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Gli striscioni comparsi all'Olimpico in occasione di Roma-Napoli contro la mamma di Ciro Esposito sono luridi. E contro il luridume è tempo di dire basta. Il luridume del razzismo: certa gente riesce ad essere razzista anche con i bambini di 11 anni. Il luridume di chi infanga i morti di Superga. A Firenze per Fiorentina–Juve non si sono fatti mancare nulla: Scirea, Pessotto, Heysel. E' tempo di dire basta. E' tempo che la Federazione faccia la Federazione. Quando allo stadio compaiono certi striscioni la partita va fermata. I colpevoli individuati. Non è possibile giocare nel luridume. Gli interessi della Lega e delle società non possono venire prima della civile convivenza. I “luridi” vanno cacciati dagli stadi. Vanno smascherati. Vanno punti. Lo capiscano una buona volta i magistrati ipergarantisti: garantiscono il luridume. Lo capisca il ministro dell'Interno: contro i luridi un daspo non basta. Pazienza se a rimetterci saranno anche le società. Chi ha fatto entrare quegli striscioni all' Olimpico è complice della barbarie. Complice il servizio di sicurezza. Complici le istituzioni. Nessuno ha dimenticato l'infame trattativa con Genny a' Carogna. E' tempo di dire basta: chiudere una curva non è sufficiente. Si squalifichi lo stadio “colpevole“. Spiace per il signor Pallotta che è persona perbene e che lo ha dimostrato scusandosi con la signora Esposito. Ma quei tifosi, luridi, vanno estirpati: sono una peste. Magistratura e forze dell'ordine facciano quanto devono. Le leggi ci sono: basta nascondersi dietro all'inadeguatezza delle medesime. Si applichino quelle che ci sono. Quegli striscioni meritano la galera.
  
LA DIVERSITA' DELLA JUVENTUS - Sarà un mese duro e speciale. La Juventus si gioca la stagione. Allegri comunque ha già vinto la sua scommessa: portare equilibrio e nuovo entusiasmo ad un ambiente sazio dopo tre scudetti consecutivi e due Supercoppe. Non era facile, anche per le note, iniziali, difficoltà ambientali. Nondimeno Allegri ha lavorato con saggezza. Ha parlato poco, non ha fatto proclami. Ora è chiamato alla sintesi. Lo scudetto a nove giornate dal termine e con 14 punti di vantaggio può solo perderlo. Alcune defezioni pesano e – dovessero protrarsi - peseranno. Ma la nuova dimensione della Juve è questa: giocare senza Buffon, Pirlo, Pogba, Tevez, lo svizzero, Asamoah, Barzagli (sia pure, quest'ultimo, per scelta tecnica) e sbancare Firenze. Una prova di forza. Una gara preparata stupendamente. Ma questo Matri è lo stesso che a Milano e a Firenze non la beccava mai? Serviva una impresa per ribaltare il risultato di Torino: la Juve l'ha fatta. Con Pereyra migliore in campo e al secondo centro in due gare, ora si attendono i gol di Vidal e Marchisio: servono. Juve in finale di Coppa Italia: giocherà per la Decima e per vincerla. Credo che dopo Dortmund la Juve abbia svoltato. Che la Dea assista Madama nella salute. In questo momento la sfortuna sembra l'avversario più temibile.

Dopo Parma, il Monaco. Che con due pareggi nelle ultime gare di campionato non sta vivendo un gran momento. Oggettivamente - sulla carta - la Juventus nell'urna di Nyon ha pescato bene. Ma la banda del Principato è buona formazione, con alcuni talenti, che gioca un calcio intelligente: soprattutto che non avendo il favore del pronostico potrà affrontare il doppio mach senza pressioni. A Torino la Juventus dovrà metterne dentro un paio e non subirne, per poter affrontare il ritorno senza affanni. Dovesse scollinare il turno, presumibilmente, in una eventuale semifinale, la Juventus sarebbe chiamata a difendere l'onore. Bayern, Barcellona, Real e Atletico (quest'ultimo per l'organizzazione) sono oggettivamente di altro spessore. Ma questa Juventus può essere una rogna per tutti. E io non credo - dovesse arrivare la semifinale - che nessuna delle possibili avversarie stapperebbe champagne trovandola nell'urna. Una Juventus al completo fa paura a tutti .

Triplete è parola da abolire. Ma sarebbe fantastico dover costringere la Federazione a spostare la data delle finalissima della Coppa Italia prevista per il 7 di giugno. Il giorno prima il calendario prevede una finale di ben altro prestigio. E quello di  Berlino è uno stadio che al calcio italiano - come noto - ha portato bene.
     
