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Sette volte in Serie A in cento e un anno di storia. Sette volte per una squadra che rappresenta una città di poco più di 40.000 abitanti. Ci sono stati altri esempi di comunità minuscole in grado di toccare la Serie A, come Mantova, Ascoli, Lecco, Vercelli, Frosinone, Torre Annunziata, Sassuolo, Casale Monferrato e Novi Ligure, tutte sotto i 50.000 abitanti, ma negli anni Duemila, Sassuolo a parte, solo l’Empoli ha resistito ai livelli più alti. E’ un esempio di calcio per l’Italia, ma lo è soprattutto per la Toscana che domenica scorsa ha visto la retrocessione in Serie D di quattro storiche rappresentanti come Arezzo, Lucchese, Livorno e Pistoiese, e che ancora non conosce il destino della sua squadra di vertice, la Fiorentina, in lotta per la salvezza.

L’Empoli è tornato in A giocando il calcio più bello di tutta la Serie B. C’erano squadre come Lecce, Salernitana e soprattutto Monza, assai più attrezzate degli azzurri, ma il primato dei toscani non è mai stato in dubbio. Gli azzurri hanno perso solo due partite, onorando il “Carlo Castellani” dove non hanno mai concesso i tre punti agli avversari. La promozione è arrivata insieme al primo posto matematico con 180 minuti ancora da giocare. Magari ci sbagliamo, ma sul conto dell’allenatore che l’ha portato in A avremo belle notizie in futuro. Alessio Dionisi ha 41 anni, ha cominciato presto ad allenare, nel 2014 in Serie D con l’Olginatese, dove aveva chiuso la sua carriera da difensore centrale molto tecnico e poco robusto, e dove è stato presto licenziato. 

Proprio l’esonero gli ha dato la spinta, si è messo a studiare, a osservare gli allenamenti, a cercare soluzioni di gioco. Ha allenato due anni in D col Borgosesia, un altro anno sempre in D col Fiorenzuola, poi in C con l’Imolese, l’anno scorso in B col Venezia dove l’ha pescato Fabrizio Corsi, uno che per gli allenatori ha una specie di pollice verde. Corsi è alla sesta promozione su sette e nella sua carriera presidenziale ha conquistato la promozione con tecnici come Spalletti e Sarri.
Ecco, Dionisi è su questa linea, sia pure all’inizio di questa linea. Ha puntato sul 4-3-1-2, una specie di dogma empolese dagli anni di Sarri in poi, anche perché giocava con lo stesso modulo pure a Venezia. L’Empoli ha divertito e ha alimentato le sue vittorie e le sue ambizioni col gioco. Due terzini che spingono (Parisi e Sabelli), due difensori centrali forti fisicamente (Romagnoli e Nikolaou), un regista classico (Stulac) dall’ampia visione calcistica, due interni che si inseriscono (Zurkowski e Haas), un trequartista tecnico e fantasioso (Bajrami), due attaccanti che si completano (Mancuso e La Mantia).

Dionisi ha creato una squadra brillante, organizzata, arrembante, una squadra che ha sempre giocato a calcio, ma la società lo ha sostenuto con intelligenza offrendo al tecnico alternative validissime, tanto da poter scegliere, senza paura di perdere qualità, fra due giocatori per ogni ruolo: Furlan in porta, Fiamozzi e Terzic come terzini, Casale e Pirrello al centro della difesa, Crociata, Ricci e Bandinelli a centrocampo, Moreo trequartista, Olivieri e Matos attaccanti. L’Empoli è andata in testa al campionato alla 16a giornata e come prima è arrivata in Serie A. Il modello vincente.