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I segnali inquietanti arrivati dalla Coppa Italia hanno lasciato presto spazio a una certezza: la Juventus, anche questa versione dimessa ammirata nelle prime uscite post-coronavirus, è nettamente la favorita per la vittoria dello scudetto. Il doppio passo falso accusato ieri da Lazio e Inter, le due contendenti per il titolo nel corso della stagione, non chiude assolutamente i giochi, ma ha evidenziato un aspetto fondamentale: a parità di assenze e indisponibilità, Sarri può permettersi di rinunciare a 2-3 pedine di rilievo, Inzaghi e Conte no.

IL TURN-OVER DI CONTE - A Bologna, i bianconeri non potevano contare sull'unico centravanti presente in organico, Higuain, su Chiellini, Demiral, Khedira e Alex Sandro e hanno perso presto anche l'unica alternativa sulla corsia mancina, De Sciglio. Senza dimenticare un Ramsey a mezzo servizio. Ebbene, la prestazione offerta contro la squadra di Mihajlovic non ne ha assolutamente risentito, a differenza di quanto non sia accaduto ieri all'Inter prima e alla Lazio poi. Conte non ha potuto contare contro il Sassuolo su Brozovic, Sensi e Vecino, presentandosi con una mediana davvero raffazzonata (Gagliardini e Borja Valero sono seconde/terze scelte da inizio anno) e il tecnico ci ha messo del suo mettendo copiosamente mano al turn-over. De Vrij, Barella, Candreva, Young e Lautaro sono stati risparmiati contemporaneamente nella formazione iniziale, un lusso che l'Inter di oggi non può permettersi. Il tecnico nerazzurro temeva evidentemente molto di più la prossima trasferta di Parma, ma sopravvalutando il rendimento delle sue riserve ha lasciato per strada altri due pesantissimi punti nella rincorsa alla Juve e il distacco è salito a 8 punti.
I LIMITI DELLA LAZIO - Non aveva alternative al contrario Simone Inzaghi, costretto ad affrontare la prima partita dopo il lockdown contro un avversario tremendo come l'Atalanta e con defezioni di tutto rispetto. A Lulic e Lucas Leiva si sono aggiunti Luiz Felipe e Marusic, giocatori centrali (soprattutto il centrocampista brasiliano) per non lasciare rimpianti in caso di assenza. Finché la Lazio ha avuto birra, ha tenuto testa eccome alla banda scatenata di Gasperini, che ha avuto il merito di non uscire mentalmente dalla partita nemmeno sotto di due reti e poi bravissima a sfruttare il suo strapotere atletico per ribaltarla nel secondo tempo. Patric, Cataldi e Jony non si sono dimostrati all'altezza della situazione e il prezzo è stato pagato puntualmente. Un handicap troppo chiaro per non essere notato e che nel rush finale per lo scudetto rischia di risultare determinante, anche contro questa Juve tutt'altro che eccezionale.