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Senza fatica e con il calcio che Conte ama. L’Inter è in semifinale di Europa League, stasera saprà con chi tra Shakhtar e Basilea (probabile i primi), ma guarda avanti dove vede che il Manchester United, favorito secondo gli allibratori, ha faticato a battere il Copenaghen (Bruno Fernanda su rigore al 4’ del primo supplementare). Ho guardato spezzoni anche di quella partita e se c’è da dire che il Copenaghen è stato salvato almeno in cinque occasioni dal proprio portiere Johnson, va anche precisato che la difesa dello United ha concesso come non avrebbe dovuto. Ammesso e non concesso che Solskjaer, il più scarso tra gli allenatori del globo, arrivi fino in fondo, io non credo che vincerà

Se, dunque, non posso e non voglio tirare conclusioni affrettate, ho comunque la sensazione che  l’Inter abbia la concreta possibilità di conquistare un trofeo continentale a dieci anni dal Triplete e Conte possa trionfare per la prima volta in EuropaLe ragioni sono tre: l’Inter è in forma, l’Inter ha energie fisiche e soprattutto mentali, l’Inter ha una qualità di gioco e di soluzioni che la fa preferire a tutti. Peccato per l’infortunio di Sanchez (non credo possa recuperare in fretta), ma Lautaro per me ha fatto una buona partita perchè si è messo a disposizione della squadra. 

L’Inter ha costruito la qualificazione alla semifinale nei primi venti minuti di partita, segnando due reti (Barella e Lukaku), sfiorando altri gol con gli stessi due marcatori e vedendosi negare un calcio di rigore (braccio di Sinkgraven) che l’arbitro aveva inizialmente concesso. Devo ammettere che a me la decisione finale, dopo consulto con il Var, è sembrata del tutto corretta, ma anche un episodio apparentemente marginale testimonia della capacità dell’Inter di andare spesso in area per creare situazioni pericolose. Peccato che il Bayer Leverkusen, catastrofico in difesa e inefficace nelle marcature preventive, avesse trovato la via del gol al 25’ (Havertz dopo uno-due con con Volland) riaprendo una partita che sembrava sotto il totale dominio interista. 


Conte, che ha schierato il convincente 3-5-2 con gli stessi interpreti delle ultime partite, ha ordinato un pressing feroce fin dall’inizio che ha mandato in tilt i tedeschi, oberati non solo nelle uscite palla al piede, ma anche nei controlli più elementari. Tuttavia l’azione del primo vantaggio nerazzurra è stata un inno alla manovra corale con Young che ha allungato gli avversari con un lancio, sul quale Martinez si è esibito in un colpo di tacco smarcante, sempre a beneficio di Young, bravo a rigiocar palla su Lukaku che ha fatto quel che sa. Cioè girarsi e tentare il tiro (questa volta respinto), è arrivato Barella e di esterno destro ha messo nell’angolo. Più essenziale il secondo gol che, comunque, è stato originato ancora da Young, svelto a trovare  Lukaku in mezzo all’area. Il centravanti prima ha difeso palla mettendoci il fisico statuario, poi ha fatto perno sull’avversario Tapsoba e ha girato in rete. 

Sembrava una partita facile e, se non facile, comoda. Tanto che ancora a Lukaku è capitata l’occasione per fare il 3-0, ma il suo tiro è stato respinto da Hradecky. Niente di grave. Però il Leverkusen ha rimesso fuori la testa, grazie alla forza dei suoi esterni, trovando il gol dell’1-2. In verità, nella realizzazione di Havertz, gli esterni non c’entrano nulla. C’entra, invece, la dabbenaggine della difesa interista che ha consentito il dialogo stretto Havertz-Volland-Havertz in un’area che avrebbe dovuto essere diversamente presidiata. Da qui in avanti non è nata un’altra partita, perché l’Inter ha continuato a condurla giocando, ma  si è lasciata la porta aperta ad un possibilità, anche fortuita, che il Leverkusen tornasse in parità. 

Conte non ha sbagliato i cambi (non gli succede quasi mai), ma le modalità. Inserire Sanchez per Lautaro e Eriksen per Gagliardini (oltre a Moses per D’Ambrosio), ha permesso ai nerazzurri di creare un paio di occasioni che avrebbero meritato miglior sorte (due grandi parate di Hradecky su Sanchez e Moses), ma è stata una colpa non poter sostituire il cileno quando si è infortunato al flessore. Le cosiddette finestre per i cambi erano già state utilizzate e così Sanchez è rimasto in campo zoppicando.

Un capitolo a parte meritano i rigori non concessi. Del primo ho detto, sul secondo - ad un minuto dalla fine - ancora l’arbitro Del Cerro Grande ha visto un fallo di Bellarabi su Eriksen. Decisione chiara e giusta, ma invalidata dal Var che ha colto un tocco di mano di Barella da terra
Scrivere che l’Inter ha sofferto un mini assalto finale sarebbe falso. Ritenere che andasse chiusa prima è invece doveroso. Proprio perchè, in gara secca, tutto può accadere, le partite vanno  sigillate senza remore. Come la prossima (Shakhtar o Basilea) che vale un posto in finale.


IL TABELLINO
Inter-Leverkusen 2-1

Gol: 15’ Barella (I), 21’ Lukaku (I), 25’ Havertz (L)

Assist: 21’ Young (I)

Inter: Handanovic; Godin, de Vrij, Bastoni (dal 39’ s.t. Skriniar); D’Ambrosio (dal 14’ s.t. Moses), Barella, Brozovic, Gagliardini (dal 14’ s.t. Eriksen), Young; Lukaku, Lautaro (dal 19’ s.t. Sanchez)

Leverkusen: Hradecky;  L. Bender, Tah, Tapsoba, Sinkgraven (dal 23’ s.t. Wendell); Palacios (dal 14’ s.t. Bailey), Baumgartlinger (dal 23’ s.t. Amiri); Havertz, Demirbay, Diaby; Volland (dal 40 s.t. Bellarabi).

Ammoniti: D’Ambrosio (I), Sinkgraven (L), Bender (L), Barella (I)

Espulsi:

Arbitro: Carlos Del Cerro Grande