Proprio nell'incertezza stimolante di un mese infuocato la Juventus conferma - da decine di indizi- la propria diversità in un calcio (nostrano) in declino. 

La Juventus è l'unica (al momento) società a poter usufruire di uno stadio di proprietà. L'unica ad avere un progetto finanziario in grado di potenziare il brand e il fatturato. Altri si stanno muovendo: ma in ritardo, spesso neppure ai preliminari.

La Juventus è l'unica società di vertice ad essere garantita (e da oltre cento anni) dalla medesima famiglia, dalla medesima proprietà. Il mondo è globalizzato, ma che questa proprietà sia italiana, torinese, per una società di Torino, non è irrilevante. Anche perché è la Juventus con i suoi  giocatori ad essere – ancora - la principale fornitrice della Nazionale. La Roma è in mano agli americani. L'Inter a un indonesiano. Il Milan sta perfezionando la cessione  del pacchetto di maggioranza a un gruppo asiatico. Confortano le posizioni di Napoli, Fiorentina, Udinese, Sassuolo. Da verificare quella della Sampdoria. In sempiterno divenire quelle di Genoa e Palermo. Il resto della serie A balla tra sopravvivenza e baratro (retrocessione) anche se le due veronesi sembrano avere risorse umane e societarie in grado di garantirne la “ permanenza “. Non considero la posizione della Lazio: società, peraltro, ben gestita, ma anche una società che da oltre un decennio compete in regime finanziario privilegiato. E che potrà rateizzare i pregressi debiti ancora per molte stagioni .  

Ha pubblicato Tuttosport uno studio sulle società più seguite in televisione dai tifosi. La Juventus è in vetta. E tra le prime venti gare della stagione, in dieci è presente la Juventus. Al tradizionale bacino nazionale di tifosi oscillante tra e i 10 e i 12 milioni, si è aggiunto appeal internazionale. Tra i tifosi e tra gli addetti ai lavori. Oggi la Juventus è un punto d'arrivo per i calciatori, non un transito. La Juve compra, raramente vende. Ci vorrà ancora qualche tempo per arrivare in vetta all'Europa. Ma la strada è tracciata. E la Juventus è salita su una Renegade in grado di macinare molti chilometri. Ci arriverà. 
  

L'HENRY DI AGNELLI - "La Juventus con il suo ricorso al Tar e la sua richiesta danni per  443 milioni non ha speranze". Parole e musica del presidente federale Carlo Tavecchio. Nondimeno sul passo, Tavecchio è nervoso: da tempo blandisce, invoca, minaccia. Chiede che Andrea Agnelli, ritiri quella richiesta. "Dopo" - ha spiegato Tavecchio - si può discutere di tutto. Degli scudetti da restituire. Di riforme. Forse persino di una cena con Charlize Theron. Ma “dopo“. Quella richiesta non lo fa dormire tranquillo. La Federazione quei soldi non li ha. Se il Tar dovesse accoglierla la Federazione dovrebbe dichiarare bancarotta.

Prima considerazione: se uno ritiene di avere buone carte va a “vedere“. 

Seconda considerazione. La Federazione è dentro a un fortino. Ha soldati, provviste, munizioni. Ma i suoi fucili sono a un colpo. Soprattutto la Federazione non ha libertà di movimento. Se tenta una sortita, arrischia. Può difendersi e provare a resistere. Agnelli capeggia una banda di Apache. Ha libertà di movimento ma soprattutto è armato di fucili Henry. Inventato da B.Tyler Henry,  questo fucile a ripetizione, simile al winchester spesso compare nei film western.  Fucile in dotazione - per la prima volta - ad alcuni reparti nordisti durante la Guerra di Secessione. Dicevano i sudisti: “ Quel maledetto fucile yankee che comincia a sparare il lunedì e finisce alla domenica“. L''Henry era speciale perché disponeva di quindici colpi nel caricatore: una rivoluzione.

Terza considerazione. Rivoluzionaria è anche la richiesta danni della Juventus alla Federazione. Non è detto che gli Henry di Agnelli bastino per espugnare il ridotto di Tavecchio. Ma le chances ci sono. Il nervosismo del “bananero“ lo conferma. Vuole davvero Agnelli far fallire la Federazione? Ne dubito. Ma quegli Henry sono una minaccia. A patto che Agnelli non faccia l'errore di scaricarli. Come dicono nel Sahara: “Vedere moneta, dare cammello “. Prima la restituzione degli scudetti. Prima l'incenerimento di quello di cartone. E dopo, la consegna dei fucili. Io di uno come Tavecchio non mi fiderei:  neppure firmasse un impegno davanti a un notaio.  La restituzione dei “cammelli“ ristabilirebbe da un punto di vista numerico, le giuste proporzioni. Quelle sancite dal campo.  

