In Lazio-Parma Luis Alberto non ha solo firmato una doppietta raffinata: ha sfiorato 109 volte il pallone, lo ha passato 84 volte, ha tirato fuori dalla manica 7 passaggi-chiave e 3 dribbling. Non solo, ha innestato le marce superiori con la consueta eleganza: è passato dagli 8/9 km orari percorsi a partita lo scorso anno ad una media di 10/11 km orari per gara. Non solo, ha regalato anche una polemica post-gara, incendiando di fatto un post-partita romano addolcito dalle 4 reti segnate dalla Lazio. 

LA MOSSA LUIS ALBERTO - Laziopage.it ci ricorda che è entrato di diritto nella top ten europea per occasione da gol create a partite, 2,7, sopra Hazard del Chelsea, al nono posto in una speciale classifica che domina "El Papu" Gomez, ma di poco. Di poco anche sotto Messi, per dire. Contro il Parma la Lazio di fatto ha rinnovato quel che aveva già fatto vedere nel derby vinto 3 a 0 contro la Roma e nel primo tempo di Firenze: una squadra capace di creare valanghe di occasioni da gol, veloce a risalire il campo con triangolazioni, tocchi di prima, raffinati palleggi. E in questa incredibile espansione del gioco biancoceleste, Luis Alberto è cardine e mossa fondamentale. Da derby a derby: dopo il derby dell'andata un duro confronto con senatori e mister. Dopo il derby di ritorno, Luis Alberto è tornato al centro. 

EFFETTO MONCHI - Simone Inzaghi gli ha consegnato una posizione più arretrata, nel tentativo di far coesistere in campo lo spagnolo, Milinkovic, Correa e Immobile. Bingo. Il tasso qualitativo della squadra è inevitabilmente cresciuto, e le speciali sinergie di talento, come l'anno scorso quella con Milinkovic, hanno giovato all'ex Siviglia. Che si è ritrovato: ha ritrovato il gol, prima di tutto, ma anche consapevolezza, forza decisionale, intuizioni. L'estate gli aveva ingolfato i giri del motore: il richiamo di Siviglia, che mesi dopo sarà di nuovo irresistibile per Monchi, anche per lui ha (avuto) un fascino tutto speciale. 

PRONTI-VIA-MALE - Alla fine è rimasto a Roma, quasi più per convinzione societaria che sua. La stessa convinzione di fondo che ha fatto resistere a Roma Milinkovic: con loro due la Lazio, secondo Lotito, è in grado di competere per la Champions. Senza, è da rifondare, con tutte le incognite del caso. La stagione di Luis Alberto, all'inizio, è faticosa, e con lui fatica la Lazio: un numero infinito di gol in meno rispetto alla scorsa stagione. A dicembre sono 16 le rete di meno, con Immobile a rispondere, come un eco, con i suoi 9 gol contro 15. Involuzione spietata, con due colpevoli su tutti: proprio loro, Milinkovic e Luis Alberto. IL RITORNO DEL 10 (CON POLEMICA) - Il ritorno dello spagnolo coincide con la ritrovata ascesa della Lazio: la squadra di Inzaghi, dopo l'eliminazione in Europa League, ha ritrovato una sua dimensione. Senza il fiato corto, nel momento topico della stagione (verso cui probabilmente sono state orientate le preparazioni fisiche, i richiami, gli allenamenti), la nebbia che sembrava inondare le giocate di Luis Alberto improvvisamente si dirada. Prima ad intermittenza, poi sempre con maggior decisione, fino alla svolta di Inzaghi, il cambio di asse terrestre che sposta Luis Alberto sulla mediana. In un continuo fluire: scambia spesso posizione con Correa, torna indietro a prendere il pallone, si allarga a sovraccaricare le fasce: in poche parole, è tornato al centro del gioco. Con polemica: "E' bello segnare, ma l'importante è che la squadra vinca. La mia seconda esultanza? Sai, è bello fare gol e assist, fa sempre piacere. Alla fine l'importante è che la squadra vinca. Qui a Roma, però, sembra che quando giochi bene e fai gol sei un fenomeno, mentre quando giochi per la squadra - e magari non fai gol e assist, ma realizzi comunque una buona prestazione - sembra che ci sia qualcosa che non va. E' un modo diverso dal mio di intendere il calcio e spesso non lo capisco. Gioco 30-40 metri più indietro: per me è importante giocare e stare tranquillo". 

CAPIRE ROMA - Tranquillità e serenità: parole d'ordine per Luis Alberto uomo, per non tornare quello che, dopo il primo anno a Roma, quasi un effetto Monchi, ha pensato di lasciare il calcio. Incomprensione di fondo con l'ambiente romano, quella che in molti palesano: tutti i giorni a Roma si parla solo di calcio, ogni partita resetta la precedente, in un vortice di idee che cambiano ad ogni soffio di vento. E Luis Alberto ha difficoltà ad accettarlo: non è il gol o l'assist il vertice della sua visione di calcio, ma la sottile costruzione di manovra, il tessere, quasi da regista sulla trequarti, centro di gravità fluttuante, il volto pericoloso e offensivo della Lazio. Che ha subito critiche pesanti nei giorni scorsi, pur essendo di fatto ancora in corsa per la Champions, in semifinale di Coppa Italia. 
 

FUTURO A SIVIGLIA - Il ciarliero volto di Roma, con il suo calciocentrismo, a volte autolesionista, che Luis Alberto non arriva a capire. Per questo nel suo futuro potrebbe esserci scritto di tutto: a Siviglia con Monchi c'è aria di grandi ritorni, di prospettive diverse, di nuove sfide in Liga. E non è detto che, cambiato il ds, uno degli obiettivi non resti invece lo stesso: con il 10 sulle spalle, Luis Alberto, come Monchi, il legame di sangue con la città andalusa ce lo ha scritto dentro. L'Europa League gli ha regalato un assaggio, amaro per la Lazio, di stadio Ramón Sánchez-Pizjuán. A 12 anni lo ha visto per la prima volta, in estate potrebbe decidere di scalare di nuovo a Jerez de La Frontera, a 30 km da San José del Valle, dove è nato. E non per una vacanza. La tentazione di essere Monchi rimarrà sospesa su di lui, con l'arrivo del caldo estivo e del calciomercato.

FUTURO CHAMPIONS - Roma forse non l'ha capita del tutto, Luis Alberto, ma la Lazio una cosa l'ha capita: "el diez" è il centro di gravità fluttuante della manovra offensiva biancoceleste. Correa, che per lunghe giornate gli ha insidiato il posto da titolare, fino a levarglielo, non è Luis Alberto. Senza Luis Alberto la Lazio non è la stessa. Stare senza Luis Alberto è difficile e, per ora, un Luis Alberto alla Monchi è solo ipotesi lontana, frastagliata lungo l'orizzonte complesso del finale di corsa Champions. Con polemica in regalo, insieme a tocchi pungenti di classe immensa. Senza essere Monchi, essere al centro.