Calciomercato.com

  • Clairefontaine: il modello vincente dietro al dominio della Francia

    Clairefontaine: il modello vincente dietro al dominio della Francia

    • Federico Targetti
    L'espressione "cura" ha un significato molteplice nella lingua italiana: la cura può essere una medicina, ma avere cura vuol dire preoccuparsi di, occuparsi di, trattare con attenzione qualcosa. Nel nostro caso, entrambe le accezioni sono corrette: in questo speciale che vi proponiamo in sei giorni, Calciomercato.com indaga su come le maggiori Federazioni calcistiche europee hanno cura dei propri talenti, che a loro volta rappresentano la cura contro i periodi più bui dei rispettivi movimenti. 

    E se vi dicessimo che il successo della Francia attuale nasce da sette anni di inferno e da due qualificazioni ai Mondiali mancate consecutivamente, la prima delle quali contro la Svezia? La coincidenza è clamorosa, ma ai tempi i francesi ebbero la forza di rivoluzionare il loro sistema, oltre naturalmente a cambiare il selezionatore. Parliamo del periodo tra il 1969, anno in cui la Svezia appunto eliminò la Francia e accedette ai Mondiali del 1970, e il 1976, quando i Bleus parteciparono finalmente ad un altro torneo internazionale: Euro 1976, quello in cui Panenka si inventò il cucchiaio e fece vincere la Cecoslovacchia ai rigori contro la Germania Ovest. La Francia si fermò al gruppo 7 vinto dal Belgio, ma uscì da imbattuta con 2 pareggi e una vittoria, e soprattutto con una macchina in funzione che stava producendo, nel cuore d’Oltralpe, alcuni dei talenti più brillanti del decennio successivo.

    PRIMA DI CLAIREFONTAINE – Bisogna andare con ordine. Clairefontaine, innanzitutto, è un comune francese di neanche 1000 abitanti situato nel distretto di Yvelines, regione dell'Ile de France, quella che ha Parigi per capoluogo. Ma nel 1976 non aveva nulla a che fare con il calcio. L’Institut National de Footbal (INF) vide infatti la luce per volontà del presidente della Federcalcio francese (FFF) Fernand Sastre nel 1972, ma a Vichy. Dietro questo progetto c’era la brillante mente di Stefan Kovacs, l’allenatore rumeno dell’Ajax di Crujiff e del Totaalvoetbal, che in quegli anni dominava l’Europa. Dopo la vittoria della Coppa Intercontinentale coi lancieri nel 1972, Kovacs accettò di guidare la Nazionale francese, e supervisionò l’alba del nuovo centro tecnico di Vichy, improntato al potenziamento della fisicità, storico punto debole dei transalpini. L’ex calciatore brasiliano Francisco Filho, diventato tecnico federale dopo una discreta carriera in Ligue 1, ha raccontato che i ragazzi di Vichy si allenavano con i giubbotti antiproiettile foderati con pesi in acciaio. Quasi un campo di addestramento militare. Il percorso fu lungo, ci vollero 12 anni prima che la Francia vincesse qualcosa, ma il lavoro di Kovacs e della Federazione portò alla ribalta la generazione di Michel Platini e del carré magique, il quadrato magico, con il campione della Juve, Fernandez, Tigana e Giresse, capaci di guidare la Francia al trionfo degli Europei 1984 e al terzo posto ai Mondiali 1986. La Francia era tornata a dire la sua in campo internazionale dopo anni di buio, ma ecco che Platini e compagni si ritirarono dalla scena internazionale: non c’erano altri talenti, la lampadina non si accendeva più e i Galletti, fisicamente pronti ma senza fuoriclasse, mancarono la qualificazione a Euro 1988, Italia ’90 e USA ’94, fermandosi nel girone agli Europei del 1992. Un altro periodo di vacche magre, ma nel frattempo la Federazione non era rimasta con le mani in mano.

