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Quest'anno i giocatori della Lazio non hanno alibi. Non hanno un nuovo allenatore che non conoscono e con il quale devono adattarsi, perché è lo stesso che hanno seguito durante l'ultima parte della stagione; l'allenatore con il quale, dopo essersi confrontati nel ritiro di Norcia, hanno deciso di remare dalla stessa parte. Non è la Lazio di Ballardini, priva di giocatori importanti che sono arrivati a gennaio come Floccari, Dias e Biava. Non è la squadra che non ha potuto contare su Ledesma, che ora c'è e con un contratto nuovo di zecca, pronto a dare tutto e per una stagione intera. Reja potrà contare addirittura su Matuzalem, che per infortunio la scorsa stagione non ha praticamente mai potuto schierare. E poi c'è Hernanes, 'il Profeta', il giocatore che desiderava il tecnico e che in una gara di campionato ha già dimostrato il suo valore.

Non ci sono scuse, dunque: i biancocelesti rispetto allo stesso periodo dello scorso anno sono tutt'altra squadra. Maggiore valore tecnico, maggiore valore umano (anche grazie a Reja che li ha messi in riga). Ma le chiacchiere stanno a zero. Rocchi e compagni dovranno dimostrare sul campo il loro valore, perché è sempre troppo facile fare proclami per poi dire, come è già accaduto: 'Chiediamo scusa a tutti, ci impegneremo dalle prossime gare'. Quest'anno la Lazio dovrà suonare una musica diversa: questo non significa scudetto o quarto posto - i tifosi  biancocelesti sono realisti e sanno che alla squadra manca ancora molto per ambire a quei piazzamenti -, ma l'obiettivo di quest'anno è quello di combattere per raggiungere un posto in Europa.

La Lazio è una buona squadra, manca qualcosa a centrocampo e un esterno di sinistra, ma con un assetto giusto (che l'allenatore sta cercando) e qualche sorpresa positiva (vedi il giovane Luis Pedro Cavanda) si può competere con Palermo, Napoli, Fiorentina e Genoa per un buon piazzamento. Ci vorrà fortuna, ma nel calcio e nello sport in genere è una componente fondamentale. Oltre agli undici titolari la Lazio ha anche buone alternative soprattutto a centrocampo: giocatori titolari fino a qualche mese fa, ora sono pronti a subentrare dalla panchina e a dare il loro contributo (ad esempio Mauri e Brocchi, un'altra valida alternativa è Bresciano).

In attacco si alterneranno Rocchi, Floccari e Zarate, con Kozak pronto a dare una mano nel caso ce ne fosse bisogno. L'anello debole al momento sembra essere la difesa che però, se registrata meglio e con maggiore filtro a centrocampo, può fare qualcosa in più. Lichtsteiner è una garanzia, Dias e Radu i punti fermi dai quali Reja non può prescindere. Non ci sono alibi dunque per i calciatori biancocelesti. Nonostante il primo passo falso contro la Samp, la squadra ha la fiducia di tutti o quasi: i sessanta minuti di ottimo calcio devono crescere e devono portare al gol. L'eremita Floccari visto a Genova (troppo solo e non in perfetta forma) deve ritrovarsi e confermare quanto di buono fatto lo scorso anno. E se Zarate tornasse lui...