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Antonio Conte accende il fuoco attorno all'Inter. Perché l'attacco frontale pesa, sposta gli equilibri e condiziona anche le trattative. Si andrà avanti con lui o sarà davvero addio? In attesa delle decisioni finali, inevitabilmente alcuni affari sono condizionati e ne risentono, non proprio il massimo in un'estate già breve per il mercato all'orizzonte. Se è vero che Marotta ha chiuso l'affare Sanchez, è altrettanto vero che comprare per un allenatore che rischia di non esserci più è un errore che l'Inter non vuole commettere, dunque tempo al tempo. Che non significa cristallizzare ogni acquisto, bensì rallentare su alcune operazioni.

AFFARI CONGELATI - Tra queste, la dirigenza nerazzurra non ha ancora stretto col Chelsea per Emerson Palmieri che è un pallino di Conte, ma non la prima scelta qualora dovesse andare via l'attuale allenatore. Ecco perché una trattativa partita bene non è ancora arrivata al traguardo. Edin Dzeko o Olivier Giroud erano due discorsi che potevano riaprirsi ma tutto è immobilizzato, il famoso vice Lukaku che cerca Antonio potrebbe non essere più strettamente legato a quelle caratteristiche fisiche qualora Conte dovesse andar via. Mentre Jan Vertonghen a parametro zero è un'altra occasione che si era presa in considerazione per accontentarlo sul fronte esperienza, ma oggi non è un discorso alle strette di mano e intese finali proprio perché l'allenatore deve fare le sue ormai "famose" valutazioni.
ACCONTENTATO - Stand-by sì, ma non troppo. Perché nelle scorse ore in viale della Liberazione hanno di fatto chiuso per l'operazione Sanchez. Un'operazione a costo zero: il ​Niño Maravilla si libererà dal Manchester United per poi firmare un triennale da 7 milioni a stagione con i nerazzurri. Un acquisto importante, un tassello fondamentale voluto da Conte e chiesto con insistenza soprattutto nelle ultime settimane, quando il cileno è esploso al fianco di Romelu Lukaku