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    La Juventus è ancora con Allegri: dai fischi alla reazione, ci sono i presupposti per ripartire

    La Juventus è ancora con Allegri: dai fischi alla reazione, ci sono i presupposti per ripartire

    • Cristiano Corbo, inviato a Torino
    "I ragazzi sono stati bravi a rimanere in equilibrio". Non c'è frase più importante, tra quelle pronunciate da Massimiliano Allegri nella serata di ieri. E non c'è espressione che possa sintetizzare meglio il lavoro svolto dalla Juventus. Fino al 45' della gara con la Lazio, la squadra bianconera è sembrata in balia degli eventi e del giropalla sterile. Nella ripresa, qualcosa è invece cambiato. A partire dall'atteggiamento. Proseguendo con l'ambizione. Arrivando fino al risultato. 

    E' con questi mezzi, che l'ha vinta la Juventus. Con la forza dei nervi, con una reazione che nelle ultime settimane non aveva mai avuto e che invece ha ritrovato sotto gli occhi di John Elkann, presente sugli spalti. Dopo i fischi a fine primo tempo, il gruppo aveva davanti a sé due strade: continuare a vivacchiare, cercando l'episodio, oppure iniziare a rischiare. La seconda opzione è sembrata la più sensata, senza essere comunque mai scontata.

    LA RISPOSTA - La domanda più importante è pure la più semplice: si tratta di una pura 'apparizione' o la strada intrapresa dalla Juve è quella della guarigione? Chi può dirlo. Chi può anche solo immaginarlo. Però lo sfogo della tensione, tradotta in abbracci sempre più forti al triplice fischio, racconta che la Juve una situazione del genere non ha più voglia di viverla, né di affrontarla. E il cambio di atteggiamento era l'unico mezzo per raggiungere quel fine. All'ennesima contestazione di tre quarti dello stadio - solo la curva sud non ha reagito male allo 0-0 del quarantacinquesimo -, le teste basse che rientravano negli spogliatoi sono diventate teste altissime di grinta, qualità, consapevolezze. Di gioco, poi. Perché l'imbucata di Cambiaso per Chiesa, bravo a stappare poi la partita, arriva in un'azione in cui sono contenute tante piccole cose. Come il recupero di Locatelli. La successiva apertura. Un corridoio importante che detta una giocata perfetta. Un meccanismo apparentemente oliato alla perfezione, com'è perfetto il tocco poco dopo di McKennie. L'americano vede Vlahovic e Vlahovic non può far altro che il mestiere di centravanti. Come se far gol fosse la sua scienza esatta. 

    LE PAROLE - Uno switch mentale palese, ecco. Che non ha dato scampo alla Lazio, forse ancora distratta dall'euforia post rete di Marusic. Un cambio di atteggiamento che ora disegna un'altra Juventus per il finale di stagione. In attesa della prova della continuità, una prima risposta è già arrivata: la squadra è ancora con l'allenatore, e l'allenatore è ancora dentro i meccanismi di questa Juve. Arruffona e spesso confusionaria, però ieri sera e di nuovo basata su una forza nervosa con pochi eguali, almeno in Italia. "Cos'è cambiato? Gli ho detto di correre verso la porta avversaria... E' la verità eh", ha scherzato ancora Allegri, finalmente sornione. Il suo calcio semplice resta manifesto di un movimento differente: a volte sembra estremamente logico, altre volte fondamentalmente inutile. Come sempre, sono le sfumature ad aiutare. E gli episodi. Il grigio di Vlahovic? "Il mister è stato bravo a prepararla". Poi: "Dopo il primo gol è stato tutto più facile". Un'ammissione candida per una sensazione confermata: doveva stapparsi, la Juventus. E "rimanere in equilibrio", il più possibile.

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