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    La Juventus paga la scarsa ambizione sul mercato: nelle ultime ritmo da zona retrocessione

    La Juventus paga la scarsa ambizione sul mercato: nelle ultime ritmo da zona retrocessione

    • Nicola Balice
    A un certo punto la Juve aveva agganciato la vetta della classifica. Un primato virtuale, con l'Inter che aveva una partita in meno. Ma c'era pur sempre la formazione di Max Allegri in testa, da sola. Poi quel giocattolo che tutto sommato stava funzionando anche meglio del previsto (o del temuto), si è inceppato. Erano gli ultimi giorni di gennaio, teoricamente è per salvaguardare gli equilibri (di spogliatoio e di bilancio) che sul mercato non è stato effettuato nessun colpo di sostanza. In realtà aver rinunciato ad alzare il livello della squadra, soprattutto a centrocampo, ha fatto cedere quegli stessi equilibri: la Juve stava andando oltre, alcuni giocatori avevano tirato la carretta senza rifiatare praticamente mai nonostante l'assenza delle coppe europee, forse almeno un colpo di grande spessore (e le opportunità c'erano) avrebbe dato quella scossa alla squadra per credere davvero nello scudetto. Invece è arrivato il primo mezzo passo falso, il mercato è finito senza reali scossoni, la Juve è come se si fosse arroccata attorno a quell'obiettivo dichiarato della zona Champions che ha annullato la furia agonistica di un gruppo che sembrava in realtà voler sognare lo scudetto. Ed è iniziata la lenta gestione del vantaggio sulla quinta che sta, più o meno direttamente, influenzando una squadra che si è inceppata. Pure quando cambia volto e crea occasioni su occasioni, proprio come a Napoli.

    ANDAMENTO LENTO – E se sono i numeri a essere l'unica cosa difficilmente controvertibile, quella stessa Juve che a un certo punto (sei giornate fa, non una vita fa...) saliva in vetta alla classifica, ora ha un ritmo quasi da retrocessione. Il bilancio del girone di ritorno parla di una squadra da metà classifica, con un bottino che varrebbe il decimo posto. Quello iniziato con il passo falso con l'Empoli parla addirittura di una Juve in crisi reale: 6 partite, 5 punti, una sola vittoria e all'ultimo respiro contro il Frosinone. Gli equilibri? Saltati, per aria. È bastato forzare il turno di riposo di Kenan Yildiz per lanciare titolare Arek Milik in quell'occasione per perdere di vista la retta via: vincere con l'Empoli avrebbe portato la super-Inter a scendere in campo il giorno dopo a Firenze con un -4 da gestire e poi ad affrontare comunque dietro in classifica lo scontro diretto della settimana successiva. Questo sì, un discorso puramente virtuale e nel calcio con i “se” non si è mai andati da nessuna parte. Intanto la Juve si è persa, ha alzato bandiera bianca in ottica scudetto e continua a gestire il vantaggio sulla quinta. Ma così il campionato rischia di diventare interminabile. E domenica, senza Dusan Vlahovic, arriva l'Atalanta.

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