Cosa succede ai ragazzi di casa Lazio? A volte, e lo dico da uno che tiene famiglia, ci si guarda un po' spaesati intorno, a casa, e si fa un po' il punto della situazione. Dal figlio che sta tutto il giorno chiuso dentro le cuffie, alla moglie un po' troppo trascurata, alla figlia che ti guarda male perché gli hai negato qualcosa (forse, ma non te lo ricordi). 

Credo che la sosta sia un momento simile. E ci sta regalando chicche varie: da un Luis Alberto totalmente impegnato a curarsi fuori dalle disponibilità dei medici della Lazio (curarsi da cosa?), a Tare che lo difende ma lo sprona, e così fa pure con Milinkovic. 

Poi arriva il bilancio, e si fanno un po' le pulci: le società di Lotito sono un po' più ricche grazie alla Lazio, ma nemmeno troppo, gli acquisti estivi sono stati tutti pagati praticamente dalla cessione di Felipe Anderson. E poi c'è una voce, interessante: Pedro Neto e Bruno Jordao ci costano un occhio della testa, e potrebbero costarci di più.

Vi ricordate chi sono? Keita va via, all'improvviso dal Braga (galassia Mendes, che guarda caso sembrava coinvolto nella cessione del senegalese, ma sicuramente sono dicerie) piombano a Roma questi due sbarbatelli giovanissimi. Costati fino ad ora più di 11 milioni, che potrebbero (forse in base alle presenze) più di 25. Apparizioni fino ad ora: stesso numero di quelle che mi sono goduto io dell'Arcangelo Gabriele. Nessuna (non sono particolarmente mistico). Ottimo, tutto ok. Sicuramente saranno dei crack, e li stiamo custodendo gelosamente, perché la fama, come la kryptonite, potrebbe pregiudicarne il delicato equilibrio, la definitiva esplosione. 
Ma qualcuno un giorno mi spiegherà, ci spiegherà a tutti, la piega strana che hanno preso i giovani in casa Lazio. Rossi stava andando in Svizzera, e questo attaccante ex Primavera ce lo siamo tenuto, hai visto mai si rompessero tutti insieme Immobile Caicedo Correa e Luis Alberto. Fa la muffa in panchina, ma dicono che l'umidità fortifichi.

Murgia e Cataldi vivono la stessa esperienza mistica. Il primo sembrava entrato nelle grazie di Inzaghi (sospetto che il gol vittoria che gli ha regalato la Supercoppa avesse un qualche peso). Il secondo non ci è mai stato, è altra generazione (tirato su in Primavera da Bollini). Però quest'anno, per loro, la strada sembra segnata: la terza età del calcio, il minutaggio minimo, il reddito di panchinanza. Stanno là, gigioneggiano, forse per gli standard italiani sono troppo giovani per vivere l'ebbrezza della Serie A. Ora è rientrato pure Berisha, che secondo me diventerà un quasi titolare. Loro diventeranno quasi comparse. 

Lasciatemelo dire, è venerdì, il sole splende a Roma, che sembra Tahiti oramai, con i suoi climi monsonici. Guardarsi intorno, fare il punto della situazione, si può pure rimandare, per carità. Il bilancio sta là, sul tavolo della stampa, a svelare e rivelare. Con questo sole, fare la muffa in panchina è quasi un peccato, pure arrabbiarsi però. Non ci arrabbiamo, però mandateli via. Mandate via i giovani, se potete. Non c'è niente di più triste di un giovane poco considerato, con tutta quella muffa attaccata addosso. Niente di più triste, niente di più italiano.