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Settantamila persone rappresentano il numero di coloro che possono riempire uno stadio per una partita di cartello. Settantamila sono gli abitanti dei Comuni della Lombardia e del Veneto che, almeno fino a questo momento, sono stati blindati nelle proprie case dalle quali non potranno uscire sino a quando non verrà stabilito che la quarantena è finita. Settantamila sono gli uomini, le donne e i bambini che, da ieri, vivono nell’angoscia di poter cadere nella trappola di “Covid 19” che non è la sigla di un computer di nuova generazione ma la definizione tecnica data dagli scienziati all’ennesimo “assassino” dell’umanità. 

La paura è tanta. La paura è anche necessaria perché ha la funzione di agire da anticorpo spingendoci ad agire con estrema prudenza. L’importante è che la paura non si trasformi in paranoia ossessiva e compulsiva generando episodi sconsiderati come quello della famiglia che, ieri, ha forzato la rete protettiva ed è scappata da Codogno per raggiungere il paese irpino di provenienza. Un gesto rischiosissimo sia per i “fuggitivi” e sia per tutti coloro che sono fatalmente venuti a contatto con loro durante il lunghissimo viaggio. In momenti eccezionali come questo la necessità di mantenere i nervi saldi e la mente lucida è un dato irrinunciabile. Così come sarebbe un atteggiamento negativo lasciarsi andare al fatalismo e quindi far finta di niente pensando in maniera errata che tanto andrà come deve andare e perciò combattere è inutile.

I due casi di reazione estreme appena citati, per fortuna, rappresentano una parte davvero molto esigua del panorama generale che si sta configurando nel nostro Paese. Inutile nascondersi che siamo soltanto all’inizio di una “partita” dove apparentemente partiamo come sconfitti. Lombardia e Veneto, già con i loro morti e gli infettati, hanno dovuto subire per primi l’aggressione del coronavirus che a vederlo così pare una palla di panna tempestato da fragoline di bosco. Per forza di cose il contagio non si fermerà alla due regioni già colpite. Piemonte ed Emilia Romagna già fanno i conti con quello che è destinato ad essere il futuro molto prossimo per tutto il nostro Paese. Non si tratta di allarmismo, a di consapevole realismo con tanto di ratificazione da parte del OSM il cui comunicato ufficiale parla di seria preoccupazione per l’Europa e soprattutto per l’Italia.
Ecco che, proprio in questo momento di grande e legittima preoccupazione, gli italiani tutti solitamente bistrattati e sfottuti stanno offrendo al mondo l’immagine di un popolo e di uno Stato di grande spessore civile, culturale e scientifico. Al primo segnale di allarme rosso è scattata l’operazione di difesa con l’innalzamento di barriere che dovrebbero perlomeno limitare i danni provocati da questa invasione aliena. Il governo, a cominciare dal premier Conte con tutti i suoi ministri e finalmente con il l’appoggio di quasi tutta l’opposizione, hanno messo in campo una task force di assoluta eccellenza. All’opera, ventiquattro ore su ventiquattro ore, tutti i vertici e gli operatori della sanità pubblica nazionale. Con loro uomini e donne della Protezione Civile oltre al numero incredibile di volontari. Le misure di sicurezza adottate, alcune delle quali potrebbero apparire restrittive per la libertà personale ma non lo sono, sono il massimo del fattibile fino a questo momento. E se si pensa che anche il giocattolo più prezioso per gli italiani, lo sport, è stato disattivato vuol dire che si lavora seriamente per una causa tremendamente seria.

Un esempio per il mondo e per l’Europa. Per la Cina, dove tutto e cominciato, che pur a conoscenza dell’imminente catastrofe ritardò di un mese la notizia. Per il Giappone che, fino a ieri, ha sottovalutato la situazione. Per l’Iran dove ancora la gente viene tenuta all’oscuro di tutto. Per gli Stati Uniti che si sentono lontani. Ma anche per la stessa Europa di quelle Francia e Inghilterra le quali non perdono mai occasione per impartirci lezioni assortite e che ora dovranno ammettere quanto e come la nostra ”Italietta” sia un polo di eccellenza soprattutto a livello sanitario al quale fare riferimento. Ora tocca a noi, tutti, cittadini sostenere l’esercito che è in campo. Con sana paura e con consapevole lucidità