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  • Lazio, Luis Alberto: 'Sono quello che corre di più... Questo 'nuovo' calcio annoia tifosi e giocatori'

    Lazio, Luis Alberto: 'Sono quello che corre di più... Questo 'nuovo' calcio annoia tifosi e giocatori'

    • Tommaso Fefè
    Luis Alberto a ruota libera su Lazio Style Radio. Il centrocampista biancoceleste ha parlato ai microfoni ufficiali del club toccando diversi argomenti. “Sono qua da tanti anni - ha esordito - so come vanno le cose. A inizio stagione non eravamo al top e quindi dovevamo essere noi più esperti a parlare. Ogni anno poi è una stagione diversa e quest’anno abbiamo avuto tanti nuovi acquisti dall’estero, che hanno avuto bisogno di tempo. La squadra è cresciuta tanto, ma ci sono state comunque gare in cui non ci siamo stati. Ora però si vede una squadra diversa, che ha iniziato a difendere come chiede il mister. Dobbiamo però crescere ancora: è chiaro che ci sia bisogno di più gol da parte di tutti, dagli attaccanti alle mezzali. Le partite devono essere vinte”.

    OBIETTIVI - "Siamo in fiducia, anche se arriva un calendario tosta senza sosta fino a marzo. Ma dobbiamo metterci in testa che dobbiamo difendere come nelle ultime gare provando a fare più gol per trovare i punti. Stiamo andando male dal punto di vista realizzativo ma siamo lì in classifica: tornando a segnare la Lazio tornerà in zona Europa". 

    PALO AL DERBY – “Il mio palo è arrivato su un tiro difficile, con quella direzione spesso il pallone tocca il palo ed entra, ma questa volta non è stata bene. È un peccato, quel gol avrebbe cambiato la gara". 

    GIOCO - “Non si può fare sempre lo stesso gioco. Bisogna anche attaccare la profondità e non andare sempre sull’uno contro uno, per creare più difficoltà alla squadra avversaria. A noi ci sta mancando un po' questa cosa e dobbiamo crescere. Il Mister ce lo dice sempre. Anche Ciro Immobile, che è bravo a fare questo, quando tornerà al 100% ci darà una grande mano, così come Zaccagni". 

    CAMPO - “Nelle ultime partite tanti errori tecnici sono stati dovuti anche al campo. La palla rimbalzava male, ma anche i palloni ormai sono diventati leggeri e difficili da controllare e da calciare. Questo giallo che stiamo usando ora sembra più un pallone da pallavolo che non da calcio. Anche in Spagna l'anno scorso si sono lamentati in molti”.

    NUOVI COMPAGNI - “Penso che tutti possono giocare insieme. In Italia c'è più attenzione alla tattica, mentre in Europa si può rischiare di più anche al livello di formazione. Kamada è intelligente, attacca lo spazio, ma ha bisogno di un po' più di tempo per adattarsi, Guendouzi si è adattato più in fretta, come anche Rovella. Sono tutti giocatori di personalità e per me sono stati tutti ottimi acquisti. Pure Castellanos, che magari lavora più al servizio della squadra, rispetto a Ciro che è più un bomber e ha bisogno di spazio. Taty va forte sul corpo a corpo. A volte serve più una caratteristica a volte l'altra. Ciro però ancora non mi ha pagato nessuna cena per gli assist che gli ho fatto! (ride, ndr)”. 

    CORSA - “È una cosa un po’ strana: sembra che io non stia correndo, ma i dati dicono che sono sempre il primo per distanza percorsa in campo. Evidentemente sono un giocatore che viene visto più palla al piede, tanti non vedono il lavoro difensivo che faccio". 

    PATRIC - "Ha avuto un cambio pazzesco negli ultimi due anni. Lo conosco da tanti anni, da Barcellona. Lui ha quella qualità tecnica tipica spagnola, è una cosa che lo aiuta molto. Ma negli ultimi anni sta lavorando tanto a casa, anche mentalmente. Sono contento per lui, se lo merita lui e la sua meravigliosa famiglia”. 

    TALENTO, MENTE E CALCIO PER STRADA - “Il talento non si può allenare. O ce l’hai o non ce l’hai. Puoi allenare le abilità, il controllo, ma chi nasce con talento è diverso dagli altri. Adesso serve gente che giochi in strada, non serve andare solo all’accademia e poi tornare a casa a fare cazzate e giocare alla play. Serve il talento della strada, quello che c’era prima e si è perso un po’. Oggi tanti giocatori anche ragazzini sembrano robot. Non solo la gente, ma anche noi ci stiamo un po’ annoiando del nuovo calcio. È più difficile oggi vedere un Del Piero, un Iniesta, uno Zidane. Così il calcio diventa noioso. La mente anche si può allenare e penso sia una delle cose più importanti da fare sin da piccoli. Credo che le società dovrebbero mettere due-tre persone a lavorare subito sull’aspetto mentale già con i più piccoli. A vent’anni pensavo di essere un fenomeno ma non lo ero, al Liverpool non giocavo mai". 

     

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