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Bisogna partire dai nomi. Il nome ufficiale è Estadio do Sport Lisboa e Benfica. Ma trovatene uno che lo chiama così. Il nome con cui è conosciuto in tutto il mondo è Estadio da Luz, un nome bellissimo e carico di suggestioni, che rimanda a sfide epiche e ai tempi in cui il Benfica di Eusebio dominava in Europa. Tra l’altro: il nome - Luz - è quello della parrocchia di un distretto lì vicino. Attenzione, però, non tutti sono d’accordo sull’origine e non è detto che derivi dalla parrocchia: quando venne fondato nel 1954 l’impianto si chiamava Estadio do Carnide, poi diventò Estadio da Luz nell’anno (1958) in cui venne dotato di un potentissimo impianto di illuminazione. In ogni caso il nome con cui lo chiamano gli abitanti di Lisbona è «A Catedral». La Cattedrale. Punto, finita là. E dunque: è Lisbona la capitale del calcio nel post-Coronavirus, è in Portogallo che la Champions andrà in scena col format compresso dettato dall’emergenza.

Lisbona prima sarà sede degli ultimi atti (le Final Eight come da terminologia baskettara) e poi, il 23 agosto, la più fascinosa delle città portoghesi sarà teatro di un’altra finale di Coppa Campioni-Champions, la terza nella sua storia dopo quella del 1967 (Celtic-Inter 2-1 allo stadio nazionale di Jamor) e quella del 2014 (Real Madrid-Atletico Madrid 4-1 all’Estadio da Luz).

Nel 1967 a Lisbona finì il ciclo della Grande Inter di Helenio Herrera. Quella contro gli scozzesi è la prima battuta d’arresto, poi i nerazzurri perderanno a Mantova (papera di Sarti) uno scudetto già vinto e pochi giorni dopo vedranno sfumare anche la Coppa Italia. E’ l’Inter della filastrocca che comincia con Sarti, Burgnich, Facchetti; con Sandrino Mazzola stella della squadra: è proprio lui a segnare l’1-0 su rigore dopo pochi minuti, ma saranno gli scozzesi Gemmel e Chalmers a ribaltare tutto. Quel Celtic (10 giocatori su 11 erano di Glasgow) fu il primo club britannico a vincere la Coppa dei Campioni e viene ricordato per una maglia di clamorosa bellezza, senza numeri sulla schiena ma sui pantaloncini. Più di recente a Lisbona si è giocato il derby di Madrid valido per la finale di Champions. E’ la notte della Decima di Ancelotti. Ricorderete tutti: Colchoneros a un passo dalla gloria con il gol di Godin, poi il pareggio di Sergio Ramos che arriva al 3° minuto di recupero, con il Real che dilaga ai supplementari con Bale, Marcelo e Cristiano Ronaldo (su rigore). Decimo trionfo per il Real, terzo per Ancelotti dopo i successi col Milan (2003 e 2007).
L’Estadio da Luz è davvero molto bello, il rosso (colore del Benfica) è la tinta predominante e si respira storia ovunque, fin dall’ingresso, con la statua omaggio al più grande, Eusebio, la Pantera Nera morta nel 2014 a 76 anni. Occhio: un po’ dappertutto vi è raffigurata un’aquila, simbolo del Benfica. Da ricordare che Lisbona ha ospitato altre tre finali di tornei europei, senza recare però alcun vantaggio alle squadre portoghesi che in due occasioni hanno giocato in casa: nel 2004 il Portogallo di Cristiano Ronaldo perse contro la Grecia (0-1) l’Europeo casalingo e l’anno dopo - nel 2005 - il CSKA Mosca superò in finale di Europa League (3-1) lo Sporting Lisbona. Nel 1992 invece a Lisbona si sfidarono Werder Brema e Monaco, con i tedeschi vincitori (2-0) della Coppa delle Coppe (torneo cancellato dal 1999).

L’Estasio da Luz è un 4 stelle (valutazione UEFA) che ha il 1954 come anno di fondazione, ma venne demolito e rifatto nel 2003, nell’imminenza degli Europei dell’anno successivo. E’ stato negli anni ’60 il palcoscenico del Benfica di Eusebio, all’epoca una delle squadre più forti del mondo. Metà degli anni ’80 la capienza venne aumentata a 135.000 spettatori, per poi essere ridotta negli anni: oggi l’impianto ospita circa 65.000 spettatori.