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Ieri gli italiani erano chiamati a votare. Modesta la partecipazione alle urne delle amministrative e addirittura umiliante quella sul tema referendario. Il tutto secondo programma e previsioni, insomma. Il flop sui cinque quesiti riguardanti la giustizia e la magistratura era scontato. La gente ha ben altri tipi di pensieri e preoccupazioni per riflettere e decidere su cose da addetti ai lavori. Ben altro risultato si sarebbe ottenuto se il referendum avesse riguardato temi come il fine vita o la liberalizzazione delle droghe leggere. Uno schiaffo alla politica ottusa.

Decisamente più partecipata la questione delle amministrative che riguardavano la sorte anche di città importanti come Palermo, Genova e Verona. Nel capoluogo siciliano ha vinto il paradosso del calcio che ha battuto il dovere civile. Un numero incredibile di presidenti di seggio non si è presentato perché avrebbe dovuto rinunciare alla finale dei rosanero contro il Padova. E’ dovuta intervenire la ministra Cartabia per rendere credibile la consultazione. Ma al di là di queste amenità molto nostrane, squarci di luce hanno illuminato luoghi e situazioni dove regnava un certo buio intellettuale e  sociale.
A Verona, contro ogni previsione, in testa per la candidatura a sindaco si trova con un buon vantaggio Damiano Tommasi. L’uomo che fu centrocampista dell’Hellas, della Roma e della nazionale italiana per poi, una volta smesso con il calcio giocato, diventare presidente dell’Assocalciatori. Oggi Tommasi è un rappresentante a pieno titolo di quella politica che scende in campo tra la gente e per la gente. Soprattutto al fianco dei più deboli e degli invisibili secondo gli insegnamenti dispensati da don Milani alla scuola di Barbiana ai quali il candidato primo cittadino si ispira. Il suo eventuale successo contro leghisti e destrorsi come Tosi e Sboarina significherebbe un ribaltone salutare per Verona. E forse la buona novella di Tommasi riuscirebbe ad ammansire o disattivare anche gli ultras neri della curva gialloblù.