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  • Lazio, camaleonte Petkovic:| Il campo gli dà ragione

    Lazio, camaleonte Petkovic:| Il campo gli dà ragione

    • M.A.

    Come avesse tra le mani una tavoletta di argilla, lui modella, compone e ricompone, per poi osservare e curare i dettagli, senza mai dimenticarsi che in ogni momento si può ricominciare, per continuare a sperimentare fino a individuare la forma esatta. Così fa Petkovic con la sua Lazio. Lui, bosniaco dallo stile svizzero, adatta i suoi schemi agli uomini che ha a disposizione. È un vero camaleonte. Il tecnico biancoceleste ha fino ad ora schierato la sua squadra in quattro modi diversi. In principio, nei giorni delle prime amichevoli nel ritiro di Auronzo di Cadore, era il 4-4-2. Schema classico. Una base di partenza da cui osservare come si muovono i giocatori, quali sono le caratteristiche tecniche di ognuno e dove è possibile cambiare. Petkovic, del resto, l'ha sempre detto: gli schemi si adatteranno al gruppo. E così fu, perché man mano che la Petko-macchina si oliava le formazioni mutavano. Si arrivò così al 4-2-3-1, una disposizione in campo che ben si addattava alla possibilità di sfruttare la classe di Klose e alla voglia di tirar su una Lazio veloce sulle fasce laterali, con i tre centrocampisti sulla linea avanzata che mutavano in punte.

    Lo schema utilizzato nell'ultima fase precampionato è stato poi sostituito con un 4-3-3 non puro, dove il reparto offensivo è comunque affidato all'attaccante di razza e i due laterali lo affiancano. Messa così in campo la Lazio ha portato a casa i primi risultati sia in Europa League sia in campionato. Infine il 4-1-4-1, l'ultima evoluzione di Petkovic che vuole sfruttare gli inserimenti di centrocampisti come Candreva e Mauri, la fase di contenimento di Ledesma e la forza di Klose. Finora il bosniaco ha avuto ragione. Adatta la Lazio ai suoi uomini. E non è detto che la fase camaleontica sia finita: 'Penso che potremmo usare la difesa a 3: può portare più sicurezza centrale in fase di non possesso ma anche dare più spinta. Prossimamente proveremo anche questo sistema per avere più possibilità di cambiare, non solo tra una partita e l'altra ma anche a partita in corso. Dobbiamo essere molto variabili, non fare un solo tipo di gioco ma variare. Ci vogliono tutti i giocatori, molti inserimenti, ieri (domenica, ndr) abbiamo fatto bene, forse all'inizio doveva circolare di più la palla ma è normale perché l'avversario cercava di difendersi'.

    Petkovic il camaleonte non poteva essere più chiaro di così. E anche se ancora non si è scontrato con le grandi, per ora il campo gli dà ragione. 'Abbiamo fatto bene due partite ma dobbiamo rimanere con i piedi per terra. Abbiamo dimostrato per 90 minuti che stiamo bene. Da 4-5 partite i giocatori sentono meglio le gambe ed è aumentata anche la concentrazione, dopo la figuraccia con il Getafe ci siamo guardati negli occhi e abbiamo deciso di reagire. Tutti in squadra - dice Petkovic - devono mettersi in discussione e le riserve devono lavorare per togliere il posto ai titolari'. Ma fare le scarpe a Klose sarà dura: 'Campioni come lui hanno il merito di non essere prevedibili, ma non c'è solo lui. Bene anche Candreva con i suoi inserimenti e il lavoro nella fase difensiva'. Certo, conta il gruppo. E sul gruppo ruota la tattica. Al di là dell'avvesario: 'Non temo nessuno, nemmeno la Juventus, ma rispetto tutti'.

    (Il Tempo)

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