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Nello stadiolo di Zenica, a settanta chilometri da Sarajevo, nessuno aveva mai battuto la Bosnia. Ma Dzeko, Pjanic e compagni non avevano ancora fatto i conti con l’Italia di Roberto Mancini, dieci vittorie consecutive come neanche con Vittorio Pozzo, l’ultima per 3-0 contro un avversario temuto perché combattivo e  qualitativo.

È stata una bella partita, è stata una bella Italia, come quasi sempre da quando c’è Mancini, come quasi sempre da quando i punti hanno cominciato a contare. Nessuno può dire dove gli azzurri arriveranno all’Europeo, tra meno di sette mesi, ma la squadra, che sarà testa di serie, ha un’identità precisa. Non solo per il collaudato sistema di gioco (4-3-3), ma anche perché gioca sempre per vincere, conduce la manovra, organizza il pressing, sa uscire da quello altrui, ha giocatori attenti, generosi, svelti nella giocata, aperti ad almeno tre soluzioni quando hanno il pallone tra i piedi.

La Bosnia è una buona nazionale, nulla a che fare, tanto per capirci, con Lituania o Lussemburgo contro le quali è facile maramaldeggiare. Eppure l’Italia, oltre a non temere l’avversario, ha dato lezione di calcio pur essendo priva di Verratti, sostituito adeguatamente da Tonali, all’esordio dal primo minuto. Il bresciano ha una personalità spiccata che accompagna un talento purissimo. Non sarà mai Pirlo, ma possiede una tecnica notevole ed è stato dotato di una coscienza tattica straordinaria.

Insieme a Tonali hanno cominciato meglio quelli che nei loro club stanno andando peggio. Per esempio Bernardeschi che, su lancio di Florenzi (sei volte consecutive in panchina con la Roma), è scivolato dolcemente in area prima di fornire un assist  vincente ad Acerbi, primo gol in azzurro per il difensore della Lazio.

Era il 21’ e l’Italia fino a quel momento non aveva corso alcun rischio. Paradossalmente è successo dopo il raddoppio (37’ Insigne, un altro dei delusi dal campionato, su assist di Belotti), ma Donnarumma ha blindato la porta con due interventi superlativi. Il primo su Cimirot e il secondo su Kovacevic, due conclusioni a colpo sicuro, disinnescate dalla bravura del portiere milanista.

La partita, che avrebbe potuto essere riaperta prima dell’intervallo, è stata chiusa all’inizio della ripresa. A segnare è stato Belotti che, lanciato da Barella in profondità, ha messo alle spalle del portiere scovato fuori dai pali.
A quel punto anche i tifosi della Bosnia hanno capito che c’era una sola squadra in campo e che i migliori andavano applauditi. Fischi, al contrario, verso i calciatori della propria Nazionale e il c.t. Robert Prosinecki.

Prima della fine da segnalare due altri esordii azzurri (Castrovilli per Insigne e Gollini per Donnarunna, rispettivamente ventunesimo e ventiduesimo debuttante) e l’infortunio muscolare a Pjanic (adduttore destro al solito) con l’ingresso di Jajalo. Una preoccupazione in più per i tifosi bianconeri in vista della partita con l’Atalanta. Già alle prese con il caso-Ronaldo, la Juve dovrà rinunciare a Matuidi (costa rotta) e quindi per Bergamo ci sarà un centrocampo da rifare per due terzi. Rabiot, Bentancur, Khedira e Emre Can sono preallertati.

IL TABELLINO

Bosnia-Italia 0-3

Marcatori: 20′ Acerbi, 38′ Insigne, 53′ Belotti.

Assist: Barella, Belotti, Barella

Bosnia (4-3-3): Sehic; Kvrzic, Kovacevic, Mihojevic, Bicakcic; Cimirot, Pjanic (dal 32′ st Jajalo), Besic (dal 16′ st Saric); Krunic, Dzeko, Visca (dal 16′ st Hodzic). 
A disposizione: Buric, Piric, Cicic, Hotic, Duljevic, Hajradinovic, Mihojevic, Memisevic, Hajrovic. 
Allenatore: Prosinecki

Italia (4-3-3): Donnarumma G. (dal 43′ st Gollini); Emerson, Bonucci, Acerbi, Florenzi; Barella, Jorginho, Tonali; Bernardeschi (dal 30′ st El Shaarawy), Belotti, Insigne (dal 42′ st Castrovilli). 
A disposizione: Sirigu, Di Lorenzo, Biraghi, Izzo, Zaniolo, Romagnoli, Chiesa, Mandragora, Immobile. 
Allenatore: Mancini

Arbitro: Scharer (Svizzera).

Note: Bernardeschi, Bonucci, Kovacevic