GLI ARBITRI MASSACRATI - A Telelombardia, Fabio Ravezzani ha invitato alcuni degli arbitri accusati (per nove anni) di indicibili nefandezze e alla fine (dopo aver rinunciato alla prescrizione ) assolti. Dopo due ore di trasmissione sono uscite storie di uomini. Storie di vite rovinate. Mi ha raccontato Ravezzani che uno di quegli arbitri,  durante una pausa pubblicitaria si è messo a piangere, dopo aver ricordato l'odissea patita dalla sua famiglia. A questi arbitri qualcuno dovrebbe chiedere scusa. A questi arbitri dovrebbe essere concesso un risarcimento. La Federazione attenderà le motivazioni della sentenza di Napoli. Ma già da adesso dovrebbe programmare. Il torto che hanno subito quegli arbitri è immane. Le conseguenze sul piano umano e  professionale non quantificabili. La Federazione non metta la testa sotto la sabbia. La sua credibilità in questo momento e sotto lo zero. Faccia qualche cosa di decente: chieda scusa. E risarcisca.   
I GOL DI MARIO SCONCERTI - E' in libreria “Storia del gol“ (Mondadori) fatica di Mario Sconcerti che con puntualità analizza le reti, i giocatori, le squadre, le situazioni . Lo consiglio. Mi permetto di  segnalare a Mario un gol di Sivori contro la “sua“ Fiorentina (dell'esordiente Albertosi) a Torino. Gara che vidi ragazzino con mio padre accanto in tribuna.

Palla al limite dell'area, ne scarta tre in un fazzoletto, non trova lo spazio per il tiro e allora si gira con una veronica  e calcia. Ma sulla traiettoria c'è un gigliato. Il  tiro è forte, la palla rimbalza sulla fronte dell'avversario che copre la porta  e rotola verso Omar che nel frattempo è finito a terra. E da terra, senza appoggio, l'indio uncina e sbatte nell'angolo alla sinistra del portiere. E' visibile sul web su Dalymotion all'interno di una clip dedicata a El Cabezon. Minuto 3.41. Se Mario non l'ha mai visto, lo potrà gustare: lo merita .  

Resta l'analisi che di Sivori fa Sconcerti. Una delle migliori che mi sia mai capitato di leggere. Scrive, tra l'altro, Sconcerti: “Sivori non aveva niente in meno di Pelè o di Maradona. Gli mancarono la televisione e una nazionale competitiva per essere consacrato a quei livelli“. Condivido. In realtà la Nazionale, Omar l'aveva avuta. Quella argentina. Il trio degli “angeli con la faccia sporca“, Maschio, Angelillo e Sivori aveva surclassato in amichevole il Brasile nel quale ancora non giocava Pelè. Maschio era il cervello, Angelillo il centravanti che anticipava Van Basten e che Stabile considerava il migliore al mondo nel ruolo. E poi c'era Sivori, l'erede di  Renato Cesarini, l'uomo dai gol impossibili, il toreador che a una rete preferiva un tunnel. Avessero giocato assieme in Svezia avrebbero potuto - forse - ambire alla Rimet. Ma essendo venuti in Italia, la Federazione argentina non ne volle sapere di schierarli ai Campionati del Mondo. Credo comunque che il destino mediatico di Sivori si sia compiuto una notte al Bernabeu in un quarto di finale di Coppa Campioni, come allora si chiamava: la Juventus in maglia nera e con Charles in mediana vinse uno a zero contro il Real di Stefano, prima squadra italiana a farlo. I blancos avevano vinto con un gol della Saeta Rubia all'andata a Torino. Sivori a Madrid ebbe anche la palla del 2-0 che avrebbe qualificato la Juventus, ma la fallì. Si andò alla bella al Parco dei Principi a Parigi. Il Real era più forte. E l'arbitro (un francese che poi sarebbe stato radiato ) consentì a Pachin marcatore di Sivori ogni brutalità. Vinse il Real 3-1  Avesse vinto a Madrid, la Juventus aveva la possibilità di finire in finale. Per Sivori, l'attenzione mediatica di cui scrive Sconcerti nel suo bel saggio.  
 
