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Conte lo aveva detto in tempi non sospetti, ancora da allenatore dell’Inter quando, per l’ennesima volta, gli era stato chiesto di fugare i dubbi sul suo futuro. L’ex tecnico, come sua abitudine, era stato chiaro nell’esprimere il desiderio di rimanere. I motivi erano tanti ma su uno in particolare è stato fermo e determinato: aveva creato un gruppo forte, una squadra che giocava a memoria e su cui avrebbe dovuto fare solo qualche aggiustamento. Non voleva “rompere il giocattolo” e, soprattutto, non aveva alcuna voglia di ricominciare ancora da zero. Si era lasciato andare davanti ad un microfono Conte, aveva ammesso che ripartire da capo in un’altra piazza ancora una volta gli avrebbe comportato una fatica e uno stress che non aveva voglia di affrontare.

Conte voleva rimanere all’Inter con la sua squadra, il suo grande lavoro, i suoi risultati e il suo amato gruppo. Non è stato possibile purtroppo per tutti. Si perchè ricominciare di nuovo da zero è uno stress che Conte ha lasciato solo a noi tifosi interisti. Con la cessione di Hakimi per 70 milioni al Psg e con la (temporanea?) defezione di Eriksen, l’Inter ha già perso due pezzi pregiati del centrocampo nonchè titolarissimi della squadra campione d’Italia. Ma la rivoluzione non finisce qui, perchè Young ha già fatto le valigie, mentre Perisic potrebbe prepararle presto. Vecino e Sensi rimangono incognite importanti, così come Vidal che, da uomo di Conte dopo una stagione negativa, potrebbe diventare un vero peso per la squadra e per le casse della società.

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Se, come sembra, anche Perisic lascerà Milano, l’Inter si troverà “orfana” di 3 titolari su 5 del centrocampo tricolore con Barella e Brozovic unici baluardi ancora presenti. Per il croato poi bisognerebbe aprire un altro capitolo. Brozo è sempre stato “sballottato” e messo in discussione nella sua storia interista ma a conti fatti è il giocatore più longevo e più presente (tolto Handanovic ovviamente) degli ultimi anni. Brozovic, pur vivendo in bilico sopra la follia, è sempre stato imprescindibile per ogni allenatore e per ogni compagno.  Il contratto in scadenza nel 2022 non aiuta nella situazione attuale. Il centrocampo è da sempre e per tutti il reparto da cui iniziare a costruire una squadra, è li che si trovano gli equilibri e, ad oggi, nonostante l’acquisto di Calhanoglu questi equilibri l’Inter li sta perdendo.

Ovvio che non ci si possa esimere dal contestualizzare il momento, ma è anche giusto cercare di capire, a livello tecnico e ambientale, come la squadra possa ammortizzare lo “scossone”. Lo schema Conte, soprattutto quando si attaccava o ripartiva a destra, era molto chiaro e leggibile ma difficilmente contrastabile per le avversarie. L’asse Hakimi-Barella-Lukaku era qualcosa di letale, un’arma difficile da disinnescare. In mezzo, Eriksen aveva trovato la sua dimensione dopo mesi di lungo “adattamento” e la squadra aveva capito come girargli intorno e come lasciare che lui fosse il suo faro. Abbiamo perso, per motivi diversi ovviamente, due uomini chiave nello stesso reparto e ci apprestiamo a perderne un altro che, pur non essendo decisivo come gli altri due, aveva dato un equilibrio importante alla fascia mancina sacrificandosi in un ruolo non suo per le vittorie del gruppo.

Starà ora alla società sistemare il reparto e a Inzaghi ridare linfa e equilibrio al cuore della squadra campione in carica. Ma l’appello che faccio a Marotta e Ausilio è quello di sistemare la situazione Brozovic. Il croato è più importante di quello che è sempre stato pensato dalla maggior parte della gente, che lo sottovaluta senza motivo. E’ un giocatore che dà equlibrio, tecnicamente forte,  ha esperienza, segna gol importanti, fa gruppo e i compagni lo adorano. Serve la firma sul rinnovo perchè la tranquillità la deve avere prima lui per darla poi in cambio alla squadra in campo. La nuova Inter prende forma, sarà bello scoprirla giorno dopo giorno ma la malinconia per quella che si è persa purtroppo non mancherà, anche perché era bella da vedere e da godere.