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Goran l’Eterno ce l’ha fatta. A 37 anni, dopo aver vinto tutto ciò che era possibile a livello di club, il Principe di Macedonia è diventato Re anche con la sua nazionale. La promessa solenne fatta da Pandev al suo popolo si è trasformata in realtà ai piedi del Caucaso, all’estrema periferia di quell’Europa che si appresta ad accogliere nella sua élite anche questo piccolo frammento di Jugosfera. Nell’uggiosa notte di Tbilisi la falange di Igor Angelovski ha abbattuto la legione georgiana, riscrivendo la storia del proprio giovane paese. E non solo a livello sportivo. La prima partecipazione ad un grande evento calcistico internazionale è un traguardo che a Skopje e dintorni è già entrato nei libri scolastici, pronto per essere tramandato alle future generazioni. Con Pandev destinato a diventare il profeta di un’impresa degna del Grande Alessandro, il macedone più illustre di sempre.
 
Ma se la paternità del più famoso condottiero dell’antichità classica è da tempo materia di contesa con i vicini greci, quella del nuovo eroe nazionale non è affatto in discussione. Pandev è indubitabilmente macedone e l’orgoglioso attaccamento alle proprie radici è dimostrato dalla longevità di una carriera spinta ben oltre l’età della pensione calcistica proprio per inseguire una chimera della cui esistenza in troppi dubitavano. Come un sovrano illuminato, Goran non ha tenuto tutta la gloria per sé, autobeatificandosi dei successi raggiunti nel corso di una carriera lunga e vincente. Ha preferito condividerla con la sua gente, proseguendo un esilio in terra straniera cominciato da adolescente e dimostrando ancora una volta come niente sia impossibile, almeno su un campo da calcio. Andando contro le ingiurie del tempo e dell’anagrafe si è messo sulle spalle il vessillo con l’antico simbolo del Sole di Verginski e con esso è partito all’assalto di un’utopia, dandogli sostanza.
 
Oggi il suo popolo esulta, tributando al suo nuovo re l’apoteosi che merita. E a Skopje c’è chi giura che accanto al contestato monumento equestre dedicato implicitamente ad Alessandro e al suo Bucefalo presto sorgerà un’altra statua. Quella di Goran l’Eterno.