    Clairefontaine: il modello vincente dietro al dominio della Francia

    LA SVOLTA DECISIVA – Il Nancy, che aveva lanciato Platini, aveva dato un esempio alle altre squadre francesi, causando l’abbassamento dell’età dalla quale si cominciavano a intensificare gli allenamenti. La Federazione decise di estendere ai tredicenni la selezione dell’Institut, ma i metodi di Vichy erano troppo severi, e così si scelse di cambiare. Nel 1985 cominciarono i lavori per lo spostamento dell’INF da Vichy (smantellato nel 1990) a Clairefontaine, con base operativa nel castello di Montjoye, nei pressi della foresta di Rambouillet: un luogo quasi fiabesco, inaugurato nel 1988 e attivo a pieno regime dal 1990, gestito in maniera diversa rispetto a Vichy, a partire dal focus: i ragazzi di Clairefontaine si concentrano sulla tecnica e sullo spirito di squadra, prima ancora che sul fisico. Ed è in nome di questi principi che, nel giro di qualche anno, la Francia è arrivata alla doppietta Mondiali 1998-Europei 2000, rimanendo fino ad oggi tra le squadre più temibili a livello mondiale, con quella continuità che era mancata nel ciclo di Vichy. L’unica parentesi nera è stata l’ammutinamento contro il ct Domenech ai Mondiali 2010, cui la FFF ha reagito dando maggiore rilievo alla disciplina nelle priorità dei centri di formazione. In particolare, Euro 2000 è stato il primo, vero successo di Clairefontaine, dato che gli attaccanti Thierry Henry, David Trezeguet e Nicholas Anelka sono tutti prodotti dell’INF “sfornati” negli anni ’90. Ma come funziona, veramente, Clairefontaine, o meglio, il Centre Tehnique National Fernand Sastre, chiamato come l’uomo che ne ha voluto fortemente la nascita?

    Clairefontaine: il modello vincente dietro al dominio della Francia

    IL METODO – Abbiamo detto che a Clairefontaine si privilegia la tecnica, ma questo non rende l’idea di come i ragazzi vengano formati. Prima di tutto, anche solo entrare nel castello di Montjoye è un privilegio raro: ogni anno si presentano più di duemila ragazzi di 13 anni, ma solo 23 (!) vengono selezionati, e possono allenarsi negli stessi luoghi della Nazionale maggiore da settembre a luglio fino a 15 anni. L’Institut garantisce a questi 23 ragazzi per ognuna delle due annate – dai 13 ai 15 anni – vitto, alloggio e soprattutto istruzione. Già, perché a Rambouillet si trova una scuola la frequentazione della quale con risultati più che discreti è requisito fondamentale per la permanenza a Clairefontaine. Sveglia alle 6:30, sei ore di lezione, pranzo, due di allenamento, doccia, compiti per il giorno dopo e cena, dalla domenica sera al venerdì nel tardo pomeriggio, con il weekend libero per giocare regolarmente con il club di appartenenza. Quindi se un ragazzo ha i colpi, ma rimane indietro con lo studio, l’INF lo espelle senza troppi complimenti. E’ stato il caso di Anthony Martial, oggi attaccante del Manchester United, che da giovane mostrava limiti a livello comportamentale più che tecnico. Non è stato il caso di Blaise Matuidi, ex centrocampista della Juventus, entrato a Clairefontaine nella classe dell’87 come attaccante e uscito mezzala mostrando un’abnegazione e una dedizione allo studio di ogni materia, calcistica e non, fuori dal comune. Il calciatore si forma prima nella testa, poi nelle gambe e nei piedi. E qui entra in gioco la tecnica. Sui campi d’allenamento dell’INF, incredibile a dirsi, non sono permesse le entrate dure in tackle. Si va solo d’anticipo, si tocca il pallone più volte possibile, e non si gioca mai 11 vs 11 fino all’ultimo periodo: molto meglio il 2 vs 2, 3 vs 3, 4 vs 4, partitelle che permettono ai ragazzi di imparare a dare velocemente del tu alla palla. Uno dei tecnici più importanti della storia di Clairefontaine, Gerard Houllier, ha sempre sostenuto che dopo i 16 anni l’abilità di un istruttore di influenzare le capacità di un calciatore è minima, quantificabile nel 20%. Ecco perché non si va oltre il terzo anno di formazione, lasciando poi l’incombenza ai settori giovanili dei vari club, modellati a loro volta su questo esempio anche per i ragazzi che non riescono a entrare, ma che possono comunque continuare a inseguire il professionismo. Come N’Golo Kanté, scartato da giovane perché troppo piccolo, ma venuto fuori alla distanza grazie al mostruoso dinamismo sviluppato crescendo. I requisiti per entrare a Clairefontaine oggi sono: età 13 anni, cittadinanza francese, residenza o comunque squadra di appartenenza nella regione dell’Ile de France o nelle aree della Senna Marittima e dell’Eure, in Normandia, essere in pari con gli studi. E i ragazzini del resto della Francia? Per loro sono sorte altre 15 strutture, in tutto il Paese e non solo.

