"Una rosa è una rosa, una rosa, una rosa" (citazione Gertrude Stein). E allora una Viola cos'è? A stare a quel che la pianta di Pioli ha mostrato nel primo tempo di Genova la Viola di Firenze è un bell'arbusto, ricco di infiorescenze e di bocciuoli pronti a sbocciare. Pronti, appunto a sbocciare. Ma non ancora sbocciati completamente. La pianta Viola insomma è gonfia di corolle chiuse che un giorno si apriranno. Bel primo tempo della Fiorentina, dicevo, il tridente Pjaca-Simeone-Chiesa è fiorito in un amen, il precocissimo (13') gol del centravantissimo argentino - un ex genoano col dentino canonicamente avvelenato - aveva inclinato il match dalla parte degli ospiti ma le partite contemplano due tempi e l'indomita Sampdoria - straordinaria la prova di carattere - ha risalito alla grande la corrente. Ha pareggiato i conti al quarto d'ora della ripresa con un golazo di Caprari, che Roberto Mancini, in tribuna, si è certamente annotato nel suo taccuino azzurro. E alla fine è stato pareggio. Bello. Giusto. Promettente per entrambe le squadre. Sabato sera scende a Marassi l'Inter tornata alla vita sulle spoglie del Tottenham... Sarà ancora spettacolo. Scommettiamo? E pure al Franchi non si scherza, arriva la Spal seconda in classifica.

La Sampdoria? Aveva scoppiato con cinque gol il palloncino-Frosinone. Ovvio che la Fiorentina fosse un osso assai più duro da rosicchiare epperò non si capisce tutta quella frenesia iniziale, gli assalti all'arma bianca e a pieno organico che hanno finito per fare la fortuna della Fiorentina, che ci ha costruito il vantaggio. Negli spazi invitanti concessi dai giocatori blucerchiati si sono gettati felici i cavalli da corsa con la gualdrappa viola, favoriti da un'avversaria che via via si allungava anziché stringere le linee fra i reparti e chiudere le linee di passaggio agli avversari. Ne ha guadagnato lo spettacolo, che però ha indispettito il pubblico sampdoriano (10.400 persone sono transitate ai tornelli, il 60% dell'audience abituale, gli abbonati sono poco più di 17mila).

Giampaolo aveva annunciato alla vigilia un robusto turn over, in ragione dei fitti impegni che attendono la sua squadra nei prossimi dodici giorni: sabato l'Inter, mercoledì la trasferta di Cagliari e domenica 1° ottobre la Spal a Marassi. Il turn over si è ridotto al ritorno di Tonelli per Colley al centro della difesa e sull'out arretrato di destra all'inserimento di Sala per il polacco Bereszynski, giudicato dal tecnico bisognoso di riposo. E proprio sugli out la Sampdoria nella prima frazione è finita sulla graticola toscana.

Match assolutamente anomalo, il recupero della prima giornata di campionato, l'esordio genovese della Sampdoria era saltato per la tragedia del Ponte Morandi. Stadio dimezzato in termini di presenze - i tifosi organizzati della Sampdoria hanno chiamato allo sciopero per protesta contro data e orario della partita - l'appello è stato raccolto ma erano comunque diecimila abbondanti sugli spalti, sguarniti di striscioni e bandiere, e il tifo era caldo e tonante come al solito. Bel gesto della Fiorentina che in mattinata si era recata al Ponte Morandi a rendere omaggio alle vittime del crollo. Il calcio mercenario conosce ancora spicchi di umanità.

Gran partenza blucerchiata, Dragowski regala palla a Caprari che, sorpreso dal cadeau, calcia debole sul fondo. In gol va invece la Fiorentina. Pescato dal largo da Biraghi, Simeone infila di testa Audero sul secondo palo (Andersen dov'eri?). Il portiere doriano si era già superato in uscita alta su un retropassaggio troppo fiacco di testa da parte di Andersen, bloccando il pallone colpito morbido dal centravanti viola. Ma era stata la Sampdoria a scaldare la folla, con alcune incursioni rifinite (così così) da Caprari. Dalla tribuna il ct azzurro Roberto Mancini avrà apprezzato la verve del romanino, uno dei sette italiani in campo al 1'. I cinque blucerchiati Audero, Tonelli, Sala, Caprari e Quiagliarella, e i viola Biraghi e Chiesa.

