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Dimentichiamo la firma di Gigio Donnarumma, la conferma di Zlatan Ibrahimovic, l’arrivo di Ralf Rangnick, la permanenza di Paolo Maldini. L’8 maggio è il giorno del compleanno di Franco Baresi, che compie sessanta anni.

Il Milan, che aveva scartato il fratello Beppe, è fortunato perché quello scricciolo alto solo 170 centimetri, viene giudicato troppo esile e piccolo dai responsabili del settore giovanile di Inter e Atalanta. L’allenatore del Travagliato, Settembrino, insiste però con Italo Galbiati, che, da poco, aveva lasciato la società nerazzurra per trasferirsi al Milan.

Il provino avviene sotto gli occhi di Giovanni Trapattoni, Sandro Vitali e Gianni Rivera, che vengono colpiti dalla sicurezza, dalla intelligenza e dalla determinazione di Baresi. Al  U.S.O Travagliato vanno un milione e mezzo, con la clausola che, a ogni centimetro di altezza, sarebbe stato corrisposto un milione in più. Niels Liedholm che aveva assistito al provino di Rivera e che dopo qualche anno, avrebbe schierato in prima squadra anche Paolo Maldini, intuisce le splendide doti del ragazzo.

Forte personalità, classe illuminante, carisma infinito, velocità e forza, reattività e eleganza. A Verona, il 23 aprile 1978, non esita allora  a metterlo in campo dal primo minuto, vista l’assenza di “Ramon“ Turone. Nella stagione successiva nasce la leggenda di Franco Baresi. Nonostante i suoi diciotto anni, guida da vecchio nocchiero la difesa del Milan, che vince lo Scudetto della Stella. 

E’ il suo primo trofeo con la maglia rossonera
. Alla fine dei suoi epici venti anni, saranno dodici le medaglie che brillano sul suo petto. Sei Scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, tre Supercoppe europee, quattro Supercoppe italiane. 718 partite negli Immortali di Arrigo Sacchi e negli Invincibili di Fabio Capello, la squadra di Club più forte di ogni tempo, per la giuria Uefa.

I numeri non possono trasmettere le sensazioni che ha regalato Franco Baresi, il punto di riferimento della formidabile composta anche da Mauro Tassotti, Billy Costacurta, Filippo Galli e Paolo Maldini. E’ sufficiente un gesto perché scatti la trappola del fuorigioco, dove finiscono inesorabilmente gli attaccanti avversari, straniti, increduli e battuti. Ha giocato sotto la neve con la testa insanguinata. Con un braccio rotto dopo uno scontro con Klismann.

Dopo un intervento al menisco, ha recuperato in soli 23 giorni per giocare la finale del Mondiale negli Stati Uniti, soffrendo il caldo asfissiante, urlando  per i crampi, piangendo per il rigore sbagliato, ma, alla fine, eletto migliore in campo Non ero presente alla partita di addio, che si è disputata  il 28 ottobre 1997, a San Siro. Ho visto la partita da una stanza di albergo a Mosca, mentre una fitta nevicata imbiancava la piazza del Cremlino.

Un canale russo trasmetteva le sue ultime prodezze, il suo ultimo saluto ai tifosi del Milan, l’addio agli appassionati di calcio di tutto il mondo. Baresi lasciava il calcio. La sua maglia, la numero sei, veniva ritirata e non sarebbe stata più indossata, 6 per sempre, dunque caro Franco e… tanti auguri!

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