In conferenza stampa ha mascherato il nervosismo meglio che ha potuto e ha evitato, nei toni, di aggiungere un ulteriore carico da 90 alla vigilia di una partita come quella col Genoa, fondamentale in questo momento per il Milan per riprendersi il quarto posto. Ma chi era vicino a Gennaro Gattuso ieri, sino a pochi minuti prima di parlare alla stampa, lo descrive come furibondo. Con un destinatario su tutti della sua ira, Gonzalo Higuain. Secondo quanto ricostruiscono sia La Gazzetta dello Sport che Il Corriere della Sera, al termine di quella che è stata descritta come la più brutta rifinitura della propria gestione, l'allenatore rossonero ha avuto un colloquio nel suo ufficio di Milanello col Pipita, il quale ha preferito tirarsi fuori dal match di "Marassi" prima ancora che potesse essere il tecnico a escluderlo (come poi è avvenuto) dall'elenco dei convocati. Un comportamento che avrebbe potuto anche portare alla multa, ma il Milan ha preferito non adottare provvedimenti per non aggiungere tensione ad altra tensione. ATTACCO A BONUCCI - Quel "non me la sento" pronunciato dall'argentino ha deluso tremendamente Gattuso, che a parole si era sempre speso favorevolmente nei suoi confronti, anche in questi ultimi delicati giorni che precedono la sua sicura partenza in direzione Londra. E alla luce di questo retroscena, anche quello che era passato inizialmente come un attacco alla squadra per la scarsa attenzione e la poca qualità espressa nell'ultimo allenamento era invece un messaggio indirizzato espressamente a Higuain, colpevole di aver influenzato il resto del gruppo col suo atteggiamento. Molto più diretta è stata invece la critica che ha coinvolto anche Leonardo Bonucci, l'altro "colpo" di mercato arrivato dalla Juventus e rientrato alla base dopo appena una stagione. A proposito delle difficoltà incontrate dal difensore, così come da Higuain, nel calarsi in una realtà meno competitiva, Gattuso ha dichiarato: "È successo anche a me, dopo una vita al Milan sono andato a Sion, venivo da un problema agli occhi e volevo abbandonare. Poi però ho riflettuto e sono rimasto. Non ho rotto le scatole lamentandomi di quello che non andava bene. Ero abituato a vincere e giocare coi campioni, ho fatto passi indietro, mi sono messo a disposizione. Non bisogna andare sempre alla ricerca delle cose perfette". Della serie, chi ha orecchie per intendere intenda.