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Oggi è l'anniversario della fondazione dell'AIC (Associazione Italiana Calciatori), nata il 3 luglio 1968. Il mondo del calcio non riguarda soltanto i giocatori pagati a suon di milioni. Ci sono 5mila persone che lavorano nei club di Serie A (come magazzinieri, impiegati, centralinisti, guardiani, giardinieri, addetti alle vendite e al marketing) e aspettano un contratto nazionale. In questo senso è già stata avviata una trattativa fra la Lega Calcio e i sindacati Cgil, Cisl e Uil. 

A coordinare i lavori per conto delle società è l’avvocato Giampiero Falasca, esperto di diritto del lavoro al quale la Lega ha affidato tutte le questioni giuslavoristiche: "Anche se dal punto di vista economico pesano per il 99 per cento - le sue parole al Corriere della Sera -, i calciatori rappresentano soltanto il 5 per cento del personale alle dipendenze di una società di calcio e per tutte le altre figure c’è l’esigenza non soltanto di fare ordine con un’armonizzazione contrattuale ma anche con mansioni, qualifiche e orari che possano andare meglio incontro alle esigenze di aziende particolari". 

Il segretario della Slc Cgil milanese, Francesco Aufieri spiega: "L’obiettivo è quello di definire regole certe per tutti quelli che lavorano nel calcio per cento la quota rappresentata dai calciatori nel totale dei dipendenti delle società di calcio e anche, in un mondo dove girano ingaggi milionari, cercare un minimo di ridistribuzione, dal momento che si tratta di stipendi che oscillano attorno ai 1.500 euro al mese. Ma una volta definito il contratto della serie A siamo sicuri che arriveranno le altre categorie e poi gli altri settori. E contiamo sui riflettori delle Olimpiadi invernali del 2026 per migliorare le condizioni di lavoro nello sport, un settore che vale poco meno del 2 per cento del Pil nazionale. Il professionismo per calciatrici? Stiamo ragionando sul riconoscimento di un compenso di collaborazione sportiva, ma abbiamo chiesto al sottosegretario Giancarlo Giorgetti una legge che riconosca pari diritti a uomini e donne. In fondo le ore lavorate sono le stesse".