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Le lacrime. Quelle che ti tolgono la parola. Quelle che ti liberano. Quelle che toccano. E gli applausi. I primi. Da standing ovation. Che partono da un amico. Partiamo dalla fine per raccontare Quagliarella. The untold truth, il documentario che racconta la vita del 27 della Sampdoria e che, in particolare modo, approfondisce la vicenda svelata a posteriori, che ha influenzato vita, scelte e carriera di Fabio: le minacce di morte e le calunnie di un funzionario della Polizia postale, lo stalker che è stato arrestato nel 2019 e condannato per 4 anni e 8 mesi. Le lacrime erano quelle di Quagliarella, ovviamente. Gli applausi dell'amico Leonardo Bonucci. 

Un viaggio dalla terra battuta di Castellammare fino ad arrivare agli stadi più belli d'Italia e d'Europa, passando per gli abbonamenti di papà Vittorio per Juve Stabia Napoli: "La domenica non l'ho mai visto in vita mia", scherza (ma neanche più di tanto) mamma Susanna, le sfide col fratello più grande Vittorio, il vuoto lasciato in casa per inseguire un sogno, i solchi sulle strade e sui campi di calcio per farsi rincorrere dagli avversari. Sì, perché Fabio correva veloce, tanto che nelle gare di corsa... "Ah, c'è Quagliarella? Si lotta per il secondo posto...". Il Torino, la Juve, l'Ascoli, il primo gol in Serie A, il Mondiale, i messaggi di Conte, Lippi, Giampaolo, Buffon, Viviano, De Silvestri, Soriano; la Samp. E il Napoli. La squadra del suo cuore. Dove il cuore, per colpa di altri, si è spezzato. 

I racconti che entrano nel quotidiano, tutto iniziato da un accesso sospetto su Facebook. E dal fidarsi della persona sbagliata. Lettere, minacce, messaggi mandati da una cabina telefonica e poi l'intuizione di papà Vittorio, che inizialmente non viene quasi mai ascoltato. E che, invece, aveva capito tutto prima di tutti. Una storia profonda quella raccontata da Goffredo d'Onofrio, con la voce di Quagliarella, prodotta da Mola tv, proiettata lunedì ​alla sala Grecale dei Magazzini del Cotone di Genova. Un'opera che commuove e che regala brividi. Gli stessi che ha trasmesso l'emozionato Quagliarella sul palco nel finale. Che si è fatto aiutare dagli applausi di un amico, suo compagno di stanza per 4 anni, per ritrovare le parole dentro di sé. E per sentirsi ancora più libero.