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C'è uno stranissimo clima, sponda Lazio. Roma è così: quando una delle due squadre sta per vincere qualcosa, o ottiene gli onori della cronaca, c'è uno strano clima di compensazione negativa dall'altra parte. Come se tutti i disastri del mondo si dovessero realizzare a Tirana, nella finale di Conference League. Non è proprio così. E non per i motivi che pensate voi.

LE STUPIDATE - Possiamo dare tutti per assodata la storia e la novità apportata dalla terza competizione europea. La Roma ci arriva dopo che, negli ultimi anni, ha fatto una semifinale di Champions e di Europa League. Si tratta di un punto basso a livello di posizionamento in campionato, ma anche di una ripartenza per loro, una nuova speranza. Irrobustita dalla potenza comunicativa di Mourinho, la Roma sembra avere un progetto di crescita. Sarà deludente? Per ora non sappiamo, lo vedremo negli anni, e mi interessa il giusto. Certo, relaziono alcune idee imprenditoriali con la sorda cecità di certe uscite e visioni dalla nostra parte, e mi viene da ridere ma va bene. 
Qui il discorso è che ovviamente le coppe vanno vinte (la finale non era ieri, pare), ma in generale vanno onorate. L'atteggiamento europeo della Lazio, se quest'anno doveva subire un upgrade, e sembrava quasi poterlo subire, in realtà è stato sempre deficitario. A Formello la pensano come la pensa il resto d'Italia: o Champions, o il resto è solo una perdita di tempo e fatiche. Una miopia tutta nostrana, demenziale, che ha accomunato quasi tutte le squadre. La mentalità vincente e il gruppo però si costruiscono vincendo. I cicli si costruiscono vincendo. Le squadre più forti, dall'identità più spiccata, sono quelle onnivore. Quelle che vogliono vincere pure il torneo di calciotto di Tor Marancia. E la Lazio non è tra queste. Per difetti caratteriali congeniti, per scarsità di rosa e piccolezza di vedute. Un appunto da non dimenticare mai, anche per rivedere alcune nostre magre ambizioni. Questo è il discorso sulle ambizioni, ora ne apriamo un altro. 

IL BIGLIETTO VERO - Un altro promemoria: il laziale il biglietto lo deve fare per domani, non per Tirana. Ok, tutti ce la siamo vista (io no, ero molto preso dal Feyenoord) ma qui la questione è seria: chi ha visto lo Scudetto del 2001, chi ha visto gli anni in B, le lotte intestine, le fatiche, la sofferenza. Se Mou pensa che la storia della Roma sia sofferenza, non ha mai studiato la nostra. Qui il discorso è generazionale: le vecchie generazioni devono insegnare che ok la goliardia, le scaramanzie, la giusta volontà di non volerli mai felici, ma in casa nostra abbiamo veramente tante cose urgenti da chiedere, da urlare allo stadio. Non è il biglietto giusto da fare, quello per Tirana. I social non sono il posto giusto per mettersi a discutere la loro propaganda, i loro urlacci, le loro cose. Tra di noi, solo tra di noi. Imparate da chi queste cose le ha fatte, chiedetelo ai vostri vecchi e a chi ha anni di curva alle spalle. Non regalate ulteriori scampoli di godimento. Se gli piace tanto la Conference, mandiamoli a giocarla pure l'anno prossimo. Alziamoci dal divano.