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  • Laziomania: Chi era Pino Wilson

    Laziomania: Chi era Pino Wilson

    • Luca Capriotti
    Chi era Pino Wilson? Chi mi conosce lo sa, non mi sottraggo mai quando si tratta di dire VERAMENTE come la penso. Di Pino Wilson, così come di Giorgio Chinaglia, ho parlato spesso con i miei amici o colleghi, con i vecchi dello stadio e i tifosi di altre epoche. Ho sempre detto che alcune cose delle loro carriere, delle loro parabole umane, non riesco proprio a dimenticarle, a passarci sopra. Come vedete, mi sottraggo così all'abitudine che abbiamo tutti di santificare alla scomparsa le persone, spesso dimenticando o fingendo di dimenticare quello che hanno fatto in vita che non ci è piaciuto per niente. Per poi magari sparlarne comunque, in separata sede, o in foro interno. Mi sottraggo a questo, ma chiedo venia: è una mia posizione che ho cambiato un bel po', nell'ultima settimana. 

    PARLANDO - Parlandone, spesso quelli che sono i nostri concetti, le nostre elucubrazioni, i nostri ragionamenti cambiano. Sotto la luce altrui, quello che abbiamo macchinato, pensato, che si sembrava una posizione ragionevole all'ombra del nostro cervello diventano diversi. Magari rimangono validi (è indubbio che alcune cose fatte da Wilson - anche alla Lazio, alla sua storia, alla sua onorabilità - rimangano) ma cambiano forma. In qualche modo vengono un po' rivisitati all'ombra di quello che hanno fatto di buono. E non è sentimentalismo nel mio caso: al contrario di molti giornalisti, di molti laziali, non ho avuto mai alcun rapporto con Pino Wilson, sfortunatamente. Ho però un tic, un vezzo, una mia abitudine professionale: se non conosco, se non posso più conoscere, cerco la verità, o almeno una luce su qualcosa, chiedendo, interrogando, girando. Conoscevo la storia di Wilson ufficiale, ma conoscevo davvero Wilson. Così ho fatto quello che dovremmo fare sempre: ho chiesto, ho verificato, ho ampliato, ne ho parlato con tutti. Con i miei colleghi giornalisti che lo hanno vissuto post-carriera e con chi ne ha raccontato le gesta in campo, con i tifosi di oggi che lo amano per il suo ruolo di opinionista sempre pacato, gentile, raffinato a "Radiosei" o per "Di Padre in figlio", un evento emozionante e pazzesco che deve la sua genesi al suo tocco elegante e con chi lo ha visto in scivolata, cesura perfetta, ineludibile. Con chi ne apprezzava l'eleganza posata sul campo di calcio, da lord inglese, e chi lo ha visto nelle partitelle furiose di quella Lazio da film, quella del '74, quando volevano scarpini, calcioni, spintoni. Quelle partitelle che Maestrelli doveva chiudere in parità, possibilmente sul gol di Chinaglia, per cercare di mantenere quella brigata folle di teste calde, matte, pazze, incredibili, talentuose, armate e furibonde che hanno regalato alla Lazio il suo primo Scudetto.

    COSA SIGNIFICA WILSON - Parlando, ho percepito, più che conosciuto, più che saputo, come Pino Wilson in qualche modo abbia rappresentato per quella Lazio qualcosa di più di un capitano. O meglio, che del capitano abbia saputo tirare fuori le doti più profonde, a metà tra lo sportivo e l'umano. In una squadra sui cui veramente si potrebbe tirare fuori una serie tv a metà tra Peaky Blinders, Romanzo Criminale e forse perfino Breaking Bad, con punti da True Detective di sicuro successo, Pino Wilson è stato leader carismatico e sodale e ha anche partecipato attivamente alla miccia esplosiva che, maneggiata con cura e con una certa dose di genialità da Maestrelli ha prodotto qualcosa di così incredibile come uno Scudetto a Roma, vinto da una squadra che veniva dalla B. E che poteva pure vincerne un altro, e chissà cosa avrebbe fatto in Coppa Campioni, se non ci fossero state botte, baraonde e follie contro l'Ipswich. Per questo, ripensandoci, riformulando, riparametrando, mi rendo conto che alcuni fatti non sono che gocce in un mare che è una persona. Senza giustificare, o mitizzare, ma veramente Pino Wilson era ben altro rispetto a quello che poi ha anche pagato. Veramente Pino Wilson era molto, molto altro. E veramente io, che tutti quelli che non l'hanno conosciuto di persona, si sono persi molto. E chi non l'ha conosciuto, leggete, chiedetelo ai nostri vecchi, parlatene. Troppo importante questa storia, per tutti noi. Troppo laziale.

    Tra i tifosi della Lazio, possiamo dircelo: una banda di quel tipo è perfettamente laziale. Pino Wilson è davvero laziale. In tutto: nella follia, nell'eleganza, nella storia bella e tragica e terribile e incredibilmente umana. Se c'è un cielo, dobbiamo sperare che sia abbastanza largo da contenere le spalle di Chinaglia, quella fascia rossa di Pino Wilson, la bordata bionda di Re Cecconi. Se c'è un cielo abbastanza laziale da contenerli, i ragazzi del '74, dobbiamo sperare che il buon Dio abbia la stessa maestria psicologica di Maestrelli. Altrimenti, c'è da sperare che un giorno per noi ci sia ancora un cielo ad accoglierci, dopo che molti di quella banda meravigliosa ci sono saliti così, di botto, in giorni diversi, in anni diversi, ma con la stessa giovanile e impetuosa bellezza che avevano in quegli anni. Dobbiamo sperare che gli piaccia davvero, questo cielo. E che sia abbastanza biancoceleste per loro. Altrimenti, dobbiamo sperare che ce lo lascino integro, che ce ne sia ancora un po', in vista del nostro momento. 

    p.s. Permettermi una chiosa diversa: solo per Di Padre in figlio, per quei bambini e quei nonni allo stadio, solo per quello Pino Wilson meriterebbe eterna memoria. Ma è molto altro da quello, perfino molto di più.

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