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Spese, ricavi, bilanci sani. Il tema della sostenibilità è alla base del progetto Superlega, naufragato dopo soli due giorni sotto le proteste di governi, giocatori e soprattutto tifosi. Ma non solo: sostenibilità ed equilibrio sono anche punti cardini del Fair Play Finanziario, progetto introdotto dall'Uefa nel 2009 per contenere le spese folli e orientare i club verso periodi di auto-sostentamento finanziario. Tra i tre padri del FFP vi è anche Umberto Lago, economista vicentino, professore all'Università di Bologna, per nove anni al servizio dell'Uefa come membro del Financial Control Body e, dal 2015 al 2017, responsabile della camera investigativa. 

Professore, che reazione ha avuto dopo l'annuncio della Superlega?

"Sono rimasto sorpreso dalla rapidità con cui le cose sono precipitate. Che il progetto fosse nell'aria lo si mormorava, ma mi ha spiazzato il modus operandi. Si sono mossi con velocità e in modo ostile. Penso anche ad Andrea Agnelli, per il ruolo che ricopriva nell'Eca, nel board dell'Uefa e per la posizione avuta verso i fondi in Lega. Spero ci sia un modo per ricucire".

Tralasciando questioni etiche, sportive e morali, economicamente le pare una buona soluzione? Era l'unico modo per uscire dalla crisi?

"No. Non è l'unico modo, è certamente un modo. Ciò che è indubbio è che stiamo parlando di un'operazione extra-calcistica, da show business, è solo entertainment. I club puntano alle nuove generazioni, meno affascinate di noi dalla tradizione, dalla Storia e dalle storie come le squadre di provincia. Questo mondo non c'è più, ora ci sono Netflix, Twitch e i videogames... Vogliono strutturare tutto intorno agli highlights e alle sfide campioni contro campioni, ma a quel punto non raccontano più storie come Zico all'Udinese o Maradona al Napoli, che facevano vivere il calcio anche al di fuori delle grandi città. Questa vicenda ha un senso economico, non so se ce l'ha da un punto di vista sportivo. Penso comunque ci fossero altri modi per provare a risollevarsi, senza rompere in modo così eclatante. Si è trattata di una scommessa generazionale, significa puntare su chi gioca a Fortnite e vive su Twitch, lasciando perdere i quaranta-cinquantenni che pensavano al calcio come sport. Mi chiedo chi gliel'ha fatto fare: non c'era un altro modo? L'Eca aveva fatto passi in avanti, si poteva ottenere qualcosa di più restando all'interno delle istituzioni".

Cosa dovrebbe fare, ora, l'Uefa?
"È una domanda molto difficile. La nuova Champions League, evidentemente, non è abbastanza. Bisognerebbe vendere meglio il prodotto, arricchirlo e far entrare i club nella governance dell'Uefa. Se è vero che i prodotti più importanti sono Champions ed Europa League, visto che gli Europei sono ogni quattro anni, bisognerebbe che i club avessero maggior potere, trovando un modo migliore per dividere gli introiti. Lo strappo - soprattutto di Agnelli, che aveva un ruolo ben definito - è però netto, si fa fatica ora a rimettere insieme i cocci".

C'è chi, di contro, critica il FFP accusandolo di aver ampliato il gap tra ricchi e poveri: lei cosa risponde?

"Non sono d'accordo. Nel 2017, il Financial Fair Play aveva riportato in utile i bilanci dei club europei, che fino a tre anni prima perdevano 1,3 miliardi di euro. Non è vero che il FFP non abbia funzionato, ha raggiunto i suoi obiettivi. Il fatto che i club più grandi siano più potenti è effetto della globalizzazione e della visibilità che hanno in tutto il mondo. Un brand come l'Atalanta, ad esempio, al di fuori di Bergamo non ha molti tifosi. Il FFP, comunque, ha preso di mira anche e soprattutto i club potenti: sono state punite, anche duramente, società come Manchester City, Paris Saint-Germain, Inter e Milan. Fino all'altro giorno i debiti erano tutti sostenibili, perché c'erano grandi fatturati. Il problema è emerso con le due stagioni monche a causa del Covid. Nel momento in cui vengono meno i ricavi e i costi sono fissi a causa di contratti pluriennali, la bolla esplode immediatamente perchè occorre andare in banca a prendere i soldi che non si incassano più". 

Da tempo sostiene che il FFP andrebbe rivisto: come? Non potendo investire a fondo perduto, alcune proprietà ricche sono eccessivamente limitate...

"Come fanno a risalire se non con debiti? O si fanno creare debiti e si ha più competizione o si restringono le maglie e riescono a cavarsela i più grandi. Servono percorsi virtuosi come quelli dell'Atalanta o del Leicester. Con modifiche intendevo ad esempio l'anno di grazia/allentamento per una nuova proprietà come poteva essere per il Milan. Non mettiamo però tutto insieme: il debito è stato creato dal Covid, non dalle regole del FFP, anche se ultimamente erano rigide e andavano allentate".