Non so se la serie B a diciannove squadre sia in assoluto un'ingiustizia. So, però, che provocherebbe una serie di ricorsi e di opposizioni in grado di 'terremotare' non uno (la serie B, appunto), ma due campionati (la B e la C).  Chi ha preso la decisione (la Lega di serie B e il suo presidente Mauro Balata) non l'ha fatto – come si dice con una sorta di fariseismo di consorteria – per una sostenibilità del sistema calcio, ma perché dividere i contributi, cioé i soldi, per diciannove anziché per ventidue è certamente più vantaggioso.

Detto questo, la Lega non ha alcun diritto di votare una modifica del format – ovvero la riduzione delle squadre – per due specifiche ragioni. La prima: solo il consiglio federale ha il potere di cambiare. La seconda: la modifica dovrebbe entrare in vigore dalla seconda stagione successiva a quella della sua adozione.

Nelle ultime ore è stato il legale di Gabriele Gravina, presidente della serie C, a ricordare che "il provvedimento risulterebbe in palese contraddizione con gli articoli 49 e 50 delle norme organizzative interne della Figc", diffidando il commissario straordinario Roberto Fabbricini dall'applicarlo. Politicamente parlando, il punto è questo. Come e perché Fabbricini che, in privato, a chi gli chiedeva della riduzione della serie B, cioé senza ripescate, aveva detto "devono passare sul mio cadavere" ha cambiato (o sta cambiando) idea? Come e perché da una posizione risoluta è approdato ad un'altra più possibilista e certamente più dubbiosa?

Chi ha la bontà di leggermi sa che, a proposito delle seconde squadre, della riforma dello statuto e della questione femminile, io considero la gestione commissariale un autentico fallimento. Tuttavia credo che su Fabbricini si stiano scaricando responsabilità che non ha, né può avere. Da commissario straordinario egli è, prima di tutto, un custode delle regole. Se le cambia (può farlo) lo deve fare a ragion veduta e "motu proprio". Mai deve subire le pressioni altrui tanto più se, come nel caso del femminile, ha sottratto il settore alla gestione della Lega Nazionale Dilettanti (subendo poi la decisione contraria della Corte Federale d'Appello) o se, come nel caso della B, siamo di fronte ad una forzatura esterna dei modi e dei tempi.

Fabbricini deciderà a ore, ma una cosa è certa e va ripetuta: per rispettare le regole ed evitare una valanga di ricorsi (e di richiesta danni), la Figc non ha che da ammettere i ripescaggi e riportare la B a ventidue. Altrimenti la paralisi da sconquasso è più che mai prevedibile. Scrivo questo ben sapendo che gli interrogativi sulle ripescate sono tutt'altro che dissolti. Nessuno, infatti, sa con certezza quali esse siano. Il Tribunale federale nazionale (con una sentenza confermata in appello) aveva ammesso alla classifica dei ripescaggi sia il Novara (retrocesso dalla B alla C) che il Catania (eliminato alla semifinale play-off della serie C). E tutto questo nonostante una sanzione disciplinare nelle ultime tre stagioni.

Pochi giorni dopo, però, il Collegio di Garanzia ha sospeso le sentenze da cui avrebbero tratto vantaggio Novara e Catania rinviando la discussione sul merito al 7 settembre, cioé a campionato iniziato. A quel punto le tre ricorrenti, ovvero Siena (perdente dello spareggio play-off della serie C), Pro Vercelli e Ternana (retrocesse dalla serie B alla C) sarebbero le prime ripescabili.

Naturalmente, come in tutte le situazioni davvero ingarbugliate, non è finita qui. C'è la questione Cesena-Entella con i liguri che chiedono una pena afflittiva per i romagnoli nel campionato scorso e non in quello prossimo. Anche perché il Cesena non solo non esiste più, ma ripartirà dalla serie D con un titolo di un altro club. Se ne fosse decretata la retrocessione per le fideiussioni (la stessa sanzione che chiede il Crotone per il Chievo in serie A), l'Entella sarebbe salva e, dunque, ammessa alla serie B. Come finirà? Credo pochissimi lo sappiano. E tra questi, purtroppo, non penso ci sia Fabbricini. Anche se ci metterà la firma e la faccia.