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Massimo Moratti è il colpevole principale della crisi dell’Inter. Il neo-esonerato Gasperini e la dirigenza nerazzurra (dagli esperti Uefa Branca ad Ausilio al neo-cultore del fair play finanziario Paolillo, passando per l’inspiegabile Filucchi) sono solo prodotti degli errori del neo-morattismo, non possono inventarsi qualità che non hanno e non avranno mai. Rifiutiamo quindi il tiro all’allenatore che piace a molti media che non possono parlare male della proprietà, non fosse altro che perché il proprietario rimane e i giocatori passano. E poi, diciamola tutta, sono ben pochi i direttori capaci di resistere alle telefonate di protesta di personaggi che ritengono importanti e potenzialmente utili per il mantenimento della poltrona: per questo le cronache sono infestate di ‘assente per un indolenzimento’ e ‘ci aspettano dieci finali’. Gasperini è stato liquidato per manifesta inadeguatezza ad una squadra di alto livello, il che non significa che non sia un buon allenatore: il taxista non saprebbe guidare una macchina di Formula Uno, ma è vero anche che Vettel farebbe fatica a districarsi nel traffico di una città. Gasperini non è da Inter, è sicuro, mentre è possibile che Mourinho-Vettel non sia da Crotone o da Genoa. L’atteggiamento in campo dei giocatori dell’Inter è figlio del logorio, perché il declino raramente è graduale, ma anche della sponda psicologica data da Moratti: non occorre essere un grande conoscitore di retroscena per intuire che Gasperini era stato scelto (e nemmeno era la prima scelta) come allenatore di transizione per far passare un anno e arrivare al 2012 quando potrebbero essere disponibili diversi uomini della Provvidenza. L’impossibile Guardiola, il troppo intelligente (per tornare) Mourinho, il troppo targato Ancelotti, il possibilissimo Capello, più le suggestioni alla Baggio che da boutade al momento del limoncello rischiano sempre di diventare realtà. Insomma, la delegittimazione preventiva di un allenatore conta più delle difficoltà di apprendimento di un modulo comunque inapplicabile con tre centrali difensivi non rapidi sul breve e centrocampisti che non filtrano. Mentre scriviamo queste righe l’Inter è nelle mani di Baresi e Bernazzani, in attesa di un Ranieri che come traghettatore sarebbe la soluzione migliore e lo sarebbe stata già a luglio. Non gli si chiederà di vincere un trofeo importante, cosa che del resto non è la sua specialità, ma di non sbracare e di raggiungere almeno il terzo posto da Champions. Molti giornalisti morattiani detestano Mourinho e i suoi ammiratori (noi ne facciamo parte, non dei giornalisti morattiani ma degli ammiratori di Mourinho sì), definiti amabilmente ‘vedove’. Ma la principale vedova di Mourinho è proprio Moratti, che in un anno ha fatto di tutto per distruggere l’identità creata dal portoghese che non portava cronisti a cena. Non tollerava il sentir parlare di Inter di Mourinho. Bene, adesso è tornata l’Inter di Moratti.