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La notizia era nell'aria e sta lentamente prendendo sempre più piede anche all'interno della sede della Uefa a Nyon. Il board direttivo della federcalcio europea si è reso conto, dopo averlo sospeso nel corso della passata annata in seguito allo stop dei campionati per il covid, che il Fair Play Finanziario introdotto nel 2014 non aveva più senso di esistere, perlomeno non in questa forma. 

UN FLOP - È durato 7 anni in cui sì, il calcio ha più o meno calmierato le proprie spese folli, ma c'è chi (analisti, dirigenti e studiosi) è pronto a giurare che l'abbassamento dei costi non c'entri nulla con questo strumento. Il Fair Play Finanziario ha infatti colpito pochi club, in maniera incredibilmente iniqua e non sottotraccia, bensì alla luce del sole con top club soltanto sfiorati o meglio "minacciati" e altri pesantemente penalizzati. 
CHI RISARCISCE INTER E ROMA? - Non siamo ai livelli di "scusate, abbiamo sbagliato", ma quasi, perché 7 anni dopo la Uefa è pronta a rivedere il Fair Play Finanziario perché "non ha più senso". E quei club o meglio quei proprietari che sono stati costretti a porre un freno alla possibilità di investire, (solo alcuni, mica tutti) magari, rallentando un percorso di crescita che avrebbe potuto generare ricavi in fretta, riportando le squadre in competizioni come la Champions che generano maggiori introiti agevolando? Chi risarcisce, ad esempio, l'Inter di Suning o la Roma di Pallotta per i 3 anni di settlement agreement? E la mancata partecipazione del Milan ai preliminari di Europa League 2019 a cui, per fortuna, non ha fatto seguito un nuovo settlement agreement con la proprietà Elliott?