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Minuto 66 di Napoli-Roma. Paulo Fonseca guarda Nicolò Zaniolo e sentenzia: "Tocca a te". A 176 giorni di distanza, ecco il ritorno in campo dopo l'incubo della rottura del crociato. Difficile dimenticare l'immagine delle lacrime in barella dopo che il ginocchio aveva fatto crac: il futuro, in quel momento, pareva tutto nero, con il sogno Europeo (quasi) sfumato all'orizzonte. Poi sono arrivati la pandemia, il lockdown e le conseguenze tragicamente note a tutti che hanno trasformato le notti d'estate in serate di campionato.

NON VIENE BLINDATO - Già, parziale, perché la situazione della Roma è tutt'altro che felice. Tre sconfitte di fila, la panchina di Fonseca a rischio, una dirigenza scombussolata dai recenti avvenimenti e una proprietà tanto criticata quanto incerta in merito al futuro. Così come incerto è il destino di Zaniolo, gioiello instabile del club. Fienga, nel pre-partita della sfida contro il Napoli, si è rifugiato dietro una diplomazia che nasconde però il pericolo di un addio: "Abbiamo un progetto che deve creare le condizioni affinché i calciatori abbiano le giuste ambizioni. I calciatori sono consapevoli di ciò e stanno lavorando, vediamo a fine stagione a che punto sarà il progetto e faremo le nostre valutazioni". Frasi dove desideri e realtà si uniscono un verdetto semplice: la società non ha blindato Zaniolo.

IL PUNTO - Conseguenza inevitabile di una situazione, quella finanziaria, che non può lasciare tranquilli. Il rosso da quasi 130 milioni, l'indebitamento da 280 milioni e il calo di oltre 100 milioni del fatturato sono allarmi che si ripercuotono sul mercato. La Roma vuole trattenere Nicolò a tutti i costi, ma è altresì conscia che andrà fatta cassa con le cessioni. Le priorità, quanto alle uscite, portano ai nomi di Under, Cristante, Kluivert e i tanti esuberi in rosa, ma è chiaro che - qualora non si trovassero accordi convincenti - il sacrificio di Zaniolo diventerebbe obbligato. La storia recente insegna: basti guardare all'affare Alisson, ceduto davanti a un'offerta irrinunciabile. Ecco perché, qualora a Trigoria arrivassero 60-70 milioni, l'addio sarebbe naturale.