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Premessa fondamentale: nessun paragone tecnico tra Ronaldo e Dybala, né tanto meno sulla rispettiva importanza nella Juventus del passato e del presente. Molto più semplicemente una considerazione valida per tutti i giocatori e di conseguenza per tutte le squadre che vogliono vincere e non si accontentano soltanto di partecipare per motivi economici. E allora, facendo un passo indietro, è facile ricordare che l’acquisto di Cristiano Ronaldo è stato considerato da tutti, tifosi compresi, la mossa decisiva per riconquistare finalmente la Champions, visto che gli scudetti si vincevano anche con Vucinic e Matri. Come è andata a finire, invece, lo sappiamo.

La Juventus prima di Ronaldo, con Allegri in panchina, era arrivata due volte in finale di Champions, mentre con lui non si è avvicinata nemmeno alle semifinali e l’anno scorso ha persino fallito l’obiettivo che sembrava scontato del decimo scudetto consecutivo, malgrado il suo titolo di capocannoniere in campionato. Ovviamente non è stata colpa di Ronaldo e del suo ormai acclarato egoismo. Se la Juventus con il cinque volte Pallone d’oro non ha fatto il tanto atteso salto in alto in Europa, le cause vanno ricercate altrove e cioè nella qualità della squadra rimasta senza campioni in mezzo al campo e con difensori in evidente declino fisico per motivi anagrafici. Con i vari Rabiot, Ramsey, Bentancur, Arthur e McKennie nel reparto più importante e con Chiellini e Bonucci senza valide alternative dietro, visto che De Ligt non ha mai convinto del tutto, non sono bastati nemmeno i gol di Ronaldo in campionato e in Champions. E adesso che se ne è andato a Manchester la conclusione è tanto scontata quanto amara: CR7 è stato, suo malgrado, soltanto il simbolo di un sogno mai realizzato, o peggio di un’illusione.

Peccato, però, che la Juventus lo abbia perso alla chiusura del mercato, senza avere il tempo di rimpiazzarlo, non con uno alla sua altezza ovviamente, almeno con un altro attaccante in più in garantire altri gol in alternativa a quelli dei vari Morata, Chiesa e Kulusevski. Senza Ronaldo, che Allegri non avrebbe mai considerato un investimento per il futuro, il nuovo-vecchio tecnico bianconero si è presentato affidando a Dybala il ruolo di primo attore, con l’aggiunta della promozione, tutt’altro che casuale, di capitano in assenza di Chiellini, ma in presenza di Bonucci retrocesso a terza scelta. Nessun dubbio sul fatto che Dybala sia il vero campione della Juventus. Ma sia pure con caratteristiche e un curriculum fin qui diverso, rischia di trovarsi anche lui nella stessa situazione di Ronaldo, come simbolo cioè di una nuova speranza che fin qui è rimasta senza riscontri.
Al di là dei suoi troppi infortuni, Dybala fin qui ha inciso meno del previsto in una squadra che sta dimostrando di avere gli stessi problemi dell’anno scorso. Il centrocampo, infatti, è rimasto uguale con l’unico inserimento di Locatelli, ottimo giocatore ma non un campione che fa la differenza.

In crisi in campionato, già staccata di 11 punti dalla coppia di testa Milan-Napoli malgrado le loro prime sconfitte, la Juventus sembrava consolarsi in Champions ma a Londra è stata umiliata dal Chelsea e a poco serve sottolineare che comunque era già qualificata agli ottavi. Cuadrado e soprattutto Alex Sandro sono irriconoscibili rispetto alla stagione scorsa, Chiellini è più fuori che in campo, Bernardeschi non è ancora esploso, Chiesa e Morata non sono mai stati grandi goleador e Kulusevski rimane un’incognita. La morale è che la Juventus ha un gran bisogno della classe e dei lampi di Dybala, come fino alla stagione scorsa aveva bisogno dei gol di Ronaldo. Ma la conclusione è sempre la stessa. Per motivi diversi, Ronaldo prima e Dybala adesso sono soltanto i simboli di un sogno. O peggio di un’illusione, perché sogni a volte si realizzano, mentre le illusioni fanno rima con delusioni.