La Fiorentina del primo tempo è una fisarmonica che allarga il gioco profondo sugli esterni, Chiesa e Pjaca sono frecce pungenti, troppo rapide per Sala e Murru, non precisamente una sicurezza nell'uno contro uno. Copione scritto e previsto senonché non si vedono contromisure efficaci da parte doriana, la Fiorentina si rintana e conta i passi degli avversari. Troppo centrale la manovra blucerchiata, l'imbuto inghiotte i soprassalti di Quagliarella,, le finte di Caprari e i guizzi di Defrel. E in mezzo al campo, beh là nel terreno dove tutto nasce e muore, la rapidità di piedi e di mente di Veretout, Edimilson e Gerson è benzina a 98 ottani per i cannoni viola e così non stupisce la pall-gol rifinita al largo dal tarantolato Federico Chiesa - papà Enrico, genovese purosangue ed ex sampdoriano può andar fiero di lui - che innesca Pjaca sul dischetto. Sinistro presuntuoso - il gol è già fatto, no? - e invece Audero con un riflesso felino gli concede soltanto il corner.

Il gol sembra fatto, di nuovo, ma dalla parte opposta del campo: 42', punizione dai 23 metri per fallo su Quagliarella (Maresca troppo corrivo con gli speroni viola) il destro a giro di Caprari manda il pallone a schiantarsi sulla traversa, forse col tocco, decisivo, di Dragowski. Sfortuna? No. "Un palo o una traversa sono gol sbagliati", sentenziava il sommo Fulvio Bernardini, che a Firenze vinse lo scudetto (1956) e a Genova negli anni Sessanta si coprì di gloria portando ripetutamente in salvo una piccola ma dignitosissima Sampdoria.

Tornando al presente. Il vantaggio viola a metà gara non appare usurpato, la Fiorentina ha giocato meno palloni della Sampdoria ma l'ha fatto con maggiore acume tattico e lucidità. Ma come direbbe il Trap non dire gatto ecc ecc e difatti nella ripresa il gatto viola salta fuori dal sacco. E graffia la Viola. La Sampdoria è arrabbiata e un poco più saggia, quasi subito Giampaolo dà spago a Praet (esordio stagionale dopo l'infortunio al ginocchio) e il pareggio non è più una chimera. Il micidiale destro incrociato di Caprari, al quarto d'ora non lascia scampo a Dragowski. Pioli corre ai ripari cambiando Pjaca con Mirallas - sempre tridente è - e il match si infiamma. Si gioca in una bolgia dantesca, i 10mila sembrano tre volte tanti da quanto urlano, e la Sampdoria non si accontenta. Rotear di scarpe bullonate, clangore di stinchi che cozzano come alabarde, Maresca incede sull'erba come se la cosa non lo riguardasse. E tuttavia tiene a bada i più facinorosi, sventolando opportuni cartellini gialli sotto il naso di Linetty, Veretout, Benassi e Tonelli. Calcio vero, insomma. Sugli esterni Sala e Murru hanno preso le misure a Mirallas, subentrato a Pjaca al 16' e a Chiesa, sostituito nel finale da Sottil. Dietro la Doria ha smesso di ballare e la musica, adesso, la suona la banda genovese.
Il finale è da elettrocardiogramma sotto sforzo. Travolgente la Sampdoria che vuole vincerla, la Viola è viva ma un poco appassita, tenta qualche contrassalto ma bada soprattutto a far argine alla mareggiata blucerchiate. La fucilata secca rasoterra di Mirallas (41') è di quelle da infarto, chissà se Audero sarebbe arrivato sul pallone sfilato appena oltre il palo. E poi pure Milenkovic mette i brividi alla folla di casa. Chissà chissà. Se se. E se Maresca avesse fischiato il calcio i rigore a Kownacki caduto in area allo spirare del match? Ma no, non era rigore. Gustiamoci questo bel pari e arrivederci alla prossima.

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Sampdoria-Fiorentina 1-1 (primo tempo 0-1)

Marcatori: 12' p.t. Simeone (F), 15' s.t. Caprari (S)
Assist: 12' p.t. Biraghi (F), 15' s.t. Barreto (S),

Sampdoria (4-3-1-2): Audero; Sala, Tonelli, Andersen, Murru; Barreto, Ekdal, Linetty (9' s.t. Praet); Caprari (24' s.t. Ramirez); Defrel, Quagliarella (36' s.t. Kownacki). All. Giampaolo

Fiorentina (4-3-3): Dragowski; Milenkovic, Pezzella, Vitor Hugo, Biraghi; Edimilson, Veretout, Gerson (24' s.t. Benassi); Pjaca (16' s.t. Mirallas), Simeone, Chiesa (36' s.t. Sottil). All. Pioli.

Arbitro: Fabio Maresca della sezione di Napoli

Ammoniti: 37' p.t. Sala (S), 5' s.t. Linetty (S), 26' s.t. Veretout (F), 34' s.t. Benassi (F), 40' s.t. Tonelli (S),