    Clairefontaine: il modello vincente dietro al dominio della Francia

    I POLES ESPOIRS – Letteralmente “i poli delle speranze” (in Francia sono chiamate Espoirs, "speranze", le selezioni nazionali giovanili), i poles espoirs non sono altro che tante “copie” di Clairefontaine disseminate in Francia e nei dipartimenti oltremare come la Guadalupa, per monitorare e formare quanti più talenti possibil su tutto il territorio. Ne esistono in tutto 16, con altre tre strutture (Tours, La Madine e Vichy) che sono state chiuse per via di risultati non in linea con le aspettative. Di seguito un elenco, completo di alcuni dei giocatori più importanti o conosciuti che sono stati istruiti nei vari centri tecnici:

    Clairefontaine, aperto nel 1990: Henry, Trezeguet, Anelka, Gallas, Areola, Matuidi, Mbappé, Laurienté. Ma anche Guerreiro e Benatia, che poi hanno scelto di giocare per Portogallo e Marocco
    Aix-en-Provence, aperto nel 2005: Kurzawa.
    Ajaccio, aperto nel 1999 e aggregato nel 2003: Tramoni (attualmente al Pisa)
    Castelmaurou, aperto nel 1995: Clichy, Mexes, Rabiot.
    Chateauroux, aperto nel 1997 in cui sono state convogliate le risorse di Tours: Thauvin.
    Digione, aperto nel 2007: Zouma.
    • Les Abymes in Guadalupa, aperto nel 2003 e aggregato nel 2012: Lemar.
    Liévin, aperto nel 1995: Lenglet, Pavard, Varane.
    Lisieux, aperto nel 2020.
    Lione, aperto nel 2018 e dedicato al calcio a 5.
    Nancy, aperto nel 2010.
    Ploufragan, aperto nel 1997: Gourcouff.
    Reims, aperto nel 2008.
    La Plaine des Cafres, a La Reunion nell’Oceano Indiano, aperto nel 2005: Payet.
    • Saint Sebastien-sur-Loire, aperto nel 2008.
    Talence, aperto nel 2009

    Riuscire ad entrare in una di queste strutture non garantisce il successo: solo il 10% dei partecipanti riesce ad avere una carriera nel calcio professionistico, e quelli che arrivano in Nazionale si contano sulle dita di una mano. Ma questo sistema ha creato un’identità nazionale forte, tanto che il 30% della Francia campione del Mondo 2018 era stato formato nei vari poles espoirs. Il sistema funziona anche per il calcio femminile, che conta su otto strutture: Pole France, Blagnac, Lievin, Merignac, Rennes, Strasburgo, Tours e Vaulx-en Velin. E’ questa un’organizzazione delle risorse federali per la cura del talento che è stata ripresa, quando non copiata, un po’ dappertutto in Europa: ve lo racconteremo ogni giorno nel come, nel quando e nel dove, nel corso di questa settimana.

    Clairefontaine: il modello vincente dietro al dominio della Francia

    Altre Notizie