294
Il giorno dopo è tutto più chiaro e non serve nemmeno aspettare a lungo, perché già alle 8 del mattino la proprietà comunica ufficialmente chi sarà il nuovo presidente, Gianluca Ferrero, manager Exor di consolidata esperienza, uomo d’azienda e di finanza, uomo dei conti. L’ha scelto e indicato John Elkann in persona, così come il nuovo dg, già in carica dal momento del terremoto, ovvero Maurizio Scanavino, anche lui torinese e ovviamente juventino, anche lui da tempo fidatissimo collaboratore del numero uno, che gli ha affidato ruoli di vertice in ambito editoriale (ha studiato e attuato l’integrazione di due colossi come Repubblica e Stampa) e ora gli chiede di mettere mano anche su un altro gioiello di famiglia, proprio alla vigilia del Centenario di proprietà Agnelli.

È un passo che porta molto distante rispetto alla Juventus di Andrea Agnelli, già si può dirlo, senza bisogno di conoscere il resto del prossimo cda o di chi sarà poi l’amministratore delegato. È un passo che la allontana definitivamente dal passato, è difficile immaginare di vedere in futuro Luciano Moggi brindare ancora in tribuna d’onore durante le partite. Già nel 2006, appena scoppiata Calciopoli, l’allora giovane nipote dell’Avvocato (da Gianni Agnelli stesso scelto per la sua successione) prese pubblicamente e platealmente le distanze dalla gestione Moggi, così come poi la successiva strategia difensiva del club. L’avvento di Andrea Agnelli e la sua strenua battaglia per riscrivere gli anni di Calciopoli, hanno in qualche modo riavvicinato Moggi alla vita pubblica della Juventus, pur senza nessun incarico ufficiale, soprattutto nei primi anni i consigli da “vicino di casa” sono stati spesso ascoltati dal giovane presidente bianconero. Quel tempo ora è definitivamente tramontato.
Oggi c’è una Juventus che dovrà probabilmente difendersi un’altra volta in tribunale – ed è appena diventata pubblica un'altra indagine sportiva - e che pensa sia più facile farlo con uomini diversi da quelli che l’hanno guidata in questa continua corsa a perdere, almeno nel bilancio, soprattutto che sia meglio farlo con uomini a loro volta liberi da accuse. Ecco perché le dimissioni sono state concordate con la proprietà, se non proprio da essa spinte. Le accuse sono note e sono gravi e, come se non bastasse, i fatti contestati (dal falso in bilancio alle false comunicazioni sociali) non sono serviti ad altro che ad accumulare perdite: dal -19,2 milioni del 2018 in 4 anni la Juventus è passata al -254 milioni del 2022, non ancora approvato dall’assemblea, proprio per le contestazioni mosse dalla Consob, cui il club ha provveduto a rimediare (il 27 dicembre dovrebbe finalmente arrivare l’ok, dopo 2 rinvii).

Dopo le nomine, ci sarà da provvedere all’ennesima iniezione di capitale. I buchi vanno coperti e la più grande garanzia per i tifosi è proprio la capacità economica della proprietà, la Juventus che è sopravvissuta a Calciopoli, sopravviverà anche a questo terremoto, quali che eventualmente saranno anche le conseguenze sportive (anche qui può ripartire un’indagine). Il futuro immediato di Allegri oggi non è in discussione, non può esserlo con un management così provvisorio e in scadenza, ma altresì è presto per dire che la sua posizione (e quella di Cherubini) siano più forti, che Max sia già diventato un manager all’inglese. Messi i conti in ordine, stabilito se e come dovrà difendersi in tribunale, la nuova Juve si preoccuperà poi di attaccare in campo. E allora quel giorno potrebbe spuntare anche il nome di Alex Del Piero, che tutto il mondo bianconero reclama e rimpiange dal giorno che se ne è andato. Anzi, che è stato mandato via.
@GianniVisnadi