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    Laziomania: Chiesa si rotola, ma stavolta il Var funziona

    Laziomania: Chiesa si rotola, ma stavolta il Var funziona

    • Alessandro De Felice
    Ci sono momenti che cambiano per sempre la storia. Quegli istanti che segnano il destino. Quello della Lazio all'Allianz Stadium di Torino contro la Juve, nella semifinale di Coppa Italia, è rappresentato dal colpo di testa di Luis Alberto che si stampa sulla traversa nel primo tempo. Una palla che poteva trasformarsi in gol e che avrebbe potuto cambiare il susseguirsi degli eventi, ma soprattutto il discorso qualificazione. Ma così non è stato, con i biancocelesti che escono sconfitti nel primo dei due match e incassano il primo ko della gestione Tudor. Dopo l'ottima prestazione alla prima del croato, questa volta la squadra capitolina mostra qualche difficoltà nel cambio di sistema di gioco, con meccanismi non propriamente assimilati, come dimostrano in particolare le azioni in occasione dei gol subiti. La buona notizia, però, è che questa volta il Var funziona e non era scontato visto quanto accaduto in campionato con la trattenuta Bremer-Zaccagni incredibilmente non punita. I biancocelesti ora dovranno puntare sul fattore Olimpico e ribaltare un discorso qualificazione che si è complicato, ma che non appare impossibile. 

    TANTI CAMBI - Igor Tudor cambia interpreti e rivoluziona la squadra con tante novità dal primo minuto. Ma se da una parte la formazione titolare vede tanti avvicendamenti rispetto a quella schierata sabato in campionato, dall'altra il sistemo di gioco resta lo stesso, con una difesa a quattro e un modulo camaleontico che si trasforma a seconda delle fasi. Quello che però emerge, soprattutto nel secondo tempo, in occasione del gol di Chiesa in particolare, è la difficoltà dei suoi ragazzi nello scalare e scambiarsi le marcature proprio secondo i dettami tattici di Tudor. La rete dello 0-1 è emblematica con la verticalizzazione di Cambiaso che taglia in due i biancocelesti e lancia in porta il numero 7 bianconero. Errore commesso anche più tardi. Una naturale conseguenza di un radicale cambio, che necessita del tempo quando però probabilmente non ce n'è visto che all'orizzonte c'è il derby contro la Roma e in tre giorni la Lazio affrontava due volte la Juve prima della stracittadina. Un momento cruciale della stagione. Una scelta un po' azzardata che ha pagato in Serie A, ma che invece ha condannato i biancocelesti nel primo dei due round della semifinale di Coppa Italia. 

    VECCHIE ABITUDINI - Nuovo allenatore e vecchie abitudini. All'Allianz Stadium la Lazio parte bene, prova a imporre il proprio gioco, schiaccia la Juve nella propria metà campo e sfiora il gol, sbattendo sulla traversa. Ma alla distanza i bianconeri vengono fuori e la squadra di Tudor mostra i soliti difetti: dopo la rete dello svantaggio, la Lazio non riesce a reagire e viene travolta dall'iniziativa degli avversari, che prendono il sopravvento. Torna così in auge quel problema chiamato rimonte, con la squadra incapace di ribaltare situazioni in cui è sotto e rovesciare il risultato. Uno scenario già palesatosi diverse volte in stagione e uno dei grandi problemi di questa squadra, che deve trovare con Tudor l’antidoto giusto contro la mancanza di personalità. 

    VAR E CHIESA - La scelta dell'AIA di affidare a Di Paolo il ruolo di Var a poche settimane da Lazio-Milan non sembrava delle più azzeccate dopo quanto accaduto all'Olimpico poche settimane fa e alla luce dell'episodio solare della sfida di campionato con la trattenuta di Bremer su Zaccagni, incredibilmente non punita e grazie al gol di Marusic nel finale non determinante ai fini del risultato e della classifica. Una decisione - quella del Var Mazzoleni - pienamente bocciata anche dal vice designatore Damato a Open Var, alla quale risulta impossibile trovare una spiegazione lucida e che sia in linea con quanto previsto dal regolamento. Questa volta, però, tutto va per il verso giusto, o quasi, perché se da una parte il rigore è chiaramente da togliere per la giocata di Patric condizionata dall'avversario e non volontaria, dall'altra parte l'aggressività di Gatti risulta eccessiva, con il difensore della Juve che deve commettere una serie di falli in sequenza - tra quelli l'intervento sul pallone ma irruente che causa l'infortunio di Zaccagni dopo 10 minuti - prima di ricevere un sacrosanto cartellino giallo. Merita una menzione anche l'atteggiamento poco gradevole di Federico Chiesa, che sull'intervento di Casale si rotola e contorce disperato chiedendo inutilmente il calcio di rigore, anche se li immagini lo incastrano: il difensore della Lazio tocca il pallone e lo manda sul fondo. 

    FINALE POSSIBILE - Da una parte il fattore casa e le 12 vittorie stagionali della Lazio davanti al proprio pubblico tra campionato, Champions League e Coppa Italia. Dall'altra una Juve che in una sola occasione, il 2-4 di Reggio Emilia contro il Sassuolo - ha perso con più di un gol di scarto. Per i biancocelesti c'è una doppia prospettiva in vista della gara di ritorno. Di certo due reti rappresentano uno scarto non incolmabile, che la squadra di Tudor dovrà provare ad annullare sfruttando il fattore Olimpico e la spinta del proprio pubblico. Ora testa al campionato e al derby, la prima di una serie di gare che mettono in palio la qualificazione europea nella prossima stagione. Poi, tra 20 giorni, sarà tempo di Coppa Italia con il ritorno della semifinale. Altri 90 minuti di un doppio confronto ancora aperto: Tudor e i suoi devono crederci e provare a fare la prestazione perfetta tra meno di tre settimane per ribaltare le sorti di una qualificazione che non è definitivamente segnata dopo il primo round. 

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