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Fra la prima squadra del campionato italiano e la seconda della Premier inglese non ci sono due gol di differenza, ma la differenza c’è. Il Liverpool è superiore per uomini e impianto di gioco, ha un’intensità alta e prolungata, dispone di una panchina più lunga e qualitativa e, in ultima analisi, ha maggiore spietatezza sotto porta. Solo così si spiega la sconfitta (0-2) di ieri sera a San Siro che, al novanta per cento, significa eliminazione dell’Inter dalla Champions League quando sono appena cominciati gli ottavi.

IN PALLA - Dispiace perché, fino al 75’, la partita è stata equilibrata, l’Inter non è stata mai in balìa dell’avversario, nel periodo di maggiore sofferenza ha colpito una traversa con Calhanoglu e poi ha saputo crescere progressivamente, fino a dominare nella parte iniziale della ripresa. E’ mancato il gol, quello che Lautaro non trova più e quello che Perisic ha cercato di propiziare con le sua sgroppate sulla sinistra, mettendo in gravi ambasce Alexander-Arnold, giocatore di grande forza fisica e di piede educato, ma tatticamente carente soprattutto nella fase difensiva. Nel rivisitare la partita non possono sfuggire due particolari di grande importanza. Il primo: il Liverpool ha segnato due gol sugli sviluppi di altrettanti calci da fermo, un angolo e una punizione. Il secondo: a sbloccare il risultato, quando mancava solo un quarto d’ora alla fine, è stato il panchinaro (si fa per dire) Firmino che all’intervallo aveva preso il posto di Diogo Jota. Questo significa che nei palloni alti e vaganti in area, la difesa nerazzurra non è stata attenta e che l’organico del Liverpool ha una qualità infinitamente superiore a quello dell’Inter. Infatti, quando all’ora di gioco (59’), Jurgen Klopp ha capito che bisognava cambiare ritmo, tornare a vincere i contrasti e ributtarsi nella metacampo avversaria, ha fatto altri tre cambi, oltre a quello di Firmino. Fuori Sadio Manè, Elliott e Fabinho; dentro Luis Diaz, Henderson e Keita. Simone Inzaghi ha replicato con Sanchez per Martinez e a molti - me compreso - era sembrata una sostituzione che avrebbe potuto far svoltare la partita dalla parte dell’Inter. Invece, pur dopo alcune azioni che hanno testimoniato quanto fosse valido il palleggio dei nerazzurri per uscire dal pressing degli inglesi, la squadra di Inzaghi è stata trafitta su calcio d’angolo. A batterlo è andato Robertson, Firmino ha attaccato il primo palo e ha girato di testa su quello più lontano. Grave l’indecisione di Bastoni che non solo ha perso l’avversario facendosi anticipare, ma non è nemmeno riuscito a sbilanciarlo con la forza del suo corpo.

QUARTI COMPROMESSI - Da lì in avanti, sia perché mancava poco alla fine, sia perché lo svantaggio si è piantato come una coltellata sulle carni della squadra, c’è stata poca partita e qualche sporadica occasione. Se De Vrij ha salvato, subito dopo lo 0-1, su Salah, non ha saputo scagliar via una palla (82’) rimessa in area da Van Dijk. Il tocco è stato moscio e Salah, girandosi su se stesso, ha depositato in rete. L’Inter ci ha provato fino all’ultimo (tiro alto di Perisic dopo rinvio alla disperata di Thiago Alcantara), ma non era più la squadra ordinata di prima, fiduciosa e insieme consapevole di poter strappare, come minimo, il pareggio. Certo, per qualificarsi sarebbe servita comunque una vittoria in trasferta, ma per lo meno il ritorno sarebbe rimasto aperto. Tuttavia ribadisco quel che tutti già sapevano: il Liverpool è più forte anche se non è straordinario come il Manchester City, la vera favorita per il successo finale in questa Champions. Se lo fosse non avrebbe rischiato così tanto in difesa, come al 15’, quando Perisic ha servito basso all’interno dell’area per l’inserimento di Calhanoglu e il turco ha concluso con un tiro respinto solo dalla traversa, ad Alisson battuto. O come al 52’, quando un grandissimo cambio di campo di Dumfries, ha spalancato la corsia a Perisic per un cross che, avendo superato anche Alisson, chiedeva a Lautaro solo di essere spinto in rete. Martinez, però, non ci è arrivato. Poi ci sono state almeno tre situazioni (ancora per Lautaro, per Vidal e per Dzeko) in cui il pallone non è arrivato al destinatario per un’inezia. Il Liverpool non ha fatto una grande partita, ma un ottimo primo tempo in cui si è visto bene cosa sia il gegenpressig (il pressing alto scalando sempre in avanti), quanto sia importante vincere i contrasti in mezzo al campo, la differenza tra un passaggio preciso e uno approssimativo. Se contiamo le occasioni, però, quasi nessuna, a parte un colpo di testa (14’) e una rovesciata (27’) entrambi di Mané. Tuttavia, a fine primo tempo, era sintomatico lo zero nella casella dei tiri nello specchio della porta di entrambe le squadre. L’impressione palpabile era che avrebbe vinto chi avesse fatto gol per prima. E così è stato. Purtroppo l’Inter si è fermata ad un legno, mentre il Liverpool ha sfruttato i suoi errori.



Inter-Liverpool: 0-2

Marcatori: 30’ s.t. Firmino, 38’ s.t. Salah

Assist: 30’ s.t. Robertson

Inter (3-5-2): Handanovic; Skriniar, de Vrij (dal 42’ s.t. Ranocchia), Bastoni (dal 45’ s.t. Dimarco); Dumfries (dal 42’ s.t. Darmian), Vidal (dal 42’ s.t. Gagliardini), Brozovic, Calhanoglu, Perisic; Dzeko, Lautaro (Dal 25’ s.t. Sanchez).

Liverpool (4-3-3): Alisson; Alexxander-Arnold, Konatè, van Dijk, Robertson; Thiago Alcantara (dal 41’ s.t. Milner), Fabinho (dal 13’ s.t. Henderson), Elliott (dal 13’ s.t. Naby Keita); Salah, Diogo Jota (dal 1’ s.t. Firmino), Mané (dal 13’ s.t. Diaz)

Ammoniti:

Espulsi:

Arbitro: Szymon Marciniak