera è stata l’unica compagine eliminata agli ottavi di finale da prima del girone.
Già questo dato evidenzia il fallimento della Juve di Pirlo.
Se poi entriamo nel dettaglio ed andiamo ad evidenziare che in 3 tempi regolamentari su 4 il Porto ha dominato nettamente la Vecchia Signora meritando il passaggio del turno (nonostante la partita di ritorno giocata per un’ora in inferiorità numerica…) ci troviamo dinanzi ad una verità inequivocabile:
Andrea Pirlo non (è) era ancora pronto per allenare la Juventus.
La scelta coraggiosa di Agnelli è costata carissima ai bianconeri che dopo 9 anni di trionfi consecutivi quest’anno quasi sicuramente si ritroveranno senza scudetto.
Non solo quindi un evidente fallimento europeo, la peggiore eliminazione della Juve in Champions dai tempi di Antonio Conte, ma anche un grande ridimensionamento in campionato determinato soprattutto dall’apprendistato della prima fase bianconera di Pirlo in cui sono stati gettati via tantissimi punti per via dell’inesperienza del proprio allenatore.
Cosa fare però adesso con Pirlo? Sono in molti a domandarselo da più parti, in tanti lo vorrebbero già a casa.
Ma avrebbe senso questo?
Aver quasi praticamente “sprecato” un anno per crescersi in casa l’allenatore e poi mandarlo via sarebbe quanto di più sbagliato possibile si potrebbe fare. Perlomeno nelle attuali condizioni.
Una seconda occasione, impostando magari un mercato congeniale alle sue idee e non basato sulla casualità come capitato negli ultimi anni con Paratici e Nedved, ad oggi sembra meritarla.
A meno di una disfatta da qui a fine stagione quindi è giusto concedergli una seconda chance anche per giustificare il sacrificio dello scudetto che ad allenatori invertiti tra Inter e Juventus non sarebbe mai stato possibile.
A dirla tutta anche con un Allegri o un Sarri seduti ancora sulla panchina bianconera difficilmente sarebbe sfuggito il decimo.
Cambiando sempre d’altronde e troppo spesso peggiorando la condizione precedente prima o poi doveva capitare.
@stefanodiscreti