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E’ il 30 luglio 1983. Siamo ad Horning, una cittadina ad un tiro di schioppo da Aarhus, la seconda città più grande della Danimarca.
Il giorno dopo ad Aarhus si giocherà la finale del più importante torneo di calcio giovanile del paese.
Ad assistere all’incontro e a premiare i ragazzi a fine partita sarà nientemeno che Sepp Piontek, il selezionatore della nazionale danese che sta portando i biancorossi danesi a livelli di preminenza nel calcio mondiale grazie anche a calciatori del valore di Michael Laudrup, Alan Simonsen, Soeren Lerby, Morten Olsen, Frank Arnesen e Preben Larsen Elkjaer.

E’ terminato l’ultimo allenamento degli allievi dell’ASA Aarhus, squadra locale che l’indomani sarà una delle finaliste del torneo.
Il “Mister” annuncia l’undici titolare per l’indomani.
Tra i prescelti c’è anche lui, Stig Tofting.
Il tredicenne, ebbro di gioia, inforca la sua bici e percorre a tutta velocità la manciata di chilometri che separano il campo di allenamento dalla sua abitazione.
Non vede l’ora di dare la notizia ai genitori, ai nonni e agli amici del quartiere.
Quando arriva a casa però c’è qualcosa di strano.
Non c’è la classica scena del sabato pomeriggio alla quale Stig era abituato.
La madre non è affacciata alla finestra a salutarlo e il padre non è in giardino a giocare con Lucky, il loro adorato Golden retriever.
C’è solo un grande e insolito silenzio.
Poi dal piano rialzato della casa dei Tofting arriva un debole guaito di Lucky.
“Non sarà mica ferito ?” è il primo, preoccupato pensiero di Stig.
Corre su per le scale ma quando apre la porta la scena che si trova davanti è devastante, quasi irreale.
Lucky gli corre incontro.
Lucky è però l’unica presenza ancora in vita oltre a lui in quella stanza.
Il corpo del padre è a terra, a coprire il proprio sangue.
Con il suo fucile da caccia a pochi centimetri.
Qualche metro più in là c’è anche il corpo della madre, anche lei senza vita.
“Ero sicuro, assolutamente sicuro, che fosse solo un brutto sogno” dirà Stig diversi anni dopo in una delle pochissime occasioni in cui accetterà di parlare di quello che accadde quel giorno d’estate.
Quando capisce che invece è tutto tragicamente reale, Stig esce di casa e corre dai nonni.
Nel marasma delle ore seguenti ad una tragedia così efferata quanto inspiegabile il piccolo Stig dirà solo una cosa: “io domani quella finale la gioco”.
E così sarà.
Non solo.
Stig e i suoi compagni alzeranno al cielo il prestigioso trofeo e lui stesso riceverà dalle mani di Sepp Piontek il premio quale miglior calciatore del torneo.
Una gioia immensa.
… Meno di 24 ore dopo la tragedia che cambierà per sempre la sua vita …



