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E dunque si va agli spareggi. Il Mondiale ce lo giocheremo in 180'. È già successo, vent'anni fa, nel cammino verso Francia '98. Sfidammo la Russia. Ci arrivammo dopo un girone - che a riguardarlo oggi - giocammo persino bene, con ben altro spessore rispetto a quello che ha chiuso l'altra sera in Albania la Nazionale di Ventura. Era il Girone 2, con noi Inghilterra, Polonia, Georgia e Moldavia, passava la prima. Conquistammo 18 punti, 5 vittorie e 3 pareggi, nemmeno una sconfitta. Vincemmo a Wembley, gol di Zola, serata storica, di quelle da cerchietto rosso. Ci costarono caro i due 0-0 in Georgia e Polonia. Pareggiammo anche contro l'Inghilterra, che vinse il girone con 19 punti. Ai playoff ci toccò la Russia: 1-1 in una Mosca innevata, su un campo ridotto alla fanghiglia, 1-0 al San Paolo, gol di Casiraghi. Erano altri tempi, era un'altra Italia. Il campionato consegnava alla Nazionale gli ultimi veri fuoriclasse di quella generazione. La qualità media degli Azzurri era molto alta. La Serie A era molto più competitiva di oggi, la Premier non era ancora il centro dell'Europa - ma si stava attrezzando per farlo.

Erano quelli gli anni - i '90 - che in Europa avevano visto le nostre squadre dominare. Dal 1992 al 1999 le squadre italiane avevano fatto man bassa dell'allora Coppa Uefa (Inter e Parma due volte a testa, poi Juventus a conferma di una democrazia vincente), vincendo cinque delle sette edizioni (uniche eccezioni Bayern Monaco e Shalke 04), portando sei volte su sette una nostra squadra in finale, centrando addirittura la finale tutta made in Italy in due occasioni, con Parma-Juventus (1995) e Inter-Lazio (1998). Un dominio assoluto. Quello è stato il nostro ultimo periodo felice.
    
Ora, per una verità storica, in quella Nazionale in attacco il ct Maldini poteva scegliere tra un Vieri al top della forma, il Del Piero più brillante, quello dei 24-25 anni, il rapace Inzaghi, uno Zola che al Chelsea avevano subito adottato e ribattezzato Magic Box, il rinato Baggio che aveva scelto la provincia, Bologna, per prendere la rincorsa per il Mondiale, l'inossidabile Ravanelli, l'utilissimo Casiraghi. La difesa non era da meno: Pagliuca in porta (a Mosca entrò un giovanissimo Buffon e al ritorno contro la Russia giocò Peruzzi), e una batteria di campioni, Nesta, Cannavaro, Maldini, Ferrara, Costacurta. C'era solo l'imbarazzo della scelta. A pesare la Nazionale che andò agli spareggi nel '97 e quella di oggi lo scarto è persino imbarazzante. Ma nella vita e nello sport c'è un solo posto dove andare: il futuro. Quindi in bocca al lupo a questa Nazionale in disarmo, nella speranza che trovi il colpo di coda per conquistare il pass Mondiale.