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Terza amichevole e terza vittoria in questo pre-campionato per la Lazio. I biancocelesti dopo aver battuto la Top 11 Radio Club 103 e la Fiori Barp Mas hanno superato anche la Triestina. Si è trattato del primo avversario della sfera professionistica nella rassegna sotto le Tre Cime di Lavaredo. Un 5-2 contro gli alabardati che ha evidenziato un’ulteriore crescita da parte di Milinkovic e compagni nell’apprendimento dei nuovi dettami tattici di mister Sarri.

GOL IN TUTTI I MODI – 26 le reti segnate in tre partite dalla nuova Lazio di Sarri. La fase offensiva è quella che sta convincendo di più il Comandante. La sua squadra segna in tutti i modi. Verticalizzando, ma anche dopo aver recuperato palla in pressing alto. “Veloci, uno-due tocchi”. Detto, fatto.

In ogni amichevole si vede una Lazio che va in verticale, palla avanti palla indietro e imbucata per l’esterno o la mezzala. Non a caso il miglior marcatore del ritiro al momento è Luis Alberto con 6 gol in tre gare. Non si segna solo verticalizzando però con Sarri. Sono 4 finora i gol su palla inattiva, 3 dei quali da calcio d’angolo, un aspetto che con Inzaghi era ormai diventato un tabù.

DIFESA IN ALLESTIMENTO – Dietro bisogna ancora migliorare, ma Sarri non ha fretta. Il Comandante sta pian piano arricchendo il database di difensori fino a poche settimane fa praticamente robotizzati sui movimenti del 3-5-2. “La linea, vi voglio in linea”, questo è il richiamo che si sente maggiormente sul manto erboso dello Zandegiacomo.

Per quanto Sarri ami il bel gioco e i gol, il suo segreto (come quello di ogni miglior attacco) è la difesa. Per questo motivo il tecnico di Castelfranco di Sopra pretende simmetria nei movimenti. Il Sarrismo in fase di non possesso prevede il pressing alto. Quest’ultimo espone la squadra a tanti rischi, quindi bisogna essere perfetti come un orologio svizzero, altrimenti si perde in un attimo quanto di buono costruito in precedenza.
BUONE RISPOSTE – In tanti stanno convincendo Sarri in questo ritiro. È piaciuto molto lo spirito ritrovato di Strakosha, pronto a mettersi in gioco col nuovo tecnico, così come l’applicazione di Vavro e Muriqi (quest’ultimo difeso dallo stesso Sarri da qualche presa in giro dei tifosi). Leiva, come da lui stesso dichiarato, sta sfruttando la possibilità di allenarsi senza problemi fin dal ritiro e sembra quello dei tempi migliori.

Milinkovic è sempre più leader e capitano in attesa di Immobile. Luis Alberto a suon di sorrisi, gol e autografi sta rigettando al mittente ogni polemica sul suo arrivo in ritardo sotto le Tre Cime di Lavaredo. Felipe Anderson sembra non aver mai lasciato la Lazio, mentre le più grandi curiosità risiedono su Raul Moro e soprattutto Romero. La naturalezza con la quale il classe 2004 si è inserito nel gruppo fa ben sperare per un futuro roseo.

IL MERCATO – È una Lazio quasi al completo. Mancano solamente i tre nazionali. Acerbi, Immobile e soprattutto Correa si aggregheranno al gruppo dopo Auronzo. I due italiani sono capisaldi del progetto Sarri. Il Tucu, invece, sta valutando se partire. Il Comandante cercherà di capire se ci sono i margini per una sua permanenza.

Al momento la Lazio ha congelato due colpi. Si tratta di Basic e Brandt, ma dipendono entrambi dal Tucu. Con i soldi di Correa, Tare e Lotito potrebbero agire liberamente sul mercato ed apportare ulteriori modifiche alla rosa. Nuovi innesti servono ancora. Il tempo passa, e di certo non è un bene, ma con l’avvento del Sarrismo anche i rallentamenti di mercato passano in secondo piano, per ora.