Stig Tofting troverà proprio nel calcio la forza di andare avanti, provando, per quanto possibile, a rimuovere dalla memoria quel maledetto giorno d’estate.
Nel calcio troverà il modo di canalizzare gran parte della rabbia che ha dentro e con cui dovrà fare i conti per il resto della vita.
Non sempre ci riuscirà.
Fuori dal rettangolo verde gli riesce spesso difficile elaborare quel lutto e controllare la sua comprensibile frustrazione.
Ci saranno amicizie sbagliate, ci saranno risse, scazzottate, atti vandalici e persino anche qualche piccolo furto a fare da “contorno” alla sua adolescenza.
Nel frattempo però la grande cultura e il rispetto proprie della natura del popolo danese aiutano in qualche modo Stig a voltare pagina.
L’omicidio-suicidio dei genitori di Stig viene mantenuto nello stretto riserbo dell’ambito locale.
Niente mass media e tv nazionali a gettare fango e sentenze su una tragedia famigliare.
La volontà da parte di tutti i suoi concittadini è quella di aiutare il giovane Stig ad andare avanti e a vivere appieno la sua vita dove il calcio sta diventando sempre più importante.
Nel frattempo Stig è diventato infatti titolare del “AGF” (Aarhus Gymnastikforening) e le sue prestazioni hanno iniziato ad attirare l’attenzione di diversi club europei, tedeschi in particolare.
Sarà proprio uno di loro, l’Amburgo, a spuntarla.
Dopo un promettente inizio però Stig Tofting vedrà il suo spazio in prima squadra ridursi drasticamente.
Tornerà in prestito in Danimarca più di una volta.
La svolta per la sua carriera arriverà con il trasferimento al MSV Duisburg nel 1997.
Titolare inamovibile con “le zebre” della North Rhine-Westphalia, le sue eccellenti prestazioni nel cuore del centrocampo attireranno finalmente le attenzioni della Nazionale del suo Paese.
Entrerà a far parte stabilmente della rosa e già nel Mondiale di Francia del 1998 collezionerà due presenze.
La sua rabbia però non si è placata.
L’anno successivo un diverbio con un altro avventore di un locale di Aarhus finisce in rissa.
Venti giorni con la condizionale e prima “macchia” (e non sarà l’ultima) sulla sua fedina penale.
La carriera però non conosce soste. E’ sempre più spedita e ricca di soddisfazioni.
Nel 2000 tornerà all’Amburgo per riprendersi un posto in prima squadra mentre in Nazionale giocherà da titolare gli Europei di Belgio e Olanda di quell’estate formando con il “gemello” Thomas Gravesen una efficace quanto temibile coppia di centrocampisti centrali.
Due anni dopo, quando Stig ha ormai 33 anni, arriva il coronamento di una carriera: il Mondiale in Corea e Giappone dove sarà uno dei principali protagonisti della sua Danimarca e non solo.
Pressa come un ossesso, affonda i tackles rubando palloni su palloni dai piedi degli avversari distribuendoli poi con intelligenza e senso geometrico.
Non a caso lo chiamano fin da ragazzo “il tagliaerba” visto che “ama sradicare tutto quello che passa dalle sue parti e dove affonda i suoi tackles non ricresce più l’erba” come amava ripetere il mister danese Richard Moller Nielsen, che per primo convocò Stig in Nazionale.
Nel primo turno la Danimarca impressiona.
Vince con Uruguay e Francia e pareggia con il Senegal.
Negli ottavi ai danesi tocca l’Inghilterra ma quel giorno si “spegne” la luce e i biancorossi di Morten Olsen, sconfitti nettamente per 3 reti a 0, devono abbandonare la competizione.
Al ritorno in patria e in una serata di festeggiamenti per il comunque più che dignitoso mondiale, al Cafè Ketchup di Copenhagen, Tofting perde ancora una volta il controllo.
Una diatriba con il titolare del locale finisce con una testata di Tofting in pieno volto al malcapitato gestore, reo, pare, di aver chiesto a “Toffe” e compagni di abbassare un pochino i toni dei loro festeggiamenti.
Stavolta però la legge non sarà più così tenera.
Tofting viene condannato a quattro mesi di reclusione
che sconterà regolarmente e senza sconti tra l’aprile e il luglio del 2003.
Anche la carriera calcistica è ormai al crepuscolo.
Il Bolton, che lo aveva prelevato l’anno prima qualche mese prima dei Mondiali, pone termine al suo contratto.
Di fatto si chiude la carriera di Tofting ai vertici del calcio anche se in Cina e soprattutto nella sua Danimarca riuscirà ancora a togliersi qualche soddisfazione, come conquistare la promozione nella massima serie danese con il Randers e nello stesso anno vincere la Coppa di Danimarca.
Qualcuno pensa che nel frattempo si sia dato una calmata ?
Proprio per niente !

