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Quelli di Lazio-Cremonese, quelli di sempre. I 4000 che erano all'Olimpico in una serata romana di ottavi di finale sono quelli di sempre. Quelli dello stesso posto, dello stesso Borghetti, della stessa battuta su quel giocatore. Per questo motivo il calcio resiste ancora, nonostante gli infrasettimanali, il calendario solo televisivo o post-televisivo, 6 piattaforme, Supercoppe in Arabia, formule astruse e giochetti. Quelli di sempre sono sempre là. 

TURNOVER CREMONESE - Con tutto il bene per la Cremonese, si è vista subito una netta differenza in campo, e ci mancherebbe. I ragazzi di Rastelli hanno giocato con coraggio, Palombi è stato anche pericoloso ("ma te lo ricordi Palombi, piccolino, veloce, quanti gol ha fatto nelle giovanili della Lazio?"). Ma erano deputati all'infelice ruolo di sparring partner, e quello hanno fatto, né più né meno. Per gli addetti ai lavori è stato interessante mettere un bel segno + dopo il nome di Jony, che si conferma vittima del modulo e non dell'ambientamento. Il piede c'è, la testa pure, ma il quinto per favore non fateglielo fare. Sono scesi in campo addirittura 2 Anderson (ogni tanto i tifosi vorrebbero di nuovo a casa il terzo, Felipe, ma chissà se giocherebbe), troppo poco per essere giudicati, Berisha ha fatto qualcosa di buono, ma è lontano ancora dall'essere un quasi titolare. Ed è un peccato: se la Lazio sapesse recuperarlo mentalmente, potrebbe essere davvero fondamentale da qui alla fine dell'anno. Adekanye benino, forse qualche chance in campionato - se la Lazio non vincesse sempre e solo nei minuti finali - la meriterebbe. Ma quelli di sempre erano là, sugli spalti, nonostante tutto questo. Loro non mancano mai.

QUELLI DI 120 ANNI - Spesso ci si dimentica, in questo calcio iper televisivo - anche la tecnologia porta gli arbitri a guardare una tv, una specie di pubblicità occulta del mezzo - che la reale forza di questo sport sono quelli di sempre. Che i bambini si innamorano di questo calcio per Cristiano Ronaldo e Ciro Immobile, per Milinkovic e i gol e le vittorie, ma soprattutto perché quella volta, lo zio, il nonno, il papà lo hanno portato allo stadio. Che non è solo una scenografia vuota, e quando lo diventa è solo l'ennesimo luogo culturale (o anti-culturale, a volte) che muore. Ma quelli di sempre questo non lo sanno, per loro lo stadio ci sarà sempre, ogni domenica, ogni spezzettamento di calendario, ogni santa partita. Loro si ricordano una cosa fondamentale: nasce così un nuovo tifoso davvero. Quando a Lazio-Cremonese si guarda intorno, e vede quelli di sempre. Allo stesso posto, con la stessa battuta tra le labbra e lo stesso Borghetti che dovrebbe scaldare nella notte romana, ma non riesce.