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L’Italia delle donne va di fretta. Due partite e due vittorie, il primato solitario nel girone, la qualificazione agli ottavi raggiunta matematicamente, cinque gol alla Giamaica per una differenza reti che diventa favorevole. 
Per trasformare l’obiettivo minimo (cioè il passaggio del turno) nell’inizio di un sogno, basterà pareggiare con il Brasile e così conquistare il primo posto che significa due cose fondamentali: evitare la parte di tabellone che include Francia e Stati Uniti; affrontare una terza classificata, cioè una squadra teoricamente molto abbordabile, negli ottavi. Il resto seguirà e potrebbe essere più bello e duraturo di quanto umanamente immaginabile. 

L’Italia non ha solo vinto, ma anche disintegrato la Giamaica. Cristiana Girelli ha segnato tre gol, due ne ha fatti Aurora Galli, subentrando al 65’ alla Bergamaschi. L’avversario era poca cosa, ma una Nazionale così forte non pensavamo di averla, anche perché il Brasile contro la Giamaica ne ha fatti solo tre. 
Difesa quasi perfetta. L’anello debole è apparsa Linari (ma sta crescendo), mentre ha dominato Sara Gama, eroica nell’opporre la faccia a una rovesciata di Grey dopo pasticio del portiere Giuliani. 
Manuela Giugliano ha stravinto ogni duello a centrocampo e regalato tre assist (da angolo per il secondo gol di Girelli, da cross per il terzo, su passaggio filtrante per il quinto realizzato da Galli), Cernoia ha recuperato palloni in quantità, Sabatino ha colpito una traversa. 
E Bonansea? Bravissima, solo un gradino sotto Girelli e Giugliano. Barbara ha conquistato il rigore del primo vantaggio e realizzato il 'velo' per il 2-0. Poi ha fatto un lavoro straordinario in fase difensiva (quella che da piccola era riluttante ad eseguire), spremendosi almeno quanto la Bergamaschi. 

Il c.t. Milena Bertolini ha ricominciato dal secondo tempo con l’Australia. Sia perché ha schierato il 4-4-2, sia perché ha messo in campo dal primo minuto tanto Bartoli, esterna bassa a sinistra, quanto Sabatino che ha preso il posto di Ilaria Mauro. 
La compattezza della squadra ha prodotto il possesso palla, oltre che il restringimento degli spazi agli avversari. La Giamaica, senza alcuna variazione nel cercare la profondità per Shaw e Grey, ha finito per sbatterci contro. Ma l’Italia non ha agito in contropiede. Anzi, ha condotto il gioco, ha tenuto l’iniziativa, ha prodtto azioni mirabili sul piano del fraseggio, ha accelerato ogni volta che ne ha ravvisato la possibilità. 

Una grande partita, secondo me, l’ha fatta anche Guagni, brava ad attaccare sull’esterno e a chiudere centralmente per dare una mano a Linari. Bene ha fatto il c.t. a toglierla dopo 57 minuti. La prossima partita, con il Brasile, è fra quattro giorni, c’è meno tempo per recuperare e ancora un risultato da raggiungere. 
In pura teoria le azzurre possono anche perdere per un gol di scarto ed arrivare seconde. Ma un cammino come questo merita il massimo: tre successi su tre ci darebbero una dimensione mai avuta prima e diventeremmo la mina vagante per tutte le altre squadre. Tuttavia anche il pari ci consacrerebbe prime di un girone in cui eravamo considerate la terza forza. 

E’ vero che nel 1991 arrivammo ai quarti e fummo eliminati dalla Norvegia (poi finalista con gli Stati Uniti), ma eravamo agli albori anche della competizione iridata, non c’erano così tante squadre e l’Europa che contava era solo quella del nord (senza l’Inghilterra allora una cenerentola). Adesso siamo in un altro mondo, oltre che in un altro Mondiale. E abbiamo un’altra Italia. Non ci sono stelle inarrivabili (la Morace lo era), ma c’è una squadra che lotta, si batte e si sacrifica su ogni pallone. 
Anche questo è calcio. E finalmente se ne stanno accorgendo tutti.
Domani i dati di ascolto Rai e Sky lo confermeranno.