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E' un risveglio da incubo quella della Roma, letteralmente annichilita dalla prestazione della Lazio nel derby di ieri sera e bocciata una volta di più alla prova del nove. La squadra di Fonseca, bella e talvolta irresistibile sul piano estetico contro avversari di caratura inferiore, si scioglie regolarmente al cospetto di squadre che competono per i medesimi obiettivi, ossia uno dei primi quattro posti della classifica che valgono l'accesso alla Champions League della prossima stagione. Il pesante ko contro i biancocelesti ha confermato l'incapacità di vincere gli scontri diretti e messo in luce dati decisamente allarmanti.

LA DIFESA NON FUNZIONA - Tre pareggi - diversi tra loro - contro Juve, Milan e Inter, ma anche e soprattutto tre ko che hanno avuto le proporzioni del tracollo con Napoli, Atalanta e Lazio. Al di là di una fragilità mentale che inizia a diventare un fatto conclamato, c'è una fase difensiva che non può che inquietare Paulo Fonseca e la dirigenza giallorossa, apparentemente alla ricerca sul mercato soltanto di esterni, quando la vera emergenza risiede invece nel reparto più arretrato. Delle prime sette della classifica, la Roma è la squadra che ha concesso più reti alle propri rivali, ben 29 dopo 18 partite: Juve e Napoli - che hanno una partita da recuperare - guardano tutti dall'alto verso il basso a quota 16, mentre la capolista Milan si ferma a 19 e l'Inter, considerata da molti come la grande favorita per il titolo, ne ha concessi 4 in più.
DOV'E' EDIN? - I problemi fisici che hanno condizionato sin qui la seconda stagione italiana di Smalling, le prestazioni alterne di Mancini e Ibanez e il lento inserimento di Kumbulla stanno presentando un conto salato, che al momento non consentono di poter parlare di una Roma da scudetto. Trafitta a più riprese anche e soprattutto nelle partite in cui sarebbe chiamata a fare la differenza in positivo (18 gol incassati nei big match) e al momento sprovvista anche di un centravanti in grado di spostare gli equilibri negli appuntamenti di gala. Di Edin Dzeko non si discute il valore assoluto, ma non può passare sotto silenzio il fatto che, tolte le reti contro Milan e Atalanta, anche questa prima metà di stagione abbia confermato la tendenza delle ultime annate a fare scena muta nelle occasioni nelle quali un calciatore del suo livello dovrebbe emergere e trascinare il resto della truppa.
La Roma si lecca le ferite e si interroga sui propri limiti, perché la corsa all'obiettivo dichiarato del quarto è destinata a complicarsi se non arriverà una svolta immediata. Nella testa e nei numeri.