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La semifinale di Champions League tra Manchester City e Paris Saint-Germain promette spettacolo. Le sfide più affascinanti sono attese in campo, ma è interessante anche il confronto tra le due proprietà arabe: il club inglese è in mano al presidente Al Mubarak (Emirati Arabi Uniti), mentre quello francese fa capo ad Al-Khelaifi (Qatar). Insieme nell'ultimo decennio hanno vinto la bellezza di 40 titoli: 26 il PSG e 14 il City. 

In Italia i cinesi di Suning contano di diventare presto la prima proprietà straniera a vincere uno scudetto. Il presidente Steven Zhang è atteso a Milano entro fine mese, in tempo per rimettere piede a San Siro nella partita contro il Verona del 25 aprile, l'anniversario della Liberazione d'Italia. 

Intanto in questi giorni sono circolate indiscrezioni su un'indagine dell'Uefa sui ricavi commerciali del club nerazzurro (esclusi i diritti tv 145 milioni di euro nel bilancio della stagione 2018/2019 e 82,1 milioni di euro in quello del 2019/2020 chiuso a giugno dell'anno scorso con un calo del 55% nei regional sponsor asiatici da 96,8 a 43,7 milioni di euro) per verificare eventuali violazioni del fair-play finanziario. 
L'ultimo fatturato è pari a 372,4 milioni di euro
(anche perché altri 51 milioni di ricavi sono stati posticipati al prossimo bilancio per via dello slittamento della fine della scorsa stagione in seguito alla pandemia Coronavirus), mentre nel precedente esercizio era di 417,1 milioni di euro. 

Ecco cosa dice il regolamento del fair play finanziario: "Se il proprietario di un club inietta liquidità nelle casse del club scegliendo come sponsor un'azienda a cui è collegato, gli organi competenti Uefa indagheranno e, se necessario, adegueranno i risultati della valutazione di bilancio in base alle entrate per sponsorizzazioni, scegliendo un livello appropriato ('valore equo') a seconda dei prezzi di mercato. Sotto i regolamenti aggiornati, qualsiasi entità che, da sola o con altre che sono legate allo stesso proprietario o governo, rappresenti oltre il 30% dei ricavi totali del club è automaticamente considerato un partner". 

Per questo motivo l'anno scorso il Manchester City era stato punito con l'esclusione dalle coppe europee per due stagioni. Ma poi per mancanza di prove chiare sulle violazioni il TAS (Tribunale Arbitrale dello Sport) di Losanna ha accolto il ricorso del club inglese allenato da Guardiola, riammesso in Champions League con una multa ridotta da 30 a 10 milioni di euro. Inoltre il Manchester City non aveva collaborato all'inchiesta, invece l'Inter ritiene di essere in regola (visto che gli sponsor cinesi non versano oltre il 30% dei ricavi totali del club) e quindi nel caso sarebbe anche disposta a collaborare con la stessa Uefa.