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Che succede nella Lazio? Nel giro di una settimana, gli umori si sono capovolti. Dalle stelle alle stalle, come sempre avviene a Roma. Ma sarebbe sciocco sottovalutare il fenomeno, perché il risentimento dei tifosi si basa su fatti ben precisi, che non debbono essere presi sottogamba. Sul banco degli imputati siedono due «colpevoli»: il primo è Edoardo Reja, il secondo si chiama pacchetto difensivo della squadra. Quali sono le responsabilità del mister? Di non aver saputo suggerire alla società e al presidente Claudio Lotito l’acquisto di un paio di elementi che avrebbero dato più sicurezza alla Lazio. Insomma, si è pensato solo all’attacco (Klose e Cissè) per dimenticare la difesa che, in poche partite, ha incassato tanti gol, alcuni dei quali assolutamente evitabili.

Per cui, dopo la sconfitta casalinga di domenica contro il Genoa, apriti cielo. Reja è finito nel tritacarne delle critiche e lui ha risposto per le rime, dicendo che questa è una situazione che non può continuare. Significa che vuole mollare? Non scherziamo. Uno scivolone non può voler dire crisi e questo sostantivo deve sparire dal vocabolario dei biancazzurri. Per essere più chiari, il mio pensiero è che tutti debbano fare un passo indietro (usiamo un termine caro alla politica). L’uomo che siede sulla panchina della Lazio deve studiare e risolvere il problema che assilla la squadra che, improvvisamente, sembra perdersi nel nulla. Quattro minuti di black out in Europa League, assai di più domenica all’Olimpico.

Qual è il male oscuro? Di che cosa soffre la Lazio? Lasciamo lavorare il «medico» Reja in attesa che trovi la terapia giusta, dopo aver analizzato i sintomi e diagnosticato il virus. Il campionato, però, non concede tregua e già oggi, sul campo sintetico del Cesena, si potrà vedere se la cura d’urto avrà dato i suoi risultati. Di «rivoluzione dei sentimenti» si potrebbe parlare anche in casa giallorossa. Dopo il pareggio ottenuto nell’anticipo di sabato sera contro l’Inter, la base dei tifosi romanisti ha cambiato registro ed ora sono pochi coloro che ancora puntano il dito contro Luis Enrique e le sue singolari scelte. L’ottimismo ha preso il posto del pessimismo ed oggi la curva Sud guarda il futuro con maggiore tranquillità. Però, anche in questo caso, la verità è nel mezzo: non si può dire, infatti, che tutto si sia risolto in un amen. I problemi della Roma rimangono tali e certo un pareggio, sia pure a San Siro, non può averli cancellati del tutto. Ci vuole pazienza, d’accordo. Ma anche la pazienza ha un limite!