Nel luglio del 2004 altro diverbio, stavolta nel traffico cittadino con un altro guidatore colpevole di aver salutato con il dito medio una manovra di Tofting, mentre pochi mesi dopo il suo AGF, dove era tornato dopo l’esperienza in Cina, lo licenzia dopo che alla festa di Natale della squadra pare che Stig tra testate e pugni abbia steso un paio di compagni di squadra.
Dopo qualche breve esperienza come allenatore e preparatore atletico ora Stig “Toffe” Tofting è un pacato, misurato e competente commentatore calcistico su uno dei canali della tv danese.
Chissà, forse buona parte di quella rabbia e di quel dolore se ne sono andate.
Per molti è solo un mezzo teppista, violento e sconsiderato.
Per altri una vittima che semplicemente non ha mai superato quel terribili giorni vissuto da ragazzo.
Non ci interessa giudicarlo. Ci piace pensare che la sua storia vada semplicemente raccontata perché è comunque una storia di coraggio e di resilienza.
Una cosa però non va dimenticata: Tofting, il “tagliaerba”, è stato un eccellente giocatore di calcio … anche se porterà per sempre con sé i suoi angosciosi ricordi e se continuerà, ogni tanto, a prendere a pugni e testate il mondo intero.


ANEDDOTTI E CURIOSITA’

Purtroppo, anche in un paese civile e dal grande senso etico come la Danimarca ci sono eccezioni. Una di queste è il Direttore del giornale scandalistico “Se eg Hoer” che decide di raccontare al paese intero il dramma vissuto da “Toffe” 17 anni prima.
Stig non solo era riuscito a tenere nascosta ai media questa storia ma soprattutto non ne aveva ancora mai parlato ai propri figli, che scopriranno da un insulso giornale quanto accaduto ai loro nonni.
La reazione non è però quella che si attendono gli azionisti e il direttore del giornale: non ci sono migliaia e migliaia di copie vendute ma c’è una nazione intera è compatta nel condannare un gesto così vile e meschino e per di più pochi giorni prima del momento più importante della carriera di Tofting.
C’è un intero paese che prende le difese di uno dei suoi ragazzi meno fortunati.
Saranno parecchie le “teste” a saltare nella sede di “Se eg Hoer”, prima fra tutte quella del Direttore del giornale Peter Salskov.

I Mondiali di calcio del 2002 sono stati come detto il coronamento della carriera di Tofting … che però ha davvero rischiato di non giocarli neppure !
Passato al Bolton del febbraio del 2002 il mese successivo, alla sua quarta partita con il Club, Tofting è vittima di un serio infortunio.
Riesce a rientrare solo all’ultima di campionato, dimostrando però al selezionatore danese Morten Olsen di aver recuperato appieno e di essere quindi pronto a rientrare in Nazionale.

Sempre poco prima dell’inizio dei Mondiali del 2002 Tofting, insieme al “compagno di merende” Thomas Gravesen decide di sottoporre il compagno di squadra Jesper Gronkjaer ad uno dei più classici scherzi da spogliatoio.
Uno dei due tiene fermo l’attaccante allora in forza al Chelsea, mentre l’altro prima lo spruzza con acqua gelata e poi gli infila cubetti di ghiaccio dappertutto, pantaloncini compresi.
Gronkjaer non è particolarmente lieto di sottoporsi a questo trattamento e prende a male parole Tofting. Il quale, come facile immaginare, reagisce immediatamente.
Volano calci e pugni ma quando Tofting inizia a stringere il collo del compagno di squadra intervengono per fortuna i compagni a dividerli. Il problema è che nella colluttazione Gronkjaer rimediò una ferita all’occhio che rischiò di compromettere il suo esordio contro l’Uruguay di quel Mondiale.

Come se il destino non avesse preso abbastanza di mira Stig Tofting nel 2003 si vede portare via dalla meningite il terzo figlio, nato solo tre settimane prima.
“No regrets” si intitola la sua autobiografia.
Titolo perfetto per raccontare la storia di un uomo che di errori ne ha fatti tanti e che probabilmente continuerà a farne.
Ma che comunque sia il bilancio tra quello che ha dato e quello che la vita gli ha tolto, non ha alcuno rimpianto.


E INFINE...
Dicevamo che Stig Tofting è un apprezzato commentatore di un canale sportivo danese.
Pacato, equilibrato e competente.
Beh ecco … non sempre esattamente un “signore” però …