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Ok boomer, dicono in America. In maniera un po' irrispettosa, tipo a dire: ok, vecchio che hai grosse responsabilità su tutto. Un po' quello che potremmo dire guardando agli altri anni, alle speranze disattese. Ok, boomer. Affacciarsi su questo nuovo weekend di Lazio significa partire dall'assunto fondamentale che Inzaghi aveva ragione. Se ne è un po' parlato in settimana: pare che il mister abbia interrotto l'allenamento per "strigliare" la squadra. Posto che il verbo significa altro, e questa povertà di lessico calcistico è sempre abbastanza deludente, d'altro canto il significato è abbastanza chiaro. Qualcosa, nell'allenamento stesso, non stava funzionando a dovere. E Inzaghi ha fatto il suo lavoro.

Questo assunto-base ci permette di volare più alto, in tutti i sensi: la Lazio ha bisogno di qualcosa di più se vuole davvero andare in Champions (e non andarci per fare figure barbine). Principalmente credo che il compito di Inzaghi sia esaltare i pregi - e lo sta facendo benissimo - di questa squadra, e minimizzarne i difetti. E non sempre ci sta riuscendo. Anche perché poco assistito forse dalle caratteristiche di alcuni interpreti, troppi inclini ad una certa anarchia mentale. Che è un bel modo per dire che hanno delle lacune di concentrazione francamente vistose. Bravi, ma fanno gli aeroplanini di carta in area invece di marcare. 
Sarebbe carino e opportuno intervenire a gennaio regalando ad Inzaghi un difensore davvero forte e pronto: un colpo da maestro, di quelli alla Acerbi. Ma non credo che Tare sconfesserà la sua Vavromania. Il ds è una specie di sorcino del difensore che fino a poco tempo fa giocava in Danimarca, e forse ne ha ben donde. Almeno su carta, perché poi in campo quello che abbiamo visto ci fa onestamente pensar male. Di lui, e dell'operazione onerosa. Sottolineo questo per dire che forse, insistendo su alcuni interpreti, Inzaghi potrebbe farsi male: in partita, purtroppo, anche se a volte vorremmo, non si può fermare tutto e strigliare la squadra. O meglio, da casa sì, ma dubito che abbia effetti concreti, se non quelli di inasprire i rapporti con i vicini per via dei decibel. Voglio fare un breve recap di quello che serve in più, rispetto al molto che già c'è, per arrivare in Champions: 
- basta esperimenti. E basta far giocare sempre gli stessi. E le due cose non sono sinonimiali.
- Basta esperimenti sul mercato. E basta fare sempre gli stessi errori a gennaio. E le due cose sono sinonimiali, a volte.
- Basta disattenzioni. Non so quanto quest'ultimo punto sia allenabile. Spero di sì, lo spero per Inzaghi, che forse si avvia verso gli ultimi mesi biancocelesti. Lo spero per i tifosi, e per i loro vicini - meglio se di seggiolino allo stadio. Ma più che altro lo spero per i vari Vavro, Bastos e compagnia cantante. Se garantiscono un margine di errore basso, nonostante la squadra sbilanciata a volte, le coperture che saltano, probabilmente quel gap che manca alla Champions la Lazio potrà colmarlo. Altrimenti dovrà sperare che le altre facciano peggio. E di solito, quando punta sul cavallo perdente, quando punta a vivacchiare, a conservare, a mantenere, la Lazio perde.