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Altro che Atalanta, la solita Lazio + Luis Alberto mette a sedere il Bologna nonostante una partita dura, complessa, difficile. Grazie ad un arrabbiatissimo Luis Alberto. Si va a prendere il pallone del vantaggio ruggendo, fa quel che vuole della difesa del Bologna, poi lo scaraventa in rete con una cattiveria da salvare in boccetta e bere tipo pozione di Asterix e Obelix. Dio salvi la santa rabbia di Luis Alberto: critiche, forse qualche fischio di troppo, un rinnovo a lungo procrastinato, la batosta con la Samp. Tutto in un tiro di stica, di vi faccio vedere io, di rivalsa violenta. Tutta la santa ferocia che ha permesso alla Lazio di strappare una vittoria cruciale. Che insegna soprattutto una cosa: si può vincere ogni 3 giorni. Però non ditelo all'Atalanta. 

LA SOLITA LAZIO + LUIS ALBERTO - La solita Lazio, quella di ogni 3 giorni, quella che scende in campo col Bologna: affaticata, un po' stentata, un po' attenta a non cadere nelle paludi e nelle asprezze di un match che il Bologna  ha preparato bene, pur con i limiti della squadra di Miha - e ne ha. Inzaghi al 41' leva Leiva e Marusic, viene da chiedersi cosa pensava potesse capitare in quei 4 minuti. Vi dico io cosa ha visto: il gol annullato di Svamberg gli è sembrato un alert del destino troppo evidente per non pentirsi di aver messo due che, ogni 3 giorni, vuoi per anagrafe vuoi per infortuni vari faranno sempre fatica. Ma per il loro apporto, anche per quei pochi minuti di sacrificio io li ho amati: questo significa fare gruppo. Aiutare quando non ce n'è. Meno chiara la tempistica, ancora meno il cambio di Escalante che era entrato proprio al posto di Leiva, ancora più nebulosa la reazione di rabbia al suo cambio di Luis Alberto. Ma questo è il giocatore che ci serve: uno che non si accontenta, che vuole tutto, che dove non arriva con la gamba arriva con l'anima. E se a mettere le ali è la rabbia, benedetta sia questo sacro furore. 
BUON SANGUE LAZIO NON MENTE - Furore che, uscito Luis Alberto, nella Lazio si è trasformato in una sonnecchiante attesa. Come se sulla rovesciata di Fares segnata da Immobile avesse spento la partita. Che invece si stava mettendo storta: Reina a proposito ha dimostrato di saperci fare, ma lo sapevamo, e qualche partita tosta se la farà. Ha messo due pezze importanti, urla, si fa sentire. Plauso a lui, a Fares (assist dorato) perfino a Hoedt per larghi tratti. Muriqi bene, fisico e forza, benino anche Pereira, alla prima sempre a testa alta. La Lazio è così, finita la rassegna dei nuovi finisco il concetto: era risaputo che sarebbe finita con la solita, straziante angoscia. Siamo noi così, siamo fatti così, per citare una cartone di formazione della mia infanzia: c'è chi ha i capelli biondi, chi viene photoshoppato tipo Pereira e la Lazio che ama soffrire. Una sua componente genetica, oserei dire una nostra. È come una cosa di famiglia: quel vizietto che ci portiamo appresso da sempre di volerci un po' male. 5 minuti di pura Lazio nel finale. Che bello riconoscerci, se ci fossero stati altri tifosi sarebbe stato bello abbracciarci come prima del Covid e dirci: anche tu hai sofferto vero, bentrovato! 

ATALANTA COME ESEMPIO - L'Atalanta la cito non solo per sana e spero ricambiata antipatia calcistica, ma perché rappresenta esattamente quello che la Lazio non deve fare: perdere con la Champions in mezzo tutte e due le partite. Roma non è Bergamo: quello che a Gasperini può essere perdonato, ad Inzaghi, nonostante il suo immenso credito personale, potrebbe non essere sempre concesso. Ma ci consente anche di non essere troppo severi con la Lazio spezzettata dalla Samp: quando Ranieri lo fa per due volte di seguito, diventa un trend, e rende un po' meno avvilente quella partita. Io sono stato il primo a ritenerla insopportabile soprattuto per l'atteggiamento della squadra. Ma qualcosa è scattato, si è mosso, e ora serve un'altra conferma. Da qui a dicembre ci sarà un massacro di nervi, di testa, di energia. Inzaghi dovrà lavorare come un alchimista. Spero si tenga, da qualche parte, un po' di questo Luis Alberto. C'è un modo infatti per evitare di fare l'Atalanta: tirare fuori sempre Luis Alberto e la sua genuina, continua, santa rabbia bruciante. Che Dio la preservi, e sia lodato perché ha regalato ai nostri indegni occhi questo meraviglioso giocatore.