RISPOSTE AI LETTORI  - Un ringraziamento a quanti hanno apprezzato il mio precedente articolo. E una precisazione: nella precedente tornata, alcuni post dei lettori sono spariti. Altri non sono passati. Non vi è stata da parte della direzione , né da parte mia, alcuna censura. Solo un virus che ha falcidiato gli scritti. Capita.   

A Andrea the Original:  E' vero. L'uomo è così. La polemica gli è connaturata. Ma onestamente, al primo anno di Juve, fece comodo alla società avere uno senza peli sulla lingua. Conte è stato ricambiato dalla Juventus durante i mesi nel box , per Scommessopoli. Un distacco ? Auspicabile. Ma sarà difficile. Conte non è Boniek. Certe personalità juventine restano. Alcune , come quella di Conte, risultano ingombranti . Se andrà al Milan, temo che le cose peggioreranno. 

A Van Bersi 99: Più che da Meyer io sono rimasto impressionato da Sanè. Le cifre non sono il mio mestiere. Quindi non riesco a dare una valutazione alle sue ipotesi . Zaza è già preso : e io spero abbiano preso bene. Perché con Matri , Llorente e Coman in uscita, Zaza andrà a fare il vice Morata. E trovare un alter ego di Tevez ( sempre che resti, altrimenti ce ne vorranno due )  non sarà facile. Io porterei a Torino, Berardi. Sento che la Juve sta cercando di prendere Bernadeschi. Ho una convinzione : Berardi a destra, Morata in mezzo, Bernadeschi a sinistra . Con un bomber mobile e due ali vere in grado di attaccare, difendere, rifinire, andare in gol. Per un attacco, in un  4-3-3, di grande  prospettiva. Ho detto , prospettiva : Chiaro che per restare al vertice servono i Tevez. Che la Dea ci conservi l'Apache. 

A Triplete 1:  C'è la mia foto e la mia firma in testa all'articolo.  

A Kkmi:  Lei è il tipo di antijuventino ironico. E soprattutto educato.

A Bell'intenditore:  Lei invece sembra un patetico caso umano . 

A Antony 63: Forse Moggi non aveva alternative. Ma è indubbio che aver accettato la prescrizione abbia tolto frecce al suo arco difensivo. Lo ripeto: una sana autocritica da parte sua toglierebbe alibi a quanti continuano a trincerarsi dietro alle opacità di una vicenda che (in attesa delle motivazioni)  neppure la Cassazione ha chiarito. Sono convinto che molte persone su Calciopoli non abbiano detto tutto quanto sanno. Moggi compreso. Forse il suo annunciato “ libro bomba “ diraderà la nebbia . O forse no. Calciopoli è diventato una sorta di dogma :  credere o meno non è più (e probabilmente non è mai stata) una questione oggettiva quanto soggettiva. I due processi, quello sportivo e quello penale, invece che chiarire hanno incasinato ulteriormente la situazione. Sarebbe opportuna da parte della Federazione, l'istituzione di una commissione d'inchiesta su Calciopoli. Non accadrà. Inevitabilmente una tale commissione dovrebbe andare ad aprire gli armadi- non solo dei Moggi , Giraudo, Bergamo, Pairetto e Mazzini già sufficientemente spalancati - ma di tanti altri.  Con un presidente come Carlo Tavecchio questo non accadrà. Dal suo armadio sta uscendo una mercanzia senza precedenti. Così variegata da rendere le “banane” solo un nutriente  frutto. 

A Elcabezon: le regole (pubblicitarie e istituzionali) le fanno altri. Nel momento in cui la Juventus si è disposta ad accettare la gara della Nazionale allo Stadium ha dovuto piegarsi alle medesime .Non sono d'accordo sul fatto che Conte non interessi più a nessuno.  Anche se lui , oggi chiama la Juventus,  con molto distacco” il suo passato “ . Il traumatico abbandono è una ferita aperta. Che tale resterà per molto tempo. Ci sono giocatori che finiscono per “ appartenere “ per sempre al club dove sono diventati grandi. Per “ appartenere “ ai tifosi. Vale per Totti e De Rossi alla Roma . E' stato così per Paolo Maldini al Milan. Fu così per Riva al Cagliari, per Rivera al Milan, per Sandro Mazzola, Corso e Suarez all'Inter, per Chinaglia alla  Lazio, per Antognoni alla Fiorentina, per Bulgarelli al Bologna. Per Boniperti, Furino, Del Piero, Buffon alla Juventus. Conte significa Juventus : non il contrario. Il ct della Nazionale avrebbe dovuto ricordarsene quando dopo due giorni di ritiro ha lasciato il club.